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Giornata Mondiale senza tabacco.  Invariato il numero dei fumatori, quasi 11 milioni. In media si consumano 13 sigarette al giorno. Ed è allarme: “Registrato fallimento delle politiche di prevenzione”. Rapporto dell’Iss

di Stefano A. Inglese

Roberta Pacifici, direttore dell'Osservatorio dell'Istituto Superiore di Sanità, spiega: “I dati mostrano che tanti giovani iniziano quanti adulti smettono. Bisogna ripensare le strategie di intervento”. Sorprende il riscontro tra gli atleti: uno su dieci, con una leggera prevalenza tra le donne, fuma. Nel complesso, gli italiani iniziano mediamente a 17,9 anni. SINTESI DEL RAPPORTO

29 MAG - La lunga e profonda crisi economica ha svuotato le tasche, le malattie cardiovascolari si confermano la prima causa di morte ma le vecchie abitudini sono difficili da scalfire e così gli italiani non sembrano intenzionati a rinunciare alle sigarette. Il numero di fumatori resta infatti invariato rispetto al 2014: sono circa 10,9 milioni, pari al 20,8% della popolazione. E oltre il 75% ne consuma più di 10 al giorno: un valore che segna un lieve aumento rispetto allo scorso anno. E’ il quadro fotografato dall’Istituto Superiore di Sanità che, in vista della Giornata Mondiale senza Tabacco che si celebra il 31 maggio, ha presentato il Rapporto 2015 durante il XVII Convegno Nazionale ‘Tabagismo e Servizio sanitario nazionale’.

Tra i fumatori, 6,3 milioni sono uomini (il 25,1%) e 4,6 milioni di donne (16,9%). Gli ex fumatori sono 6,3 milioni (il 12,1%) 4,0 milioni di sesso maschile e 2,3 milioni di sesso femminile. Quest’anno si registra un lieve decremento della prevalenza di fumatori di entrambi i sessi: gli uomini passano dal 25,4% del 2014 al 25,1% del 2015, le donne dal 18,9% del 2014 al 16,9% del 2015. La prevalenza di fumatori emerge nella fascia di età compresa tra i 25 e 44 anni per entrambi i sessi: 22,4% delle donne e 30,7% degli uomini.

“La legge Sirchia ha esercitato un ottimo impatto sulla dimensione preventiva – ha osservato Lino Del Favero, direttore generale dell’Iss – Tuttavia serve adesso un nuovo impulso per arginare quello che rappresenta uno dei principali fattori di rischio per la vita umana. Qualche segnale positivo comunque si può cogliere: l’apposito Numero Verde nel 2011 registrò 500 chiamate, nel 2014 sono diventate oltre 5mila. Credo stia quindi iniziando a passare un messaggio attivo sulla salute, grazie anche alla rete dei 313 centri antifumo del nostro Paese che rappresentano un’eccellenza nel panorama europeo”.

L’indagine annuale Doxa-Iss, calibrata su un campione di 3.046 interviste a domicilio rappresentativo della popolazione over 15, segnala che il consumo medio al giorno si conferma intorno alle 13 sigarette. E oltre il 75% di fumatori ne consuma oltre 10 quotidinamente: il dato è in leggero aumento rispetto al 2014. Soltanto il 16,7% dei fumatori consuma fino a 9 sigarette al giorno. Si inizia a fumare mediamente a 17,9 anni con un gap tra uomini e donne di circa due anni (17,0 anni contro 19,1). Circa il 73% ha iniziato tra i 15 e i 20 anni e il 12,9% anche prima dei 15 anni. La motivazione principale all’iniziazione rimane, costantemente nel tempo, l’influenza dei pari. Si smette mediamente a 42,4 anni in entrambi i sessi e principalmente per motivi di salute, ma anche per motivi economici (gli uomini) o a seguito di una gravidanza (le donne).

“La situazione di stallo – ha spiegato Roberta Pacifici, direttore dell’Osservatorio Fumo, Alcol e Droga dell’Iss - riguarda tutte le fasce di età. L’età media di questa popolazione rimane costante, così come l’età in cui si accende la prima bionda e l’età media in cui si smette. Questo significa che tanti giovani iniziano a fumare quanti adulti smettono, un chiaro segnale che le strategie di intervento sulla prevenzione nei giovani e di cessazione vanno ripensate. Un trend confermato dal fatto che soltanto il 9,1% dei fumatori dichiara di essere intenzionato a smettere nell’arco di un mese. Troppo spesso manca un adeguato supporto a chi vuole abbandonare definitivamente il tabacco, servirebbe uno sforzo ulteriore oltre agli efficientissimi centri antifumo. Le politiche di prevenzione stanno però mostrando un globale fallimento”.

