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La nostra medicina scientifica è innegabilmente  in crisi

di Ivan Cavicchi

L'ultimo libro di Federico Perozziello è uscito  proprio  nel momento giusto,  cioè  nel momento in cui, anche a causa della pandemia ma non solo, sempre più forte ormai si fa la necessità di riflettere sulla medicina e sui suoi  problemi,  vecchi e  nuovi

07 APR -

In queste settimane è uscito il libro di Federico Perozziello “Storia e filosofia della medicina. La costruzione del pensiero medico tra logica e innovazione”, (Misesis).

Come si dice a Roma “a ciccio di sellero”, cioè è uscito  proprio  nel momento giusto,  cioè  nel momento in cui, anche a causa della pandemia ma non solo, sempre più forte ormai si fa la necessità di riflettere sulla medicina e sui suoi  problemi,  vecchi e  nuovi.
Ormai senza inibizioni si può dire che la nostra medicina scientifica  è innegabilmente  in crisi.

Già il titolo del libro  ci offre due preziose  indicazioni.
La prima è che,  siccome in medicina, storia e filosofia  sono da sempre indissolubilmente legate,  se per davvero, dice Perozziello la si vuole capire in profondità è necessario  comprendere i rapporti stretti che legano le dottrine  alle  prassi. In effetti nella storia della  medicina non esiste prassi anche la più primitiva che sia indipendente da una dottrina. A volte è capitato che  le dottrine fossero sbagliate per cui le prassi  le hanno seguite sbagliando a loro volta.

Oggi, come più volte lo stesso Perozziello ha scritto,[1] il rapporto tra dottrine e prassi mediche, in particolare quella neopositivista e quella sperimentale, che sono  all’origine della nostra attuale medicina scientifica, è diventato molto problematico.  Oggi  le prassi mediche ormai  non sono quelle attese e auspicate da questa complessa società. Sono, nel loro complesso, prassi  ancora troppo scientiste rispetto alla domanda di personalizzazione  di questa società. Nella società che cambia, è quando le prassi restano prigioniere dei vecchi schemi,  che nascono i problemi  cioè che nasce la famosa “questione medica.”[2]

La seconda indicazione quella che  riguarda la logica e l’innovazione è altrettanto intrigante come la prima.

Spero che Perozziello sia d’accordo con me  quando dico che la logica  in realtà, fin dall’origine della medicina, sia stata il suo primo  vero criterio euristico, quindi usato come principale  criterio di verità. I sillogismi usati in tutta la storia della medicina, quindi  i  ragionamenti dei medici, possono variare storicamente in base alle conoscenze del tempo, ma non il ragionamento sillogistico in quanto tale. Se x allora y. Insomma medicina e logica sono la stessa cosa e questo spiega, come sa bene Perozziello, perché ancora  ai tempi di Morgagni lo studio della logica per un medico era obbligatorio.

In sostanza, Perozziello, ci fa capire, con grande chiarezza, che  la medicina scientifica, non scopre la logica come molti credono solo grazie al positivismo (empirismo logico),  ma per essa è sempre stato impossibile non essere logica. Il positivismo è un modo di ragionare  ma nulla di più. Cioè è un genere di sillogismo che nel XIX secolo sostituisce un altro genere di sillogismo ma restando sempre un sillogismo. La logica quindi, prima ancora della scienza, ancora oggi, specie se abbinata al buon senso (ragionevolezza)   nel quadro delle conoscenze disponibili,  aiuta la medicina a distinguere il bene dal male, il giusto dall’ingiusto, quello che si può fare e quello che non si può fare.

I più grandi problemi, nella storia della medicina, si hanno, proprio quando la medicina rinuncia alla  logica,  per inseguire strampalate teorie ontologiste come quelle che  caratterizzarono il XVIII  secolo[3] fino ad obbligare la medicina, nel secolo successivo, a recuperare il terreno perduto e la sua credibilità, mettendo in campo la “medicina misontologica”   cioè a richiamare in servizio la logica ippocratica[4].
La plausibilità, è quindi, una delle regole fondamentali che da sempre guida le prassi mediche.

Per quanto  riguarda invece il rapporto “logica e innovazione” Perozziello dedica un illuminante  capitolo alla medicina sperimentale spingendo ancora più avanti le sue precedenti analisi fino a parlare  di una vera e propria “separazione epistemica  della medicina  dalle altre scienze della natura” [5].

Non c’è alcun dubbio che la logica sperimentale (operazione empirica atta a confermare ipotesi o trovare leggi riguardo a un fenomeno osservabile) che ancora oggi  guida interamente la nostra medicina, ha il merito, come conferma Perozziello nel suo libro, di aver contribuito enormemente allo sviluppo del suo progresso scientifico (tutti i Nobel dati alla medicina  sono tutti Nobel dati al metodo sperimentale)  ma, nello stesso tempo, non c’è dubbio che, oltre il laboratorio, quindi oltre il corpo, la sostanza e la malattia esiste il malato, che non è separabile dalla propria  situazione e dalla propria contingenza e la cui complessità, proprio per questo,  resta irriducibile all’esperimento. Cioè un conto è il laboratorio e un conto è il malato.
Continuare a curare il malato con la logica dell’esperimento come se il malato fosse un vetrino da inserire nel microscopio oggi non ha senso.

