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Venerdì 24 MAGGIO 2024
Gravidanza a basso rischio ostetrico. Masè (Fnopo): “Ostetrica/o può gestire in autonomia gestazione fisiologica”

"L’efficacia del modello a conduzione ostetrica è confermato anche dalla letteratura internazionale che evidenzia come laddove l’Ostetrica/o sia il professionista sanitario maggiormente presente nel percorso nascita - rendendo possibile una continuità assistenziale (territorio-ospedale/ospedale-territorio) dalle prime fasi della gravidanza al puerperio gli esiti di salute - la soddisfazione della donna/coppia siano migliori”.

“Quando la gravidanza si presenta completamente fisiologica può essere gestita in autonomia dall’Ostetrica/o. L’efficacia del modello a conduzione ostetrica è confermato anche dalla letteratura internazionale che evidenzia come laddove l’Ostetrica/o sia il professionista sanitario maggiormente presente nel percorso nascita - rendendo possibile una continuità assistenziale (territorio-ospedale/ospedale-territorio) dalle prime fasi della gravidanza al puerperio gli esiti di salute - la soddisfazione della donna/coppia siano migliori”.

È Caterina Masè, Vicepresidente della Fnopo, la Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica, a spiegare il significato e la gestione della gravidanza a basso rischio ostetrico.

Il ruolo dell’Ostetrica/o nella presa in carico autonoma della gravidanza a basso rischio si è ulteriormente rafforzato con l’emanazione delle “Linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell'appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo”.

Il Governo ha emanato tali direttive il 16 luglio 2010 allo scopo di diminuire l’alto tasso dei tagli cesarei in Italia e di riorganizzare tutto il percorso nascita sul territorio italiano. Successivamente è stato istituito un Comitato Percorso Nascita nazionale che coadiuva e supporta le Regioni nella costruzione della nuova rete dei Percorsi Nascita e nel 2017 sono state definite le Linee di indirizzo per la definizione e l’organizzazione dell’assistenza in autonomia da parte delle ostetriche alle gravidanze a basso rischio ostetrico (BRO). I

n media, nel 2020, il 31,12% dei parti è avvenuto con taglio cesareo, con notevoli differenze regionali che comunque evidenziano che in Italia vi è un ricorso eccessivo all’espletamento del parto per via chirurgica (dati Ministero della Salute). Tuttavia, i numeri attestano una diminuzione rispetto agli anni 2000 quando la percentuale di parti mediante taglio cesareo era del 33,2%. Un record storico, raggiunto nel giro di due soli decenni: nel 1980 la percentuale era dell’11,2%, nel 1996 del 27,9% (dati Iss)

“L’efficacia di questo modello promosso attraverso le ‘Linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell'appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo’ - spiega la Vicepresidente Masè - è stato dimostrato da numerosi studi scientifici. In particolare, nel 2014, il Lancet ha pubblicato una serie dedicata alla Midwifery: sono stati analizzati più di 470 revisioni sistematiche che includono migliaia di studi definiscono il contributo che le Ostetriche/i offrono in termini di qualità delle cure, alle donne e ai loro neonati in tutto il mondo. All’interno del primo articolo della Serie si offre uno strumento (Framework for Quality Maternal and Newborn Care) che identifica più di 50 indicatori di salute a breve, medio e lungo termine che potrebbero essere migliorati offrendo un’assistenza ostetrica appropriata e di qualità, riducendo così la mortalità, la morbilità materna e neonatale, le morti endouterine fetali (Mef) e i parti pretermine, evitando interventi non necessari e, cosa non di minore importanza , la soddisfazione e la positività del vissuto legato al momento del parto”.

I risultati della ricerca suggeriscono l’identificazione ed il trattamento specifico di quelle situazione patologiche che rappresentano una minoranza, garantendo l’assistenza ostetrica di routine a tutte le donne e con il coinvolgimento di altri professionisti per affrontare le deviazioni dalla fisiologia. Questo modello assistenziale promuove strategie di prevenzione e di empowerment, che rafforzino le competenze delle donne all’interno di una relazione di ‘care’ fondata sul rispetto, sulle necessità delle donne, sulla promozione dei normali processi riproduttivi e che preveda il trattamento tempestivo delle situazioni complicate e di emergenza”, aggiunge la Vicepresidente della Fnopo.

Tutti questi obiettivi vengono perseguiti proprio all’interno del Percorso Nascita. “Per Percorso Nascita s’intende l’insieme di tutte le prestazioni offerte per promuovere la salute della donna e del bambino, fornendo un’adeguata assistenza in fase periconcezionale, in gravidanza, durante travaglio e parto e, successivamente, durante l’allattamento ed il puerperio. Gli obiettivi dell’assistenza ostetrica all’interno del Percorso Nascita possono essere sintetizzati in tre punti fondamentali. Innanzitutto, garantire la presa in carico, la continuità assistenziale ospedale-territorio, l’umanizzazione della nascita e la realizzazione di reti dedicate - commenta la dottoressa Masè -. Prevedendo percorsi assistenziali differenziati e favorendo la gestione delle gravidanze a basso rischio ostetrico sul territorio così da favorire la prossimità e l’accessibilità ai servizi nonché la dimensione sociale “ di comunità” dell’evento nascita. Per fare ciò i Infine, necessaria l’adozione di strumenti condivisi di collegamento e comunicazione fra ospedale e territorio”.

Il Percorso Nascita si articola, dunque, in molteplici step, che partendo dalla fase periconcezionale, arrivano al puerperio. “Si comincia con la presa in carico dei bisogni prima della donna e della coppia e poi del neonato. Le necessità possono essere di natura clinica, assistenziale, psico-relazionale, sociale. Nelle gravidanze fisiologiche le cure non devono essere invasive. È necessario informare la donna su tutte le azioni che possono favorire la salutogenesi e il mantenimento di uno stato di salute ottimale con il minino intervento. Per il controllo del dolore durante il travaglio è raccomandato in primis l’adozione di tecniche non farmacologiche e, solo in seconda istanza, la partoanalgesia, sempre comunque nel rispetto delle scelte della donna. Ancora, è fondamentale assicurare la massima protezione di puerpera e neonato al momento della dimissione. Promuovere l’allattamento al seno e, infine, monitorare sistematicamente le condizioni di salute di mamma, bambino e - conclude la Vicepresidente Masè - dell’intero nucleo familiare”.

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