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Martedì 28 GIUGNO 2022
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Io un denigratore seriale? Come si sbaglia ministro Grillo…

di Ivan Cavicchi

Secondo il ministro la vera ragione, con la quale si spiega la mia ostinata contrarietà nei confronti delle sue politiche, avrebbe a che fare con il suo rifiuto di una mia vecchia proposta, quella di istituire un board a tempo, mettendo insieme i migliori cervelli del paese, per fare una radiografia delle criticità del sistema sanitario e mettere a punto una strategia di riforme. Ai lettori decidere come stanno le cose

01 LUG - Il ministro Grillo rivolgendosi con un messaggio alla comunità di facebook e twitter:
- mi ha definito un “denigratore seriale”,
- mi ha accusato di sostenere il falso quindi di non essere intellettualmente onesto,
- ha quindi avanzato la tesi che la ragione di tanto accanimento, contro di lei, non sarebbe un dissenso sulle sue politiche ma un interesse di ordine personale.
 
Secondo il ministro la vera ragione, con la quale si spiega la mia ostinata contrarietà nei confronti delle sue politiche, avrebbe a che fare con il suo rifiuto di una mia vecchia proposta (la quarta riforma 2016) quella di istituire un board a tempo, mettendo insieme i migliori cervelli del paese, per fare una radiografia delle criticità del sistema sanitario e mettere a punto una strategia di riforme. Il ministro sostiene che, da parte mia, non avendo lei accolto tale proposta perché ritenuta da lei “inutile” la mia critica nei suoi confronti, sarebbe una sorta di vendetta persecutoria.
 
Ma non solo, il ministro ha precisato, che, a parte l’inutilità, la vera ragione per la quale ha detto no al board sarebbe la costosità dell’idea che implicherebbe implicitamente un interesse speculativo da parte mia.
 
Le dimenticanze del ministro
Il ministro, ribadisco rivolgendosi chissà perché non al popolo della sanità ma a quello di facebook, quindi ai propri elettori, quelli per intenderci che potrebbero chiederne la testa per manifesta incapacità, tuttavia ha dimenticato di dire ai suoi proseliti:
- che la mia proposta di board (avanzata nel corso di una convocazione al ministero da me non richiesta ma sicuramente causata dalle mie prime critiche) era del tutto “pro bono”, cioè gratuita, come sono pro bono i miei e book e tutti gli articoli che da anni scrivo su questo giornale e su altri e gran parte delle mie attività convegnistiche
 
- che a più riprese il ministro Grillo, dopo incontri e riunioni e uno scambio di documenti e di mail (se il caso tutti a disposizione), aveva accettato e si era impegnato con me a istituire con un dm il board evidentemente valutandolo a suo tempo tutt’altro che inutile
 
- che nell’incontro, ribadisco da me non richiesto, alla domanda se ero interessato a qualcosa la mia risposta fu “non sono interessato a poltrone”, volontà comprovata dal fatto innegabile che non ho nessun incarico quando avrei potuto averne, volontà tra l’altro che ho dovuto ribadire, quando, per interposta persona,  mi fu chiesto, qualche tempo dopo, se ero disponibile a fare il commissario alla regione Lazio.
 

 
 

 


Vischiosità ministeriali e politiche anodine
Fu in questa circostanza, a parte la sorpresa per tanta disinvolta “democristianità”, compresi che in realtà con il ministro Grillo, “ministro del cambiamento”, questo benedetto board, non avrebbe avuto nessuna possibilità di nascere:
- per un verso in ragione delle opposizioni interne da parte di alcuni grandi funzionari del ministero che non accettavano un pensiero extra moenia e magari critico nei confronti dell’operato del ministero,
- per un altro verso proprio perché l’idea era oggettivamente incompatibile con le innegabili politiche anodine del ministro.

Nel prendere atto che il ministro Grillo veniva meno ad un impegno comunque preso con me e sul quale, a parte le carte in mio possesso, possono testimoniare tutti coloro che hanno partecipato ai nostri incontri, capii che per fare il board avrei dovuto aspettare tempi migliori ma soprattutto ben altri ministri.
 
Amen caro ministro, lei prima o poi se ne andrà, come tutti, ma la sanità resterà e quando verrà il momento di svuotare i sacchi vedremo cosa si è effettivamente raccolto. Stia tranquilla da parte mia le garantirò, come ho fatto con chi l’ha preceduta, un inventario accurato delle cose che ha fatto e che non ha fatto e che avrebbe dovuto fare.
 
Decidano i lettori
Non risponderò al ministro Grillo protestando la mia onestà intellettuale e la mia idealità e soprattutto le mie ragioni e i miei ideali riformatori.
 
Mi imbarazza essere costretto a dover spiegare ad un ministro che non riesco a stimare, 50 anni di impegno intellettuale, politico e culturale, al servizio di un ideale che mai, come oggi, per vistose incompetenze istituzionali, per dissennati disegni contro riformatori e per interessi colossali, corre davvero dei seri pericoli di sopravvivenza dei quali il ministro Grillo sembra non avere coscienza occupandosi solo di ordinarie minutaglie.
 
