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Lunedì 25 MAGGIO 2015
Quale Fnomceo per far fronte alla crisi del medico?

Mi colpisce lo scarto che c’è tra l’evidenza innegabile della crisi dei medici e questa specie di paraplegia della Fnomceo. Ma perché ciò avviene? Cioè perché la Fnomceo non riesce ad essere il paracadute della propria professione? La mia idea è che la Fnomceo per come è stata usata nel tempo sia cambiata diventando un’altra specie di Fnomceo

Il 29 maggio la Fnomceo ha convocato il proprio consiglio nazionale che dovrà discutere di questioni fortemente sollecitate non solo da decine di ordini provinciali ma anche dai pesanti problemi che stanno snaturando la professione. Dire che la professione è in difficoltà è un eufemismo. Gli stessi medici unanimemente su questo giornale hanno ammesso che esiste addirittura una “crisi “della professione (QS 26/30 marzo 2015). Per non parlare della “questione medica” che a forza di ricordarla mi fa apparire financo noiosamente ripetitivo.
 
Nel corso degli anni tale questione si è per tante ragioni via via aggravata ma ciò nonostante essa non è bastata a unificare i medici, anzi dopo la famosa manifestazione unitaria di tre anni fa, le loro crescenti difficoltà, non solo contrattuali, li ha divisi ancora di più fino ad aggregarli in una sorta di bipolarismo sindacale. Il dibattito aspro in corso tra i medici di medicina generale dimostra e in modo inequivocabile che non basta condividere una condizione comune per essere uniti.
 
Nei confronti della questione medica vi è un ritardo storico imbarazzante con il quale Roberta Chersevani, dovrà fare i conti. I medici rischiano come genere professionale quindi con certi caratteri, di mutare, di essere trasformati piano piano in qualcosa di altro e di diverso. Il che non sarebbe catastrofico in se ma lo diventerebbe fino a diventare una grande questione sociale, se ciò fosse causa di una mutazione peggiorativa della medicina.
 
Serve da subito cioè a partire dal prossimo consiglio nazionale, una strategia protezionistica perché i fondamentali della professione sono in pericolo.
 
Il dovere di proteggere la professione spetta alla Fnomceo e su altri piani alle società scientifiche, all’università e ai sindacati. Ma la Fnomceo si mostra ancora troppo lenta e impacciata, come se non fosse consapevole che la professione è in caduta libera ma senza paracadute. Ma quale paracadute? Oggi si oscilla tra un taumaturgico atto medico   e un vero e proprio rebuilding della figura medica.
 
Mi colpisce lo scarto che c’è tra l’evidenza innegabile della crisi dei medici e questa specie di paraplegia della Fnomceo. Ma perché ciò avviene? Cioè perché la Fnomceo non riesce ad essere il paracadute della propria professione?
 
Alla fine di tanti ragionamenti, fatti anche su questo giornale, mi sono convinto che la questione in prima istanza non riguardi le persone che la dirigono e l’hanno diretta che ovviamente hanno le loro responsabilità essendo espressioni tutt’altro che neutrali di un sistema di potere e di interessi, ma riguarda il sistema ordinistico per come è diventato. La mia idea è che la Fnomceo per come è stata usata nel tempo sia cambiata diventando un’altra specie di Fnomceo.
 
Questo cambiamento senza volerlo oggi penalizza in modo a dir poco paradossale la professione perché difforme è il rapporto tra uso dell’ordine, funzione dell’ordine e necessità della professione. Sto dicendo che se l’uso fa la funzione allora l’uso che sino ad ora si è fatto della Fnomceo ne ha cambiato la funzione originaria. Oggi i medici avrebbero bisogno di un paracadute che oggettivamente non c’è e non c’è perché l’ordine non è stato pensato e organizzato come un paracadute. Allora cosa è in effetti la Fnomceo? Ontologicamente parlando essa è una anomalia: è un ente pubblico finanziato con le tasse dei medici ma controllato dai sindacati e ponte per accedere a lucrosi incarichi Enpam governato con logiche spartitorie, organizzato come un ministero ma senza esserlo, reso ancor più complesso da correnti contrapposte e da ingombranti forme di collateralismo parlamentare e governativo. Ontologicamente, per essere garbato, la Fnomceo è un sistema ad alta complessità utilitaristica.
 
