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Bonora (Past President SID): "Differenze di prezzo incomprensibili. Serve prezzo unico, ma non dimentichiamo la qualità"


28 SET - “Le disparità nelle varie regioni del costo dei dispositivi per il monitoraggio e la cura del diabete sono incomprensibili e difficilmente giustificabili da peculiarità locali. Da anni a titolo personale e poi come presidente della Società Italiana di Diabetologia - ci ha detto Enzo Bonora, ordinario di Endocrinologia, Università di Verona e Past President della Società Italiana di Diabetologia - mi sono espresso a favore di un prezzo unico nazionale e anche di dotazioni uniformi ai pazienti in tutto il Paese, eliminando spese in eccesso e difformità nell’accesso alle cure migliori”.
 
“A proposito di queste ultime, tuttavia, desidero sottolineare ancora una volta che esse sono ostacolate da certe gare in cui la qualità del prodotto è sacrificata sull’altare del prezzo. Nel caso dei dispositivi dell’area diabetologica - spiega Bonora - il continuo rinnovamento in meglio di quanto reso disponibile dal progresso tecnologico non dovrebbe essere reso inaccessibile da aggiudicazioni di gare per tempi prolungati. E’ un campo in cui in pochi mesi molto cambia. Inoltre, la personalizzazione della cura del diabete, che include a pieno titolo anche i dispositivi e quanto sta attualmente integrando i glucometri (applicazioni, archivi elettronici condivisi, ecc.) richiedono la disponibilità di moltissimi strumenti e quindi acquisizioni diverse dalla gara a lotto unico o con pochi lotti. I bisogni sono molti e non esiste al giorno d’oggi la possibilità di soddisfarli tutti con un paio di prodotti come si potrebbe fare con un pannolone o un catetere”.
 
“Può essere definito un prezzo valido per tutte le varietà di un prodotto (es. striscia reattiva o ago per iniezione) e metterle però ugualmente tutte a disposizione. Il prezzo può essere più basso se la distribuzione ai pazienti avviene per canali meno dispendiosi (es. consegna nei centri diabetologici o nei distretti sanitari). E quanto risparmiato dovrebbe essere reinvestito nell’area del diabete. In Italia abbiamo ancora pochi microinfusori e sensori per il glucosio, non c’è ancora un utilizzo su larga scala dei farmaci più innovativi e i centri diabetologici invece di essere potenziati stanno soffrendo in varie aree del Paese politiche di ridimensionamento del tutto incomprensibili, considerando l’epidemiologia del diabete e la complessità della cura. Una cura che richiede team specialistici. Quei team che hanno dimostrato di abbattere la mortalità nel diabete di quasi il 20%”, la conclusione di Bonora.
 
M.R.M.

28 settembre 2018
© Riproduzione riservata

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