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Martedì 15 MARZO 2016
Tumore al seno. Terapia anti-HER2 prima dell’intervento aiuta a “personalizzare” i trattamenti

L'associazione di lapatinib e trastuzumab potrebbe rendere inutile la chemioterapia o l'intervento chirurgico di asportazione del tumore al seno. Lo dimostrano i risultati del trial clinico EPHOS-B, presentato nei giorni scorsi all’European Breast Cancer Conference di Amsterdam.

(Reuters Health) – Nelle donne con tumore al seno HER2 positivo, la terapia combinata di lapatinib e trastuzumab (rispettivamente un inibitore tirosinchinasico e un anticorpo monoclonale anti-HER2), prima dell’intervento di asportazione del tumore, potrebbe aiutare a personalizzare i trattamenti. Lo ha dimostrato il trial clinico EPHOS-B, secondo il quale hanno beneficiato di questo trattamento un quarto delle donne trattate con i due farmaci prima dell’intervento chirurgico o della chemioterapia. Nelle pazienti, infatti, c’è stata la riduzione o la scomparsa della massa tumorale dopo 11 giorni di trattamento.
 
Lo studio
I risultati dello studio sono stati presentati durante la decima conferenza europea sul tumore al seno, che si è tenuta ad Amsterdam dal 9 all’11 marzo. “I dati raccolti nel trial EPHOS-B sono incoraggianti perché il trattamento combinato con lapatinib e trastuzumab potrebbe evitare alle donne di andare incontro a mastectomia o a chemioterapia, ma i risultati richiedono ulteriori sperimentazioni”, ha dichiarato Nigel Bundred dell’Università di Manchester e dell’University Hospital of South Manchester NHS Foundation Trust, autore dello studio.

In realtà, secondo gli autori, non è ancora chiaro quale sia il miglior modo di trattare il tumore alla mammella HER2 positivo. “Il tempo che intercorre tra la diagnosi e la chirurgia dà però l’opportunità di valutare gli effetti dei farmaci biologici nelle donne che non sono ancora state trattate”. EPHOS-B è stato disegnato per valutare l’effetto di 10-12 giorni di terapia con farmaci anti-HER2, somministrati prima dell’intervento, sulla proliferazione e l’apoptosi cellulare in 257 donne con tumore alla mammella HER2 positivo operabile e diagnosticato da poco tempo. La sperimentazione si è svolta in due parti. Nella prima fase, 130 pazienti sono state assegnate, in modo casuale, a tre gruppi: in uno le donne venivano trattate con trastuzumab da solo (6mg/kg il giorno uno e otto prima dell’intervento), nel secondo con lapatinib da solo (1500 mg al giorno), mentre le donne del terzo gruppo non ricevevano alcun trattamento prima di sottoporsi a chemioterapia o a intervento chirurgico. Tuttavia, dal momento che altri trials stavano dimostrando l’efficacia della terapia a base della combinazione dei due farmaci anti-HER2, la sperimentazione è stata successivamente modificata e le 127 donne coinvolte in seguito, sono state divise tra il gruppo di controllo, che non riceveva trattamenti, il gruppo che assumeva solo trastuzumab o il gruppo al quale veniva somministrata la combinazione dei due farmaci, con lapatinib alla dose di 1000 mg al giorno.

I risultati
I risultati della seconda parte del trial clinico, riportati alla conferenza europea, hanno mostrato che tra le donne che ricevevano la combinazione dei due farmaci, l’11% dava una risposta patologica completa e il 17% aveva una malattia residua minima. Tra le donne che invece erano state trattate solo con l’anticorpo monoclonale, appena l’1% aveva dato una risposta completa e solo il 2% mostrava una malattia residua minima, mentre nessuna di queste due risposte ci sarebbe stata tra le donne del gruppo di controllo.

“L’effetto positivo sulla regressione del tumore che si avrebbe colpendo contemporaneamente, con un doppio target, la neoplasia è stato già visto in un raro tumore stromale gastrointestinale e l’identificazione di altri percorsi critici in altri tipi di cancro potrebbe portare effetti simili in altre forme, anche più comuni, di tumore - ha dichiarato Bundred -. L’attuale pratica clinica è cambiata, del momento che test diagnostici su HER2 possono essere eseguiti sul tessuto prelevato con la biopsia, piuttosto che su quello prelevato nel corso di un intervento chirurgico, velocizzando l’inizio della terapia anti-HER2. Tuttavia, i risultati della sperimentazione EPHOS-B richiedono ulteriori conferme con trial futuri prima che si possa cambiare la pratica clinica”, ha concluso.

In una dichiarazione durante la conferenza, Fatima Cardoso, direttore della Brest Unit al Champalimaud Clinical Centre di Lisbona ha spiegato che “i risultati di questo importante trial confermano precedenti suggerimenti sul fatto che alcune donne possono essere trattate con la combinazione dei due agenti anti-HER2 senza chemioterapia. Questo studio propone un modo semplice per identificare le pazienti che potrebbero trarre beneficio da questa terapia in modo molto precoce, risparmiando loro la chemioterapia. Quello che però è ora necessario è capire se queste risposte si traducono in un allungamento dei tempi di sopravvivenza”.

Fonte: European Breast Cancer Conference, 2016

Megan Brooks

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

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