quotidianosanità.it

stampa | chiudi


Venerdì 08 GIUGNO 2018
Odontoiatria pubblica. La politica batta un colpo



Gentile Direttore,
i tecnici li chiamano determinanti della salute, sono quei fattori che influenzano lo stato di salute di un individuo e, più estesamente, di una comunità. Per il 40-50% sono rappresentati da fattori socio-economici e stili di vita: la posizione sociale, il livello di istruzione, il reddito, il genere, il contesto comunitario e di welfare.
 
Recentemente il Censis, ha presentato il “Rapporto Censis-Rbm Assicurazione Salute” sulla sanità pubblica, privata e intermediata, nel corso del Welfare Day 2018 lo scorso 6 giugno e precedentemente il Rapporto Censis-ANDI nel corso del VII Workshop di Economia in Odontoiatria, lo scorso 12 maggio.
 
Il Rapporto Censis-Rbm conferma che la spesa sanitaria privata pesa di più sui budget delle famiglie più deboli. In sintesi: meno guadagni, più devi trovare soldi aggiuntivi al reddito per pagare la sanità di cui hai bisogno.
 
Per curarsi gli italiani spendono in un anno 40 miliardi di euro di tasca propria 8 dei quali per acquistare prestazioni odontoiatriche. Il 40% degli italiani spende in un anno 8 miliardi di euro sostanzialmente dal proprio dentista dato che oltre il 95% delle cure è erogato dall’odontoiatria privata. Se i numeri non sono un’opinione significa che solo il 50% degli italiani si sottopone a cure odontoiatriche comunque a proprie spese.
 
Questo dato, già di per sé allarmante, è ulteriormente aggravato da quanto comunicato nel corso del VII Workshop di Economia in Odontoiatria, e inserito nel citato Rapporto Censis-ANDI: “… a recarsi di più dal dentista sono le persone benestanti rispetto ai non abbienti e i laureati più delle persone con livelli di studio inferiori. Sul fronte della prevenzione: “si stima che il 70% di bambini tra i 6 e 14 anni che nel corso dell’anno non hanno fatto una sola visita di controllo ai denti”.
 
Pareri e consigli per affrontare il problema dell’accesso alle cure odontoiatriche sono stati espressi da rappresentanti politici, ordinistici (Commissione Albo Odontoiatri CAO) e dei professionisti
(Andi Aio, Collegio dei Docenti): considerazione comune è che l’odontoiatria pubblica è la “cenerentola” del Servizio Sanitario Nazionale.
 
Per quanto riguarda la “politica“ come non condividere il parere espresso recentemente da Norberto Maccagno: “… ma di politici sulla barricate per chiedere una odontoiatria pubblica che realmente aiuti chi non riesce a rivolgersi ad un dentista privato non ne abbiamo mai visti …”.
 
A livello ordinistico il ruolo istituzionale e il livello sindacale, in passato, spesso si sono sovrapposti: questo non ha contribuito allo sviluppo di un serio ed efficace dibattito tra tutte le componenti odontoiatriche, pubbliche e private, teoricamente rappresentate indistintamente dalla CAO stessa.
 
In questa confusione di ruoli, i più coerenti, e se vogliamo legittimati, sono i rappresentanti sindacali degli odontoiatri che propongono soluzioni quali la detraibilità delle spese odontoiatriche, la lotta all’abusivismo, la regolamentazione nelle attività delle Società commerciali, la creazione di Fondi sanitari ed integrativi che probabilmente poco inciderebbero per un reale miglioramento all’accesso diffuso alle cure.
 
Sono forse soluzioni più orientate alla salvaguardia degli odontoiatri che dei cittadini considerato che gli effetti depressivi sulla produzione del reddito, legati alla recessione dell’economia e alla lentezza nella ripresa produttiva del paese, fanno sì che venga meno la capacità di spesa delle famiglie, rendendo inutile la detraibilità delle spese odontoiatriche o, addirittura, essendo impossibile l’accesso ai fondi sanitari integrativi per mancanza di un lavoro.
 
Volendo introdurre una nota di ottimismo è utile ricordare che spesso le crisi economiche creano le condizioni sociali e politiche necessarie per intraprendere politiche di contrasto delle disuguaglianze più facilmente di quanto sarebbe praticabile in circostanze normali.
 
La salute orale è percepita come uno dei beni di maggiore importanza per tutti i cittadini (8 miliardi, un terzo della spesa privata annuale), ma in questi anni non è mai stata al centro dell'agenda politica e forse non è considerata dai cittadini stessi un diritto esigibile.
 
Il nuovo Ministro della Salute Giulia Grillo ha rilanciato il tema dei Livelli essenziali di assistenza.
 