Questa complessità, mentre nel tempo cresceva la crisi della professione, ha finito con il privarla paradossalmente di un livello adeguato di rappresentanza sovra utilitaristico. La professione come valore è al di sopra delle utilità. In altre parole i pompieri mentre la casa andava a fuoco si occupavano di altro, collaborando così a dare fuoco alla casa. Penso alla tante incongruità del codice deontologico, alla quiescenza nei confronti della “medicina amministrata”, ai misteri sul comma 566, alla imbarazzante proposta di riforma degli ordini, alla presa di posizione di certi sindacati medici contro l’universalismo, alla tolleranza nei confronti di tante forme di violenza organizzativa della professione e alla sordità nei confronti di coloro che in questi anni si sono sbracciati per segnalare pericoli, invitare a cambiare rotta e a mettere in piazza forme di disobbedienza deontologica.
 
Venticinque anni fa l’Arel (agenzia di ricerche e legislazione della defunta DC) pubblicava uno studio dal titolo “medici e Stato nel mondo occidentale, cultura politica e professionalità medicanel quale si dimostrava che in tutti i paesi occidentali, la crisi del medico, era certamente dovuta alle politiche per il contenimento dei costi, e ai crescenti processi di istituzionalizzazione dei medici, ma alla fine era dovuta anche alla forza o alla debolezza delle loro rappresentanze. Il confronto ad esempio tra l’american medical association, le artztekammern tedesche, i royal college inglesi, gli ordini italian, ecc. mostra chiaramente che la crisi del medico alla fine è correlabile con il tipo di adversary relationship tra rappresentanze mediche e controparti governative.
 
Nel caso americano le prassi mediche erano di fatto decise da esperti dell’american medical association ma su obiettivi federali che per ovvie ragioni non potevano essere elusi. Oggi le prassi del medico italiano sono di fatto decise dalle burocrazie regionali e aziendali ma nello stesso tempo il decadimento della professione, bisogna dirlo anche se non farà piacere alla Fnomceo, è stato favorito da una ordinistica, per continuare ad essere garbati, troppo complessa.
In attesa che al medico spuntino le ali, cioè si attrezzi per non sfracellarsi con un proprio discorso sul proprio inevitabile cambiamento professionale, penso che sia urgente dotarlo di un paracadute e che quindi la Fnomceo per quella che è, senza fare discorsi palingenetici, debba diventare il paracadute dei medici. A partire da subito...quindi dal consiglio nazionale del 29 maggio 2015.Voglio dire che prima di qualsiasi altra cosa il primo paracadute deve essere la Fnomceo. Da parte mia ho già detto cosa farei per impedire che i “principi” diventino “ranocchi” (QS 27 aprile 2015)
 
Da ultimo voglio rivelare una cosa che sanno in pochi:in qualità di esperto su invito di Amedeo Bianco past presidente della Fnomceo ho fatto parte di un gruppo di studio sui problemi della professione medica. Poi mi sono dimesso con una lettera alla quale speravo seguisse una risposta, cioè un chiarimento, che però non è mai venuto. Mi sono dimesso perché nei confronti dei problemi che vedevo crescere nella professione e nell’ordine, mi sentivo fuori posto cioè sentivo che non era in quella commissione che potevo dare una mano alla Fnomceo.
 
Da allora ad oggi, come ha detto qualcuno ho fatto “l’amico severo”, il lavoro di analisi sulla questione medica e sugli ordini si è infittito, ampliato, spesso assumendo toni critici, provocatori, avanzando proposte dietro proposte, ed ora piano piano...daje e daje... sta come crescendo anche se lentamente una consapevolezza nuova. Se “l’amico severo” ha contribuito in qualche modo alla costruzione di questa consapevolezza allora ritengo che le mie dimissioni siano state davvero un autentico gesto di amicizia di cui rivendico con forza il valore e del quale vorrei che la Fnomceo, nonostante la sua complessità, ne fosse consapevole.
 
Da parte mia non mi stancherò di battermi per una certa idea di medico e di medicina pubblica anche se quello che scrivo mi procura antipatie, diffidenze, rimozioni e, dai convegni che vedo in giro, anche imbarazzanti esclusioni dalla discussione, ma credo, con tutto me stesso, che proteggere i valori del medico come dell’infermiere e di tutte le nostre professioni sia come difendere un patrimonio di civiltà senza il quale i nostri malati soffrirebbero più della loro malattia.
 
Per me i problemi dell’autonomia si risolvono con l’autonomia e con robuste mobilitazioni di pensiero e di uomini, auguro alla Fnomceo di ritrovare la sua unità interna. 
 
Ivan Cavicchi

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