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Il nuovo Codice degli infermieri e la propaganda Fnopi

La Fnopi l’altro giorno come risposta alle critiche serrate e circostanziate che ha ricevuto al suo codice deontologico ha deciso di rispondere facendo propaganda ovvero ha strumentalmente pubblicato nello stile “tappiamo la bocca a chi parla”, i commenti di una serie di “associazioni dei pazienti”

24 APR - Vorrei ricordare che con il termine “propaganda” in genere si intendono due accezioni:
- azione intesa a conquistare il favore o l'adesione di un pubblico sempre più vasto mediante ogni mezzo idoneo a influire sulla psicologia collettiva e sul comportamento delle masse,
- azione di persuasione che avviene attraverso grossolane deformazioni o falsificazioni di notizie o dati, diffuse nel tentativo di influenzare l'opinione pubblica.
 
La Fnopi l’altro giorno come risposta alle critiche serrate e circostanziate che ha ricevuto al suo codice deontologico ha deciso di rispondere facendo propaganda ovvero ha strumentalmente pubblicato nello stile “tappiamo la bocca a chi parla”, i commenti di una serie di “associazioni dei pazienti” (QS 23 aprile 2019) con questi risultati:
- attraverso di essi viene semplicemente difeso un brutto codice, se i codici sono brutti vanno cambiati, non difesi,
- a me personalmente non risulta  chiaro se coloro che sono stati interpellati sul codice abbiano avuto tutte le informazioni per giudicare, tutti i dati per valutare, tutta la letteratura a disposizione per confrontare l’evoluzione del rapporto tra deontologia e i cittadini( le associazioni interpellate sono state informate ad esempio della deontologia di Pisa e di Trento?),

- a mio giudizio si vanta come un grande codice qualcosa che vale poco o meno di niente,
- le dichiarazioni Fnopi sul codice sono, sempre secondo me, fallaci perché il confronto andrebbe fatto in subiecta materia, come agli esami, e non sulla base di poco chiari sollecitati pronunciamenti. Se il codice è brutto si può chiedere un commento favorevole anche ad Aristotele ma il codice in subiecta materia resta brutto.
 
Mala fede?
Possiamo parlare di malafede quando chi parla è consapevole di dire cose ingannevoli. L’iniziativa di propaganda della Fnopi è stata accompagnata da commenti da parte di alcuni suoi rappresentanti, che all’occhio dell’analista appaiono oggettivamente ingannevoli perché sostengono cose discutibili quello che resta da comprendere è il grado di consapevolezza di coloro che si sono pronunciati, due le possibili situazioni, chi ha parlato:
- non si rende conto di quanto sia brutto il codice e in questo caso c’è un problema cognitivo importante,
- si rende conto che il codice è brutto e in questo caso negando questo dato oggettivo è in malafede.
 
 
Vediamo degli esempi:
Affermare che “Il nuovo codice deontologico degli infermieri appena varato è innovativo nel merito e nel metodo” è molto discutibile, in realtà è facilmente dimostrabile che esso in realtà:
- resta in uno schema classico di deontologia che grosso modo ha circa 60 anni,
- obbedisce alla teoria dell’aggiornamento cioè a schema di codice invariante il codice si limita ad aggiungere o a togliere articoli ad articoli.  
 
Gli unici esempi di codici deontologici innovativi nel metodo e nel merito sono:
- la proposta di Pisa dove a partire dalla “questione professionale” si è superato lo schema tradizionale basato sulle condotte professionali precostituite dando luogo ad un'altra concezione di deontologia basata sul ruolo e sui comportamenti attesi,
- la proposta di Trento dove sempre a partire dalla questione professionale, alla faccia della propaganda Fnopi, il cittadino è stato assunto come un arché vale a dire un principio rigeneratore di tutta la normativa deontologica fino ad arrivare da una parte a ripensare i ragionamenti dei medici e dall’altra a configurare un nuovo spazio deontologico definito deontologia sociale che manca del tutto al codice Fnopi.
 
Nel codice Fnopi il malato è trattato come una configurazione retorica nulla di più e disturba molto la strumentalizzazione che si fa di esso anche perché nessuno ha l’anello al naso.
 
Deontologie del ruolo
Entrambi i codici, Pisa e Trento, sono pensati per ridefinire l’identità e il ruolo delle professioni, per la semplice ragione che, sia l’infermiere che il medico, oggi, per tanti fattori concomitanti anche se in modo e forme diverse, hanno entrambi forti problemi di identità e di ruolo. Il presupposto in entrambi i casi è che non si può definire deontologicamente come si deve comportare un operatore se prima non si decide chi è l’operatore sapendo che oggi per definire chi è l’operatore è necessario ripensare la sua relazione con i contesti, quindi con la scienza, con l’economia e con la società.
 
Cioè oggi non è possibile ridefinire il ruolo dell’infermiere fuori dalla sua relazione con la realtà.
 
Se è cambiata la premessa a monte della definizione di operatore e se questa premessa è, per essere sintetici, un alto grado di complessità in nessun caso si può definire una condotta professionale senza ridefinire chi opera alla luce di questo grado alto di complessità.
 
Il codice Fnopi questa operazione di dedurre il ruolo e l’identità professionale da un alto grado di complessità non la fa, perché non vuole definire il ruolo intendendolo come una definizione limitante (camicia di forza), rispetto a strategie che con la deontologia non c’entrano niente, volte a dare la possibilità ad una minoranza di infermieri dirigenti di occupare altri ruoli.
 
