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Martedì 30 MAGGIO 2023
Diabete. Vita da marinai per 5 giorni per imparare a gestire la malattia

Dall’11 al 15 luglio a bordo di Nave Italia, un gruppo di pazienti diabetici tipo 1 insulino dipendenti, guidato da un team medico, affronterà il mare aperto col supporto anche della telemedicina. Tonolo: “Deve cominciare a passare il messaggio che il diabete non è una malattia che limita le possibilità lavorative o ricreative: oggi possediamo device che garantiscono una somministrazione di insulina ‘intelligente’.

L’11 luglio Nave Italia, il brigantino a vela più grande del mondo, partito ad aprile dal porto di La Spezia per l’annuale campagna di solidarietà promossa dalla Fondazione Tender to Nave Italia, salperà da Cagliari per portare a bordo il progetto “Diabete in navigazione: come la tecnologia può aiutare”. Il programma dell’iniziativa è stato proposto dalle associazioni Diabete Zero ODV, che lo ha sostenuto anche finanziariamente, e JANASDIA che ha curato la parte scientifica.

“Il progetto – spiega il presidente dell’associazione Diabete Zero, Francesco Pili, a Quotidiano Sanità - prevede una collaborazione d'eccezione con il team Luna Rossa Prada Pirelli, il challenger italiano alla 37^ America’s Cup che, per l'occasione, aprirà le porte della sua base logistica cagliaritana agli imbarcati per una visita guidata e salirà a bordo del brigantino, durante la settimana di navigazione, per realizzare insieme all'equipaggio della Marina Militare un laboratorio marinaresco”.

“Dopo un’attenta selezione, terminata nel dicembre 2022 – prosegue Pili -, che ha visto il comitato scientifico della Fondazione Tender to Nave Italia impegnato nell’analizzare le domande di circa 50 associazioni, sono stati individuati i 23 equipaggi straordinari tra associazioni ed enti no profit del terzo settore provenienti da tutta Italia e una dal Sudafrica. Gli equipaggi prescelti navigheranno a bordo di Nave Italia nel corso della campagna insieme all’equipaggio della Marina Militare e dello staff scientifico della Fondazione, per sperimentare come il metodo Nave Italia influisca positivamente sul benessere di chi vive un disagio o una disabilità”.

“Ed ecco che nell’occasione – continua il responsabile dell’associazione Diabete Zero -, dall’11 al 15 luglio a bordo di Nave Italia, un gruppo di pazienti diabetici tipo 1 insulino dipendenti, eterogeneo per sesso, età e provenienza geografica, guidato da un team medico, dovrà affrontare la sfida di conciliare le tempistiche imposte dalla malattia con quelle della vita di bordo. Ciò permetterà di valutare la capacità di adattamento e di utilizzo delle tecnologie avanzate per abituare il paziente a gestire la malattia anche lontano da strutture mediche di supporto, cercando di ridurre gli ostacoli che si frappongono alla già complessa malattia del diabete. Per cinque giorni i partecipanti veleggeranno nel mare della Sardegna, impegnandosi a non “abbandonare” la nave, con l’obiettivo di imparare a gestire la patologia anche in una situazione problematica scandita dalle numerose attività di bordo”.

A supportarli sarà un team specialistico diretto dal dott. Giancarlo Tonolo, Direttore dell’Unità operativa di Diabetologia della Asl Gallura e responsabile del progetto, insieme ad altri medici e professioni sanitarie, che saranno presenti sia a bordo e sia, in collegamento telematico, dalla terraferma.

“Insieme alle equipe impegnate – spiega il dottor Tonolo al nostro giornale - valuteremo le capacità di adattamento in una condizione diversa da quella di tutti i giorni, lontano dalle strutture sanitarie e dalle farmacie, coadiuvati dalla telemedicina grazie al collegamento con operatori in grado di supportare i pazienti da terra. Deve cominciare a passare il messaggio che il diabete non è una malattia che limita le possibilità lavorative o ricreative: le insuline moderne riducono drasticamente gli episodi di ipoglicemia e oggi possediamo device che garantiscono una somministrazione “intelligente”, permettendo al paziente di dedicarsi ad attività un tempo proibite”.

“All’inizio non sarà semplice – prosegue il direttore –, ma l’obiettivo di questo progetto è proprio quello di imparare a fronteggiare gli imprevisti e districarsi fuori dalle routine. Il mare è un ottimo elemento di paragone come per il nostro corpo, bisogna imparare a conoscerlo e abituarsi a fronteggiare gli eventi esterni come il cambio di vento o le correnti, proprio come accade nella vita dei pazienti che devono affrontare una variazione della glicemia”.

“Per coloro che parteciperanno al progetto – aggiunge ancora il responsabile dell’associazione Diabete Zero Francesco Pili - è prevista anche una fase di training: nelle settimane che precedono la partenza verranno svolti incontri individuali e di gruppo sull’alimentazione, con particolare attenzione alla gestione di situazioni anomale in cui, per varie ragioni, non è possibile assumere i pasti regolarmente, condizioni frequenti nella vita di bordo. Ogni giorno verranno effettuati briefing tra i pazienti e i diabetologi finalizzati a rendere i partecipanti più consci di come il sistema opera con loro per raggiungere l’obiettivo di un buon compenso metabolico, conciliabile con qualsiasi tipo di attività, senza paura delle complicanze croniche o dell’ipoglicemia. I dati saranno trasmessi all’equipe di terra”.

“Ad occuparsi di tutta la parte scientifica che ruota attorno al paziente diabetico – sottolinea Pili -, anche nel campo psicologico e sociale, sarà l'associazione scientifica Janasdia, sempre coordinata dal dott. Giancarlo Tonolo, che affiancherà prevalentemente i quattro accompagnatori imbarcati (due diabetologi di cui uno CPE (Capo progetto dell'ente), un’infermiera ed una nutrizionista), ed i tre non imbarcati (diabetologo, psicologo ed infermiera)”.

“Per noi è un entusiasmo ed un onore poter vedere realizzato questo ambizioso progetto - conclude il presidente dell’associazione diabetica - Siamo sempre pronti ad avviare e sostenere iniziative che creino reti tra soggetti pubblici e privati: le attività di sensibilizzazione, prevenzione e cura possono essere realmente efficaci solo se realizzate in collaborazione tra istituzioni, strutture sanitarie e associazioni di pazienti”.

Elisabetta Caredda

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