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Martedì 14 APRILE 2020
Coronavirus. Attivare o no il Mes? In ballo 35/37 mld per la sanità. E il Governo si ‘spacca’ tra il sì di Iv, i dubbi del Pd e il rifiuto del M5S

Il segretario dem Zingaretti stasera apre alla possibilità di attivare il Mes senza condizionalità, smentendo le posizioni di ministro e viceministro all'Economia. Renzi sulla sua Enews apre senza tentennamenti spiegando che "va usato di corsa, piaccia o non piaccia ai populisti di maggioranza e opposizione". Mentre il M5S resta inamovibile sul suo "no" a causa delle "rigide regole" che questo farebbe scattare una volta finita l'emergenza. Al premier Conte il difficile compito di trovare un punto di equilibrio.

È spaccatura interna alla maggioranza sull'attivazione del Mes, il controverso meccanismo del Fondo Salva Stati, e questo anche nella versione scaturita dall'accordo in sede Ecofin che prevede una sua utilizzazione senza vincoli (e quindi senza lo spauracchio della triade stile Grecia) per spese sanitarie legate all'emergenza Covid. Una possibilità che per l'Italia si tradurrebbe in una cifra tra i 35 e i 37 miliardi da utilizzare per il settore sanitario.
 
La divisione non riguarda solo gli equilibri di maggioranza ma anche quelli interno allo stesso Pd. Nel tentativo di trovare alcuni punti fermi sulla questione in serata il segretario Nicola Zingaretti ha dichiarato: "Se esisterà la possibilità, senza condizionalità e rispettando la sovranità italiana, di avere dei miliardi a sostegno della sanità, se ci saranno queste condizioni, io credo che dovremo prendere queste risorse: ci servono per gli ospedali e la sanità".
 
Dichiarazioni controbilanciate da quanto sostenuto nelle ultime 24 ore, prima dal ministro all'Economia Roberto Gualtieri, e dal viceministro all'Economia Antonio Misiani, che avevano così chiuso le porte al Mes: "Non lo utilizzeremo, però utilizzeremo il programma per la cassa integrazione europea, utilizzeremo i 200 miliardi del Bei e le altre possibilità che le istituzioni europee hanno deciso in queste settimane".
 
Sulla linea di apertura del segretario Zingaretti c'è anche il capogruppo Pd a Palazzo Madama Andrea Marcucci: "Andiamoci piano con le conclusioni, la maggioranza e il governo sono uniti sull'esigenza di partire subito e in modo netto con il Recovery Fund, come chiedono altri 11 Paesi con l'Italia. Il consiglio europeo del 23 aprile dovrà stabilire in modo netto la dotazione concreta di questo fondo".
 
A questi si aggiunge anche il capogruppo dem a Montecitorio Graziano Delrio che ha invitato a utilizzare contro il coronavirus tutti gli strumenti senza condizionalità: "In questo momento siamo impegnati per il raggiungimento dell'obiettivo principale che è il fondo di rinascita europeo, il Recovery Fund. Si sta trattando e l'obiettivo è quello di ottenere, come ha spiegato efficacemente oggi Gentiloni, il successo definitivo dei bond europei. Anch'io credo che tutti gli strumenti a disposizione, se sono senza condizionalità, debbano essere usati. Magari in futuro se non servono subito".
 
Per Italia Viva, invece, pochi dubbi. La posizione di totale apertura è confermata così da Matteo Renzi: "I sovranisti vogliono far credere che sia sempre colpa dell'Europa. Su tutto. Ma l'Europa sta dando una grande mano all'Italia. Se non ci fosse stata la Bce, oggi saremmo già falliti. E il Mes senza condizionalità va usato di corsa, piaccia o non piaccia ai populisti di maggioranza e opposizione. E vedrete che l'Italia userà tutto: Bce, Mes, Sure, Recovery Fund. Tutto", scrive nella sua Enews.
 
Di contro, anche il M5S sembra inamovibile con il suo "no" ad ogni possibile ipotesi di attivazione del Mes. Il timore dei pentastellati è che, una volta attivato il ricorso al Fondo salva Stati, finita l'emergenza, inizierebbero i guai per il nostro Paese a causa delle "rigide regole" che questo farebbe automaticamente scattare.
 
L'ultima parola spetterà al presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il premier, nell'ultima conferenza stampa, aveva spiegato nuovamente la sua contrarietà al Mes ritenendolo uno strumento "inadeguato" per fronteggiare l'attuale emergenza, e auspicando il ricorso agli eurobond. Starà a lui ora il difficile compito di trovare un punto di equilibrio. 

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