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Sanità, nomine e politica. Ho fatto un sogno...

Non saranno le ennesime regole o l’estromissione formale della politica da qualsiasi nomina che risolverà il problema. Se la mentalità di chi ha in mano la responsabilità delle scelte, oggi un politico o domani un “tecnico”, non cambia, il nodo della qualità e del merito non sarà mai risolto. Il trucco è capire che scegliere i migliori conviene sempre, anche se si è cinici, disincantati e opportunisti
 

21 APR - Il caso concorsi in Umbria che ha azzoppato in modo irreversibile la Giunta presieduta dall’ormai dimissionaria Catiuscia Marini ha rimesso al centro del dibattito politico sulla sanità il nodo delle nomine.
 
In un articolo su Il Mattino di oggi il presidente di Anac Raffaele Cantone afferma senza mezzi termini che il problema sta tutto nella politica: “La politicizzazione delle nomine in campo sanitario, che rischia di far prevalere l’affiliazione sul merito, è dunque l’origine del circolo vizioso che occorre avere il coraggio di spezzare”, scrive Cantone.
 
Ma è veramente così? Siamo sicuri che, ammesso sia possibile, qualora il decisore politico fosse del tutto estromesso da qualsiasi nomina in sanità le vecchie abitudini della raccomandazione o dei favori reciproci sparirebbero?
 
Alcuni dubbi sono leciti, basti pensare alle tante concorsopoli universitarie dove la politica non c’entra nulla, ma il punto è secondo me un altro.
 
Nel ragionamento che va per la maggiore, ripreso anche oggi dal presidente di Anac, la tesi è che la politica e il politico di turno, vivendo di favori e concessioni, non possono fare a meno di cadere nella regola del do ut des per rafforzare la propria rete di legami e dipendenza che ne consolida il potere.

 
Il tutto anche fregandosene, se necessario, della qualità delle scelte e dei nomi, con relativo potenziale danno non solo al cittadino utente che si vedrebbe privato del “più bravo” in favore del più “ammanicato” ma anche dell’ospedale o della Asl, dove il nominato di scarsa qualità andrà ad operare contribuendo ad abbassarne il rank qualitativo e di performance.
 
Tutto vero, se effettivamente quella scelta e quella nomina si basassero solo sul livello di “disponibilità” agli ordini superiori e di “fedeltà” al nominante del prescelto.
 
Ma se provassimo a rigirare il tavolo? Se provassimo a immaginare che un politico acquisti finalmente consapevolezza che sta lì perché ce lo abbiamo mandato noi con il nostro voto e che prima o poi di ciò che ha fatto durante il suo mandato ne dovrà rispondere a quella stessa platea che lo ha eletto e anche a tutti gli altri che non lo hanno eletto?
 
Se provassimo a immaginare che quello stesso politico, che per legge gestisce per nostro conto e per nostra delega la sanità, avrebbe tutto l’interesse a mettere sempre i migliori disponibili nei posti chiave, non perché colto da un senso divino di eticità e onestà ma semplicemente perché conscio che avere i migliori al proprio fianco gli renderà tutto più facile e che alla fine del suo mandato potrà rivendicare una sanità migliore di quella che aveva ereditato aumentando le sue chance di rielezione?
 
E se poi lo stesso ragionamento lo provassimo a far discendere via via sempre più in basso, passando prima dal Direttore generale di Asl e ospedali nominato dalla Giunta finalmente anche lui consapevole che la scelta dei primari, dalle cui performance dipende anche la sua carriera, è conveniente sia fatta cercando di accaparrarsi i migliori e non i più docili?
 
E se poi questi stessi primari puntassero i piedi per avere al loro fianco i migliori professionisti come fa un bravo allenatore che sa che solo con la qualità dei singoli si può fare una bella squadra per vincere il campionato? E via discorrendo fino alla scelta delle migliori apparecchiature in rapporto al costo beneficio, dei migliori servizi ausiliari (mense, lavanderie, pulizie, manutenzione) e così via?
 
Un sogno, direte voi…Forse. Ma una cosa è certa, non saranno le ennesime regole o l’estromissione formale della politica da qualsiasi nomina che risolverà il problema se la mentalità di chi ha in mano la responsabilità delle scelte, oggi un politico o domani un “tecnico”, non cambia.
 
Il trucco è capire che scegliere i migliori conviene sempre, anche se si è cinici, disincantati e opportunisti.
 
Cesare Fassari

21 aprile 2019
© Riproduzione riservata


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