Il nuovo Presidente della CAO nazionale Raffaele Iandolo ritiene che “… una assistenza pubblica a macchia di leopardo non permette oggi ai cittadini socialmente deboli ed ai giovani in età evolutiva di soddisfare i propri bisogni di salute orale. Fin da subito proporremo al neo Ministro soluzioni percorribili per invertire questa tendenza cercando di costruire un modello sostenibile ed efficace …”.
 
D’altro canto i dati epidemiologici e le evidenze scientifiche indicano chiaramente quali dovrebbero essere le azioni per un approccio universalistico alla tutela della salute orale.
 
Si tratterebbe “solo” di superare la fase di enunciazione di “principi”, talvolta oggetto teorico di linee guida, traducendo il livello speculativo del “pensare” in piani operativi di prevenzione e assistenza: il “fare”. Garantire i livelli essenziali di assistenza definendo regole comuni su tutto il territorio nazionale, anche per quel che riguarda gli aspetti organizzativi, è senz’altro un obiettivo da perseguire in un contesto di serio impegno istituzionale.
 
L’Associazione Nazionale Primari Ospedalieri (ANPO) attraverso il proprio Collegio Italiano dei Primari Ospedalieri di Odontoiatria, Odontostomatologia e Chirurgia Maxillo-Facciale ha ritenuto di indicare tre obiettivi prioritari per l'agenda politica del prossimo Parlamento:
1. rimuovere il requisito della specializzazione per favorire l'incremento delle piante organiche delle strutture odontoiatriche pubbliche attraverso l’assunzione di dirigenti odontoiatri;
 
2. individuare le modalità organizzative minime essenziali obbligatorie - modello, strutture, operatori - in coerenza con Linee guida nazionali per la promozione della salute orale e la prevenzione delle patologie orali in età evolutiva iniziando dall’incentivare l’assunzione di igienisti dentali, operatori formati e qualificati per lo sviluppo della prevenzione in età evolutiva;
 
3. impegnare la Conferenza permanente per i rapporti tra Stato, Regioni e Province autonome a individuare le modalità tecniche per il continuo monitoraggio dell'applicazione del dispositivo normativo, nei contesti territoriali, e per la verifica degli effetti prodotti.
 
 
L’inserimento all’interno del Gruppo Tecnico sull’Odontoiatria - strumento a disposizione del Ministero della Salute per l'elaborazione di indicazioni, pareri e linee guida specifiche su temi odontoiatrici - di due rappresentanti dell’ANPO quali referenti per l’Odontoiatria di Comunità, sottolinea come la questione dell’odontoiatria pubblica ed il ruolo del SSN in campo odontoiatrico, sia un ambito sul quale il prossimo Governo dovrà dare risposte come confermato dalle recenti affermazioni del nuovo Ministro.
È necessario porre attenzione sul fatto che l’Odontoiatria di Comunità (odontoiatria pubblica) non deve essere confusa, come spesso avviene, con l’odontoiatria sociale.
 
Infatti l’odontoiatria di comunità si rivolge, più estesamente, alle comunità degli aventi diritto individuate sulla base dei LEA odontoiatrici: - con programmi di prevenzione primaria e secondaria rivolti a bambini e ragazzi (età evolutiva), - con interventi assistenziali rivolti ai pazienti fragili per problematiche di salute (vulnerabilità sanitaria), - con interventi assistenziali rivolti ai pazienti fragili per emarginazione, povertà, difficoltà economiche (vulnerabilità sociale).
 
Forse sono mature le condizioni per essere colto l’appello di Laura Strohmenger, Coordinatrice del Centro di epidemiologia orale e odontoiatria di comunità dell'Organizzazione mondiale della Sanità che, nel marzo del 2016, rivolgendosi al Ministro Lorenzin così si esprimeva:
“Viviamo in un Paese che non solo non investe in odontoiatria pubblica, ma non investe nemmeno in odontoiatria preventiva. Un capitolo negletto da decenni", uno "scandalo" di fronte al quale "l'unico modo per chiedere scusa ai cittadini sarebbe quello di lanciare un percorso di prevenzione obbligatorio e gratuito: nei reparti nascita, nelle scuole dell'infanzia, coinvolgendo i medici, i pediatri e gli odontoiatri del servizio sanitario pubblico".
 
Fulvio Campolongo
Componente del Gruppo Tecnico sull’Odontoiatria del Ministero della Salute
Segretario nazionale del Collegio dei Primari Ospedalieri di Odontoiatria, Odontostomatologia e Chirurgia Maxillo Facciale (ANPO)
Direttore dell’Unità Operativa di Chirurgia Maxillo Facciale e Odontostomatologia dell’Ospedale di Trento

© RIPRODUZIONE RISERVATA