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Giovedì 04 GIUGNO 2020
Intramoenia e sanità privata in Lombardia



Gentile Direttore,
la possibilità, prevista per legge, di svolgere da parte dei medici pubblici attività privata nelle strutture pubbliche (cd. Intramoenia) in regime di libera professione va riformata e rimodulata a fronte della sospensione delle attività ambulatoriali avvenuta durante l’emergenza Covid.19.

Nell’ottica di riformare il sistema sanitario lombardo, al fine di renderlo più funzionale alle necessità dei cittadini, bisogna rimettere in discussione tutti i pilastri su cui è fondata la Legge 23. Uno degli aspetti critici, soprattutto per le tasche dei cittadini, è la possibilità prevista dalla Regione di svolgere attività privata nelle strutture pubbliche senza alcun controllo e senza una strategia per risolvere il problema delle liste d’attesa.

Più volte abbiamo contestato l’applicazione dell’attività intramuraria, anche a fronte dei rilievi dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac) che con il suo Piano Nazionale Anticorruzione ha rilevato che “L’attività libero professionale, specie con riferimento alle connessioni con il sistema di gestione delle liste d’attesa e alla trasparenza delle procedure di gestione delle prenotazioni e di identificazione dei livelli di priorità delle prestazioni, può rappresentare un’area di rischio di comportamenti opportunistici che possono favorire posizioni di privilegio e/o di di profitti indebiti a svantaggio dei cittadini e con ripercussioni anche dal punto di vista economico e della percezione della qualità del servizio”.

Seppur chiari i motivi che spingono le direzioni generali a prevedere la possibilità per i medici di svolgere attività private in spazi pubblici, persino l’Ente Nazionale di previdenza e assistenza dei medici (Enpam) si pone in una posizione molto chiara rispetto l’attività intramuraria definendola “un vero e proprio nemico nella guerra alle liste d’attesa e paventando il rischio di “aumento delle disparità di trattamento nell’erogazione del diritto alla salute”, quindi al netto dei propositi iniziali, di Formigoniana memoria, sulla libertà dei cittadini di poter scegliere di curarsi privatamente, è ufficiale l’impoverimento delle potenzialità del sistema.

In tutto questo Regione Lombardia, ancora una volta, ha voluto eccellere nella sua strategia di privatizzazione dei servizi sanitari ed ha consentito anche la possibilità di effettuare l’intramoenia allargata cioè attività privata svolta in centri privati al di fuori delle mura ospedaliere, possibilità che doveva essere transitoria per “arginare il problema delle liste d’attesa” ma che con un emendamento del consigliere Invernizzi (Forza Italia), durante la discussione della riforma della L.23, è stata resa di fatto permanente togliendo il limite di 5 anni e quindi il carattere sperimentale della norma.

Anche a fronte dell’emergenza Covid Regione Lombardia non ha ancora reso pubblica l’eventuale strategia per la riduzione delle liste d’attesa e per il recupero delle attività ordinarie che hanno subito mesi di sospensione ma, al contempo, ha previsto fin da subito la riattivazione dell’intramoenia spingendo, di fatto, i cittadini a pagarsi, se possono, le prestazioni.

L’intramoenia è stata pensata per poter dare una possibilità al cittadino, dicevano, cercando di vendere il grande modello Lombardo che cura migliaia di poveri cittadini Italiani che hanno avuto la sfortuna di vivere in regioni in cui nessuno ha pensato alla privatizzazione del sistema, e degli affari, come strategia di cura.

Peccato che, per i Lombardi, il sistema non abbia funzionato e se già prima dell’emergenza il divario tra tempi di attesa delle prestazioni a pagamento e quello con ticket era allarmante adesso diventa un problema da risolvere al più presto, è necessario fare chiarezza poiché molto spesso l’intramoenia è proposto dai professionisti come “salta fila”, e sempre più cittadini lamentano il fatto che per aver “diritto” ad un intervento o a prestazioni specialistiche sono “invitati” a  fare la visita “privata” con il medico di riferimento.

Questa pratica oltre ad essere eticamente vergognosa è illecita, anche se è entrata ormai nelle “consuetudini” sanitarie di Regione Lombardia.
Senza alcuna vigilanza da parte di Regione e della Direzione Welfare, si alimentano situazioni in cui chi ha la possibilità paga “l’obolo” della visita privata per saltare le code ed avere “diritto prioritario” ad un intervento o ad altre prestazioni, cosa che già era inaccettabile nell’ordinario ma che a fronte della sospensione delle attività ambulatoriali diventa un problema ancora più grande che deve essere gestito con una strategia chiara e trasparente.

Oggi la sanità pubblica deve ritornare al centro delle politiche regionali, soprattutto per recuperare le prestazioni ambulatoriali che sono state rimandate a causa del Covid-19, ma questo sarà possibile solo se il servizio pubblico sarà messo nelle stesse condizioni del Privato, dividendo in maniere equa e sostenibile le varie prestazioni – in base al Drg- ed eliminando totalmente la possibilità per i privati di scegliere di fare solo le prestazioni, per loro, più convenienti.

Regione Lombardia ha tutti gli strumenti utili e le strutture necessarie per gestire al meglio il post-emergenza, è necessario però avere innanzitutto la volontà di far funzionare i servizi pubblici ed   una strategia chiara e trasparente.
In questa fase la priorità deve essere il “recupero” delle prestazioni ambulatoriali che sono state rimandate per i mesi dell’emergenza, e più che permettere ai medici di offrire prestazioni private, utilizzando le strutture pubbliche, andrebbero previste aperture straordinarie degli ambulatori, un piano di assunzioni e un monitoraggio delle liste d’attesa.

Ovviamente le strutture private hanno già una risposta pronta, hanno già organizzato percorsi covid e non-covid, prolungato l’orario degli ambulatori, e previsto modalità di gestione delle prenotazioni e dei pagamenti con piattaforme online… è una guerra impari, l’assessore Gallera dovrebbe proporre un piano shock per la sanità pubblica invece l’unico shock lo hanno i cittadini che provano a prenotare le prestazioni sanitarie, spesso dirottati verso gli efficienti “privati”.

Chissà se nei prossimi mesi dovremo contare le vittime da post Coronavirus che non sono riusciti a curarsi.

Gregorio Mammì
Consigliere regionale M5S e membro della commissione Sanità Regione Lombardia

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