Nel 2015 resta perlopiù invariata la percentuale di fumatori che scelgono le sigarette fatte a mano: 17,0% contro il 18,0 del 2014 ed il 9,6% del 2013. I principali consumatori sono i giovani maschi fino a 25 anni. Prosegue, invece, la diminuzione della sigaretta elettronica: gli utilizzatori sono passati dall’ 1,6% del 2014 all’1,1% del 2015 (nel 2013 erano il 4,2%). Coloro che la usavano abitualmente nel 2013 erano circa 510 mila persone (l’1% della popolazione), circa 255 mila (lo 0,5%) nel 2014 e circa 350 mila persone (0,7%) nel 2015. Gli utilizzatori occasionali erano 1,6 milioni nel 2013 (il 3,2% della popolazione), circa 550 mila (l’1,1%) nel 2014 e 200 mila (lo 0,4%) nel 2015. Coloro che preferiscono le e-cig hanno mediamente 45 anni e sono soprattutto uomini (63,2%). In aumento rispetto allo scorso anno la percentuale di utilizzatori ultra 65-enni (12,2%). La e-cig più utilizzata è quella contenente nicotina (60,8%) che viene acquistata soprattutto presso i rivenditori specializzati (61,1%). Tra gli utilizzatori della e-cig è aumentata quest’anno la percentuale di chi ha dichiarato di aver smesso di fumare le sigarette tradizionali (18,8% nel 2014, 30,1% nel 2015).

Diminuisce invece anche quest’anno la percentuale di chi dichiara di aver ridotto leggermente o drasticamente il numero di sigarette fumate (41,8% nel 2014, 37,7% nel 2015). In aumento la percentuale di fumatori di e-cig che dichiara di non aver modificato le proprie abitudini tabagiche, aggiungendo quindi l’uso della e-cig allo stesso numero di sigarette tradizionali fumate (25,1% nel 2014 33,5% nel 2015). L’86,0% degli ex utilizzatori di sigaretta elettronica ne ha fatto uso al massimo per 6 mesi. Altri dati, forniti dall’industria delle e-cig, confermano la contrazione nell’utilizzo della sigaretta elettronica: i punti vendita specializzati sono passati da 3.000 nel 2013 a 1.200 nel 2014.

“Nel complesso stiamo purtroppo attraversando una fase in cui la lotta al fumo è scemata – ha constatato Silvio Garattini, Direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri – L’unica opzione per invertire il trend è il ricorso a interventi legislativi soprattutto in relazione al fumo passivo. Bisognerebbe, per esempio, vietare il fumo nei parchi, negli stadi, nelle stazioni ferroviarie e nei ristoranti all’aperto. Allo stesso tempo un aumento dei prezzi determinerebbe una contrazione dei consumi ma, in questo senso, noto comportamenti ambigui da parte dei governi”.

Per quanto riguarda le strutture ad hoc, quest’anno sono leggermente aumentati i Centri Antifumo attivi sul territorio nazionale (368 ad aprile 2015, 354 nel 2014) che hanno trattato nell’ultimo anno quasi 18.000 utenti. Nell’80% dei casi hanno preso in carico fino a 100 pazienti/anno che giungono presso la struttura su iniziativa personale. In crescita telefonate giunte al Telefono Verde contro il Fumo dell’ISS, a seguito del suo inserimento tra le avvertenze supplementari sull’etichettatura dei prodotti del tabacco. Erano 500 le telefonate nel 2011, sono state 5.414 nel 2014. Hanno chiamato il telefono verde soprattutto fumatori di sesso maschile (3.477 utenti, 64,2% delle chiamate), del Sud Italia (42% delle chiamate). Arrivate in questo ultimo anno anche numerose chiamate di giovani di età inferiore ai 25 anni. La principale motivazione la richiesta di aiuto per smettere di fumare.

Un altro aspetto preoccupante riguarda il consumo tra gli atleti. Uno su dieci, con una leggera prevalenza tra le donne, fuma. Cifra che si evince dai dati della Commissione per la Vigilanza e il Controllo (CVD), del Ministero della Salute e poi elaborati dall’Iss. L’elaborazione è avvenuta tramite controlli in atleti praticanti attività sportive non agonistiche e attività amatoriali giovanili anche agonistiche in diverse discipline e pratiche sportive. I risultati dei test antidoping relativi al monitoraggio della nicotina e dei suoi metaboliti sulle urine di 1511 atleti di diverse discipline, hanno rilevato che anche tra gli atleti ci sono fumatori anche se in percentuale meno elevata rispetto alla popolazione generale (11,0% tra gli atleti, 20.8% nella popolazione generale). In questa particolare popolazione non esiste la differenza di genere che si riscontra in generale, piuttosto la prevalenza delle fumatrici (12,2%) è superiore a quella dei fumatori (10,6%). Differenze anche tra gli sport praticati: è soprattutto tra i calciatori amatoriali che si registra la percentuale più alta di fumatori, più del 30%; a seguire, la scherma e gli sport acquatici. Gli indicatori biochimici hanno rilevato che quasi il 70% degli atleti e delle atlete fumatrici fumano durante l’evento sportivo.

“Il fumo tira automaticamente in ballo questioni economiche – ha ragionato Fabio Beatrice, presidente della Società Italiana di Tabaccologia – Alzare le accise può garantire maggiori introiti alla finanza pubblica e notevoli risparmi in termini di cure. A ciò si aggiunge l’enorme impatto sull’ambiente, che avviene tramite la dispersione di acetato di cellulosa. Un dato emblematico testimonia la gravità della situazione: l’Enea stima che circa il 30% dell’inquinamento del Mediterraneo derivi dal tabagismo”.
 
Stefano A. Inglese

29 maggio 2015
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