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Welfare. Il 41,7% delle famiglie rinuncia alle cure per liste di attesa e costi “proibitivi” sanità privata. Ma paghiamo comunque “di tasca nostra” il 18% della spesa sanitaria totale. L'indagine del Censis

di Stefano A. Inglese

Sono 3 milioni i cittadini che necessitano di assistenza per problemi di non autosufficienza. Oltre 1,3 milioni le "badanti" per una spesa a carico delle famiglie di 10 miliardi l'anno. Questi i dati emersi dall'indagine realizzata per il Forum Ania-Consumatori. Per gli assicuratori e consumatori è necessario definire un quadro di regole chiaro per la sanità integrativa e affrontare la non autosufficienza incentivando soluzioni di carattere mutualistico.

20 OTT - Gli Italiani sono alle prese con un sistema di welfare che da generatore di sicurezza sociale è diventato fonte di ansia e preoccupazione e non risponde più alle esigenze dei cittadini. Infatti, mentre aumenta l’incertezza sul futuro delle pensioni, per ogni nucleo familiare diventa sempre più difficile gestire le spese sanitarie e quelle determinate dalla non autosufficienza di un proprio congiunto.  Secondo il Censis, il 53,6% degli Italiani dichiara che la copertura dello stato sociale si è ridotta e paga “di tasca propria” molte delle spese che un tempo venivano coperte dal sistema di welfare nazionale. Infatti, gli Italiani pagano “di tasca propria” il 18% della spesa sanitaria totale – cioè, oltre 500 euro pro capite annuo – contro il 7% registrato in Francia e il 9% in Inghilterra. Inoltre, a causa delle lunghe liste di attesa nella sanità pubblica e dei costi proibitivi della sanità privata, nel 41,7% delle famiglie almeno una persona in un anno ha dovuto rinunciare a una prestazione sanitaria. Infine, in Italia ci sono 3 milioni di cittadini non autosufficienti che necessitano di assistenza, oltre 1,3 milioni le “badanti”, con una spesa per le famiglie di circa 10 miliardi l’anno.
 
Questo emerge dall’indagine “Bilancio di sostenibilità del welfare italiano” del Censis e dalle ricerche delle associazioni dei consumatori realizzate per il Forum Ania-Consumatori e pubblicate nel volume “Gli scenari del welfare. Verso uno stato sociale sostenibile” (ed. Franco Angeli), in cui sono presentate le proposte di assicuratori e consumatori per un welfare futuro equo e sostenibile, presentati oggi a Roma al convegno organizzato dal Forum Ania-Consumatori, nel corso del quale assicuratori e consumatori hanno annunciato otto proposte per un sistema di welfare più efficiente ed equo.
 
Innanzitutto, occorre fornire un’informazione trasparente, semplice e completa sulla situazione pensionistica a ogni cittadino e sulle prestazioni attese, anche per effettuare scelte consapevoli per il proprio futuro previdenziale. 
 
Altro punto la lotta al fenomeno delle liste d’attesa, causate dal gap tra i servizi promessi a tutti e quelli effettivamente erogati. Ineludibile anche il problema della non autosufficienza in tarda età: il 78% degli italiani è favorevole a un’assicurazione contro la non autosufficienza.  Tra le proposte viene sottolineata sia l’importanza di un quadro di regole chiare e uniformi per le forme sanitarie integrative, sia la necessità di incentivare lo sviluppo di sistemi mutualistici.
Da ultimo, un sistema equo e sostenibile non può prescindere da una politica fiscale che sia realmente “prowelfare” e che nel medio-lungo periodo sia positiva per i conti pubblici.

“Le indagini fatte - afferma Pier Ugo Andreini, Presidente Forum Ania-Consumatori - dimostrano che il sistema attuale di welfare è inadeguato alle reali esigenze dei cittadini. Ne è un chiaro esempio il fatto che gli Italiani pagano di tasca propria le spese sanitarie in misura doppia rispetto ai Francesi e agli Inglesi. Siamo convinti che gli assicuratori possano rendere più efficiente questa spesa e i consumatori possano rendere i cittadini sempre più consapevoli e informati”. 

“Il welfare italiano sta cambiando - dichiara Giuseppe De Rita, Presidente Censis - e le famiglie rispondono con processi di adattamento che includono una forte esposizione finanziaria, anche con fenomeni di rinuncia alle prestazioni. Questo cambio del welfare è problematico e non ci saranno grandi riforme. Ciò di cui c’è bisogno è che la famiglia ritrovi quella percezione di fiducia essenziale per fare sviluppo.” 
 
Stefano A. Inglese

20 ottobre 2015
© Riproduzione riservata


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