La mia sensazione non solo a leggere il codice ma seguendo le sue diverse iniziative, è che oggi la Fnopi sia un ordine che rappresenta una minoranza di infermieri non tutti gli infermieri.
 
Sia Pisa che Trento hanno ridefinito il ruolo delle loro professioni a partire dai cambiamenti del malato e non è un caso se entrambi parlano non più come una volta di condotte professionali precostituite ma di comportamenti professionali attesi, di comportamenti consentiti, quindi di comportamenti legali e leciti, di comportamenti possibili, facendo dipendere il comportamento professionale ovviamente dal ruolo pattuito tra la deontologia la società e il mondo del lavoro. Per esempio accettare come premessa il malato significa accettare la sfida della sua singolarità e quindi accettare un ruolo adatto a rispondere con certi gradi di autonomia alla variabilità dovuta alla singolarità.
 
Nel codice Fnopi tutto questo manca del tutto e il malato non partecipa alla definizione del ruolo professionale perchè la Fnopi per avere le mani libere non vuole definire il ruolo professionale.
 
Sfido  i propagandisti della Fnopi a dirmi in quale articolo del codice è descritta l’identità professionale e il ruolo dell’infermiere.
 
Quanto all’altra affermazione propagandistica sul percorso di definizione e di approvazione dal basso, stendo un velo pietoso. Ripeto nessuno di noi ha l’anello al naso. Ricordo solo che in barba alla autonomia della deontologia questo percorso è iniziato con una commissione presieduta da una rappresentante di un partito di governo, ed è finito con un documento segregato inviato agli ordini con il divieto assoluto di renderlo pubblico.
 
Chi sta facendo una vera consultazione è la Fnomceo, che ha reso pubbliche 100 tesi sulle quali ha aperto una vera discussione pubblica su questo giornale e in ogni ordine. Sempre ai propagandisti Fnopi chiedo di sapere sulla base di quali tesi il codice Fnopi è stato scritto? E se esistono chiedo per quali ragioni non sono state rese pubbliche per dare a tutti la possibilità di dire la loro opinione.
 
Ripeto il codice non è stato preceduto neanche da una relazione introduttiva.
 
Nessuna norma, nessuna legge, nessuna disposizione giuridica, in un paese normale, è proposta senza essere preceduta almeno da un preambolo (discorso introduttivo, premessa). Ricordo che vi sono casi nei quali nella storia del nostro paese, la definizione di un preambolo ha permesso importanti discontinuità e rinnovamenti politici (il preambolo scritto da Donat-Cattin nel 1980modificò radicalmente la linea politica della DC).
 
Conclusioni
Il codice Fnopi nonostante la propaganda, per me che mi occupo di deontologia da tanti anni, resta un brutto codice, cioè un codice vuoto. L’autonomia della deontologia è stata tradita da logiche che non dovrebbero in alcun modo contaminarla, (non riporto le cose che ho scritto).
Le marchette fatte al regionalismo differenziato mi fanno pensare sempre a Hume quando diceva che c’è gente che a un graffio del proprio dito preferiscono il crollo del mondo. Si ha un bel difendere la sanità pubblica e i suoi valori quando per un po’ di “corporativismo differenziato” si è disposti a sacrificare i più importanti valori in gioco.  Il problema vero ora non è quello che credo io, ma sono gli infermieri i peones  che da oggi per un bel po’ di anni anche se in prima linea  non hanno una seria copertura deontologica ai loro problemi professionali.
 
Non è a me che la propaganda chiude la bocca, il problema non sono io, ma è agli infermieri che la Fnopi dovrebbe rappresentare e che a giudicare dal codice non riesce a rappresentare. Leggetevi l’articolo di Maria Augusta Fantetti (QS 21 aprile 2019) quando scrive “quando ho letto il nuovo codice deontologico approvato dalla Fnopi la mia sensazione è stata quella di non essere io, infermiera di lungo corso, la destinataria di quel codice”è a lei e ai centinaia di migliaia di infermieri come lei che dovete rispondere.
 
Che un ente sussidiario dello Stato abbia deciso arbitrariamente di:
- occuparsi di una minoranza di infermieri abbandonando al proprio destino una intera professione,
- dare corpo ad un endemico conflitto interprofessionale contro i medici a scapito della buona funzionalità di servizio,
- bloccare qualsiasi coevoluzione professionale, qualsiasi ridefinizione culturale, qualsiasi tipo di rinnovamento…
…apre un grosso problema politico che va ben oltre il codice deontologico e che finisce per riguardare l’intero sistema perché alla fine finisce per essere dannoso a molti troppi livelli.
 
Occhio se la Fnopi diventa un problema per il sistema non è da escludere che il sistema prima o poi si difenda dalla Fnopi.
 
Secondo me si sta esagerando e quando si esagera e si è troppi sicuri di sé vengono fuori le vere magagne quelle che si preferisce ignorare per tirare a campare
 
Non si capisce:
- la ragione per la quale oltre 400000 infermieri dovrebbero finanziare enti che palesemente tradiscono i loro interessi,
- perché l’autorità competente che sovraintende agli ordini deve tollerare uno stato di cose palesemente ingiusto,
- perché gli infermieri non hanno diritto come gli altri ad avere una deontologia pertinente ai loro problemi.
 
Quando si esagera i conti con i propri abusi prima o poi bisognerà farli. Oggi, il suo codice lo dimostra, la Fnopi sta davvero esagerando.
 
Ivan Cavicchi

24 aprile 2019
© Riproduzione riservata


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