Quindi tornando al bel libro di Perozziello,  quindi  alla questione  della “costruzione del pensiero medico”, e quindi ai rapporti,  tra “storia e filosofia” tra  “logica e innovazione”, credo di poter concludere  il mio commento  dicendo  che, proprio in ragione  della “storia e filosofia”, raccontata magistralmente da Peroziello  oggi non c’è dubbio  che per la nostra medicina si pone sostanzialmente un problema  che Fabbri, anni fa, definì  acutamente di “critica  della ragione medica”[6].

Nelle  conclusioni del suo libro Perozziello affronta  il problema dell’evidence based medicine (EBM) lamentando gli abusi che in nome dell’evidenza si sono consumati prima di tutto ai danni dei malati. Non posso che concordare con lui. Ricordo  che considerare verità dogmatiche delle evidenze paraconsistenti  di scientifico non ha proprio niente.[7]

Ma a parte ciò quello che Perozziello lamenta a conclusione del suo libro  (anche in questo caso non posso che concordare con lui) è che a causa della svolta radicale del positivismo nel XIX secolo” la medicina scientifica  ha consumato un divorzio cioè di fatto ha abbandonato  “la riflessione filosofica” quindi ha abbandonato “molte riflessioni sul senso  e la significatività del proprio essere e agire” fino a trovarsi priva  di una “dimensione epistemica”.

Ed è proprio così.  E proprio  a causa di ciò oggi la medicina paga pegno ovvero si trova a mal partito con in mano una scienza molto potente ma con una credibilità sociale diciamo discutibile e con problemi  che fino  a pochi anni fa erano inimmaginabili come il contenzioso legale, la medicina difensiva, la violenza fisica, la medicina amministrata, la subordinazione metodologica alle risorse disponibili.

Sono passati ormai più di 10 anni dal momento in cui, non tutti vedevano, ciò che da anni vedevo io, cioè una crisi della medicina, quindi dal momento in cui proponevo di passare da una “filosofia della medicina” ad una “filosofia per la medicina”.
Cioè dalla  descrizione storica  ad una reinvenzione filosofica.[8]

Oggi la medicina per avere la “dimensione epistemica”  di cui parla giustamente Perozziello, ha bisogno di un pensiero nuovo coraggioso, pragmatico, che, purtroppo, so per esperienza personale,  non è così facile da costruire e verso il quale, i medici per primi, tradiscono troppo incertezze troppe esitazioni se non vistose contrarietà. Per non parlare delle università.

Solo l’altro giorno Giancarlo Pizza colui che insieme al consiglio dell’ordine dei medici di Bologna  per difendere la deontologia aveva radiato l’assessore alla sanità medico dell’Emilia Romagna, ci ricordava  su questo giornale  che  “abbiamo la scienza impareggiabile e nello stesso tempo medici tutt’altro che impareggiabili” [9].
E solo un paio di giorni prima  sempre su questo giornale proprio Perozziello si chiedeva se  “riuscirà la medicina scientifica a sopravvivere fino al 2050?[10].

Non lo so. Ma so per certo che, se oggi non  domani, non faremo nulla, la “storia e la filosofia” che Perozziello  ci ha raccontato, con  il suo ultimo bel libro, si concluderà malamente  e chi vivrà vedrà.

Ivan Cavicchi

Note:
[1] F. Perozziello  Storia del pensiero medico. Dal positivismo al circolo di Vienna. La nascita della medicina moderna (1815-1924)” Mattioli 2008
[2]
I. Cavicchi La questione medica  e book Quotidiano sanità 2016
[3]
F. P. De Ceglia I fari di Halle. Georg Ernst Stahl, Friedrich Hoffmann e la medicina europea del primo Settecento  il mulino 2010
[4]
F.G. Geronimi La medicina misontologica ossia il vero ippocratismo a più scientifica lezione ridotto ai progressi  della fisiologia e dell’analisi empirica  Guglielmini 1844
[5]
F. Perozziello La separazione epistemologica della medicina  dalle altre scienze della natura  filosofia medicina net2009
[6]
Fabbri Critica della ragione medica TEORIA Rivista di filosofia fondata da Vittorio Sainati XXXI/2011/1 (Terza serie VI/1)
[7]
I. Cavicchi L’evidenza scientifica in medicina Il valore pragmatico della verità nexus  2020
[
8] I. Cavicchi: Una filosofia per la medicina Razionalità clinica tra attualità e ragionevolezza  Edizioni Dedalo 2011
[9]
G. Pizza Ai medici serve una bussola QS 5 aprile 2021
[10]
F. Peroziello Riuscirà la Medicina a sopravvivere fino al 2050? QS 1 aprile 2021



07 aprile 2022
© Riproduzione riservata


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