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Martedì 15 DICEMBRE 2020
Reti oncologiche. Aiom e Federanziani: “Sono solo 10, vanno attivate ed implementate in tutta la penisola”

Ancora troppe disparita: una struttura oncologica su tre non offre l’assistenza domiciliare. Il Presidente Giordano Beretta: “Sono imprescindibili anche perché garantiscono l’integrazione ospedale-territorio fondamentale per proseguire con le cure ai malati di cancro in questo difficile momento”. Al via un tour in tutte le Regioni.

“In Italia sono attive 369 strutture oncologiche che garantiscono all’assistenza a oltre 3 milioni di pazienti. Tuttavia sono solo 10 le Reti Oncologiche Regionali: Piemonte e Valle d’Aosta, Lombardia, Toscana, Veneto, Emilia-Romagna, Liguria, Umbria, Puglia, Campania e Sicilia. E non tutte operanti ai massimi livelli. Vanno implementate e rese operative a pieno regime quanto prima sull’intero territorio nazionale. Solo così si potranno migliorare gli accessi ai servizi da parte dei malati e al tempo stesso affrontare le innumerevoli emergenze legate al Covid19. Al momento si registrano ancora troppe disparità. Il 32% delle strutture oncologiche, per esempio, non fornisce l’assistenza domiciliare oncologica che invece è fondamentale proprio durante questa pandemia”. E’ questo l’appello lanciato oggi dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) che annuncia la partenza di un nuovo tour nazionale realizzato in collaborazione con Senior Italia FederAnziani in una conferenza stampa virtuale cui hanno partecipato Pierpaolo Sileri (Vice Ministro della salute), Fabio Massimo Castaldo (Vicepresidente del Parlamento Europeo), Luca Coletto (Assessore alla Salute della Regione Umbria). In tutte e 20 le Regioni saranno organizzati incontri formali cui parteciperanno gli assessori regionali alla salute, rappresentanti dei clinici e dei pazienti.
 
“Vogliamo ribadire ai nostri interlocutori istituzionali e amministrativi come l’attivazione delle Reti non sia più rinviabile - afferma il prof. Giordano Beretta, Presidente Nazionale AIOM -. E’ quanto sosteniamo da anni come Società Scientifica e le difficili esperienze maturate nell’ultimo anno ci stanno dando ragione. Solo con una sempre maggiore integrazione tra i diversi centri oncologici, fra ospedale e territorio potremo garantire in modo davvero adeguato l’assistenza e le cure. Questa può essere assicurata anche da una Rete Oncologica Regionale efficiente e ben organizzata che sia in grado di spostare sul territorio, o a domicilio, alcune prestazioni. I nostri ospedali sono ancora sottoposti ad uno stress test importante a causa dell’alto numero di contagi da Covid. Non sappiamo come si evolverà la curva epidemiologica e comunque abbiamo una grossa mole di lavoro arretrato da smaltire. Nelle prime settimane della pandemia abbiamo dovuto rinviare molti degli interventi sia diagnostici che terapeutici. Nei prossimi mesi potremo poi assistere ad un aumento del numero di tumori in stadio avanzato a causa dei mancanti screening del 2020. Per tutti questi motivi abbiamo deciso come AIOM di promuovere una nuova iniziativa nazionale di sensibilizzazione”.
 
“Oltre al Coronavirus il nostro sistema sanitario nazionale deve fronteggiare un’emergenza perenne che si chiama cancro - aggiunge Beretta -. Nell’ultimo decennio il numero di nuovi casi l’anno è aumentato del 4,5% e nel 2020 il totale delle neoplasie registrate è stato di 377mila. I tumori rappresentano attualmente la seconda causa di morte nel nostro Paese e tutti questi dati sono destinati per forza a crescere. L’assistenza deve essere incentrata sempre di più sulle Reti tanto più in un sistema sanitario regionalizzato come il nostro. Con le istituzioni sanitarie nazionali, come AGENAS, abbiamo già lavorato negli anni passati per stabilire le caratteristiche indispensabili che devono avere tali strutture soprattutto a livello di coordinamento centrale. E’ stato dimostrato come le Reti siano in grado di razionalizzazione l’utilizzo di risorse e tecnologie, ottimizzare la spesa e implementare la ricerca. Si tratta di un imprescindibile modello organizzativo che, unito ad un approccio multi-disciplinare, garantisce la migliore presa in carico possibile del paziente. Un esempio pratico sono le Breast Unit per il carcinoma del seno che di fatto vengono istituite in modo automatico dove ci sono le Reti mentre nelle Regioni che non hanno Reti sono presenti a macchia di leopardo. E’ giunta l’ora di passare ai fatti ed è necessaria soprattutto la volontà politica di attivarle”.
 
“Come rappresentanti degli anziani italiani siamo lieti di partecipare e collaborare con l’AIOM per questa nuova importante iniziativa - sottolinea il dott. Roberto Messina, Presidente Nazionale di Senior Italia FederAnziani -. Ogni anno nel nostro Paese oltre 188mila uomini e donne over 70 si ammalano di cancro e l’assistenza a questa tipologia di pazienti risulta più complessa e difficile. L’oncologia è senza dubbio una delle migliori eccellenze del sistema sanitario nazionale e lo evidenziano i dati di sopravvivenza che sono costantemente tra i più alti in tutta Europa. Dobbiamo tutelare questa rete assistenziale e migliorarla soprattutto considerando le difficoltà sta affrontando la nostra sanità a causa del Coronavirus”. “Tra gli innumerevoli vantaggi offerti dalle Reti vi è anche quello di favorire una maggiore appropriatezza diagnostica e terapeutica - conclude il prof. Beretta - . Quest’ultima risulta particolarmente importante per alcune patologie oncologiche molto insidiose e difficili da trattare. Nonostante alcuni indubbi progressi per certe neoplasie i risultati in termini di sopravvivenza sono ancora bassi. Vanno quindi affrontate in centri di riferimento dove lavora del personale medico-sanitario che possiede il giusto possiede il giusto expertise. Tali strutture vanno individuate all’interno della medesima Regione e in base ad appositi standard e parametri”.

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