quotidianosanità.it

stampa | chiudi


Martedì 25 LUGLIO 2017
Studio Usa. Riduzione del 5% vaccinazioni potrebbe triplicare le infezioni di morbillo

Uno studio americano ha calcolato quanto costerebbe, in termini di diffusione della malattia e costi sanitari, un calo delle vaccinazioni. Oggi circa il 93% dei bambini di età compresa tra i 2 e gli 11 anni viene vaccinato contro il morbillo. Se questo tasso scendesse all'88% potrebbe causare 150 casi di morbillo in più l'anno e costare 2,1 milioni di dollari

(Reuters Health) – Un calo del 5% delle vaccinazioni contro il morbillo potrebbe triplicare il numero di bambini che vengono infettati dal virus, almeno negli Usa. È quanto ipotizza uno studio pubblicato su JAMA Pediatrics, condotto da Nathan Lo, della Stanford University, in California, e da Peter Hotez, del Baylor College of Medicine di Houston.

Lo studio
Secondo i ricercatori, negli Stati Uniti circa il 93% dei bambini di età compresa tra i due e gli 11 anni viene vaccinato contro il morbillo. Se questo tasso però scendesse all'88% potrebbe causare 150 casi di morbillo in più l'anno e costare 2,1 milioni di dollari, secondo le stime dei ricercatori. Il calcolo comprende non solo i costi medici diretti, ma anche quelli legati alla quarantena e al fatto che si tratta di una malattia altamente contagiosa.

Ma Lo e Hotez hanno anche spiegato che i numeri sarebbero stati molto più grandi se lo studio avesse incluso neonati, adolescenti e adulti. I neonati, per esempio, non possono essere vaccinati e sono particolarmente vulnerabili, soprattutto se i fratelli maggiori non sono a loro volta vaccinati.“Dato che sempre più genitori scelgono di non vaccinare i loro figli abbiamo voluto capire l'effetto della riduzione delle vaccinazioni sui casi di morbillo generali - spiega Lo - Abbiamo così scoperto che i leggeri cali della copertura possono ridurre l'effetto gregge e provocare epidemie più frequenti e gravi di morbillo”.

I commenti
Secondo George Rutherford, capo del dipartimento di epidemiologia delle malattie infettive all'Università della California di San Francisco, ha spiegato che poche persone devono evitare la vaccinazione per motivi medici. Tra queste ci sono le donne in gravidanza, i pazienti immunodepressi o affetti da patologie come il cancro o l'AIDS e le persone che hanno avuto reazioni allergiche gravi quando sono state vaccinate in passato. Anche una leggera diminuzione nei tassi di vaccinazione potrebbe mettere a rischio queste persone, ha concluso l'esperto. Ma lo studio dovrebbe essere fatto anche per singola regione e contea.

Secondo Maimuna Majumder, del Massachusettes Institute of Technology di Cambridge, che ha citato un recente studio californiano che avrebbe trovato tassi di vaccinazione in alcune zone della regione fino al 70% contro una media nazionale del 90%, è importante fare analisi più particolareggiate sulle diverse zone.

Fonte: JAMA Pediatrics

Lisa Rapaport

(Versione italiana Quotidiano Sanità/ Popular Science)

© RIPRODUZIONE RISERVATA