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Giovedì 19 APRILE 2018
Lazio. Servizio sanitario più giusto: in tre anni ridotte le diseguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari

Nel 2012 il 44% dei laureati che avevano subito un infarto era stato trattato tempestivamente con un’angioplastica primaria, mentre la percentuale scendeva al 24% delle persone con basso titolo di studio. Nel 2015 in entrambi i gruppi la percentuale è del 44%.D’Amato: “È compito di un servizio sanitario universalistico ridurre tali disuguaglianze”

In soli tre anni - tra il 2012 e il 2015 - il servizio sanitario del Lazio è profondamente migliorato riducendo (e in alcuni casi) azzerando l’impatto delle differenze socio-economiche sull’accesso ai servizi sanitari.
 

È quanto emerge da uno studio condotto da ricercatori del dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale della Regione Lazio e pubblicato sulla rivista PLoS One.
 
Le disuguaglianze di salute tra gruppi di persone che hanno un diverso status socio-economico costituiscono una delle principali sfide per la salute pubblica. E’ un tema sempre più dibattuto, anche perché negli ultimi anni si sono moltiplicate le ricerche sugli effetti della crisi economica sofferta da molte regioni – soprattutto europee – sul benessere fisico ed emotivo delle popolazioni.
 
Tra i dati rilevati dal programma di valutazione degli esiti della Regione Lazio (P.Re.Val.E.) vi sono, oltre a indicatori di indicatori delle performance ospedaliere, informazioni relative alla variazione nell'accesso a un'assistenza sanitaria efficace nei diversi gruppi di popolazione della Regione Lazio. Ciò ha consentito di aiutare l’impatto di una nuova strategia messa in atto nel 2013 che ha assegnato alle direzioni generali delle strutture ospedaliere alcuni obiettivi specifici basati sulla valutazione delle prestazioni.
 
I dati mostrano che nel 2015 il 44,6% dei pazienti con STEMI è stato tempestivamente trattato con angioplastica coronarica, il 54,4% dei pazienti con fratture del femore è stato sottoposto a intervento chirurgico entro 2 giorni e il 27,7% di donne che non avessero avuto in precedenza un parto cesareo ha fatto ricorso a questo intervento.
 

Tre anni prima, nel 2012, le proporzioni corrispondenti erano del 27,8%, 31,3% e 31,5%, rispettivamente e con grandi differenze per livello di istruzione.
 

Nel 2012 il 48% delle persone con frattura del femore laureate era già operato entro due giorni rispetto al 25% delle persone con licenza elementare o nessun titolo di studio, mentre nel 2015 le rispettive proporzioni sono 67% e 50%, quindi con un differenziale ancora presente, ma dimezzato.
 

Per quanto riguarda le persone con STEMI, il 44% dei laureati avevano accesso all’angioplastica primaria già nel 2012 e tale è rimasto anche nel 2015, mentre solo il 24% delle persone con basso titolo di studio era sottoposto ad angioplastica primaria nel 2012, passando al 44% nel 2015, senza quindi più differenza per titolo di studio. Anche il differenziale di accesso al taglio cesareo si è ridotto nel periodo in studio.
 

“Lo studio dimostra che le azioni mirate a migliorare l’accesso alle cure efficaci hanno anche un effetto indiretto sulla riduzione delle disuguaglianze di salute. E si conferma l’importanza di una stretta relazione tra la buona attività di ricerca e il miglioramento dei servizi offerti ai cittadini”, ha detto Marina Davoli, direttore del Dipartimento di Epidemiologia del Servizio sanitario della Regione Lazio.
 

“Valutare la performance dell’assistenza sanitaria è un aspetto centrale della governance virtuosa del sistema. Considerato che le persone culturalmente e socialmente svantaggiate sono più esposte ai fattori di rischio per la salute, un servizio sanitario universalistico ha un ruolo importante nel ridurre tali disuguaglianze”, ha aggiunto Alessio D’Amato, assessore alla Sanità e all’integrazione socio-sanitaria della Regione Lazio. 

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