Per cui lascio decidere ai lettori di Qs se:
- i miei articoli sono denigratori o semplicemente critici nei confronti di politiche che mi preoccupano,
- io sono intellettualmente disonesto o peggio se sono un profittatore che vuole arricchirsi mettendo a disposizione del proprio Paese gratuitamente le proprie conoscenze.

Tuttavia qualche riflessione a margine di questo penoso incidente, merita di essere fatta rimandando coloro che veramente vogliono capire come stanno le cose, a leggersi “Te lo do io il cambiamento” il mio ultimo e book, ribadisco gratuito come il resto, che potrete scaricare su questo giornale e con il quale affermo con forza  il mio diritto di critica  nei confronti di politiche che semplicemente ritengo dilettantesche, inadatte e pericolose e in alcuni casi financo sbagliate.
 
Azzoppare il proprio avversario
Quando un giocatore per vincere a tutti i costi tenta con ogni mezzo di azzoppare il proprio avversario, o quando semplicemente si tenta di screditare chi ti critica perché non si è in grado di reggere il confronto, si dà luogo a quel modo fascista di concepire i rapporti con gli altri basato sulla soperchieria, laprotervia, l’intimidazione.
 
Ma chi fa questo tradisce, suo malgrado, il timore che certi argomenti possono fare presa sugli altri. Non sono le cose che scrivo a far arrabbiare il ministro Grillo ma sono i loro possibili effetti sulle coscienze critiche del M5S perché se queste, dopo aver perso 6 milioni di voti, si rendono conto di averli persi anche a causa di un ministro inadeguato, potrebbero chiederne la sostituzione.
 
Per la retorica “l’argomentum ad homine” ("argomento contro l'uomo") usato dal ministro Grillo nei miei confronti, (denigratore seriale, che dice solo falsità, che vuole arricchirsi con i soldi pubblici ecc) è una strategia, con la quale, si contesta non quello che dico io sul regionalismo differenziato, sulle mutue, sul decreto Calabria, sul patto per la salute, sull’art 14 del decreto crescita, sul de-finanziamento della sanità, ma la mia persona come interlocutore, con il proposito  molto evidente attraverso questa operazione di azzopparne  la  credibilità non le mie tesi, perché in subiecta materia, alle mie critiche, il ministro non sa o non vuole  rispondere.
 
Risponda il ministro ma nel merito
Esiste o no da qualche parte un art. 14 che favorisce i fondi sanitari integrativi? Esiste o no nel patto per la salute un art. 11 che spinge per istituire una sanità privata complementare al pubblico? Esiste o no un decreto Calabria pieno di contraddizioni? Esiste o no una indifferenza del ministro verso vere strategie riformatrici? Esistono o no dichiarazioni del ministro regolarmente virgolettate che hanno dato luogo a delle critiche? Esiste o no il problema del de-finanziamento? Esiste o no il regionalismo differenziato e diverse dichiarazioni virgolettate fatte dal ministro a questo proposito alcune apertamente favorevoli, altre ambigue altre possibiliste e generiche?
 
Risponda ministro e la faccia finita con le sue manfrine infantili, possibile mai che ancora non abbia capito che se lei toppa ci compromette tutti come in quel film dove salta il sommergibile perché i siluri lanciati gli ritornano addosso (Ottobre rosso). Ma come può pensare che noi della sanità si resti inermi a osservare le sue miserevoli performance politiche? E’ gente come me, che ha messo in piedi, quello che lei dovrebbe tutelare come se fosse un patrimonio dell’umanità. Se ne rende conto o no?
 
Prima o poi verrà un altro ministro
Ma chi se ne frega del board, arriverà il giorno che lo faremo, e ricorderemo  il ministro Grillo come quello che non ha capito nulla, cioè che non ha capito che la proposta era pensata per lei, cioè per darle una mano perché è davvero sconcertante che un  ministro M5S appartenente ad un governo del cambiamento, non abbia una strategia, un pensiero, capace di fare  i conti con le grandi questioni che stanno minando questo sistema pubblico e che  subisca ancora l’apparente neutralità di alcuni suoi direttori generali.
 
Ma cosa crede che chi ha scritto quella robaccia del dm 70 che lei come ministro del cambiamento, ha incomprensibilmente ratificato sia disposto a consigliarla a modificarlo o a cancellarlo?
 
O ancora che chi le ha scritto l’art. 11 sulle mutue sia del tutto neutrale e indifferente agli interessi che si muovono in questo campo? Possibile mai ministro che non si sia accorta dell’immenso lavoro di lobbyng che è in atto per istituire la seconda gamba attraverso il finanziamento di ricerche, attraverso alleanze ben retribuite con centri di ricerca, università, intellettuali, giornali. Caro ministro in questo ambito siamo alla terza guerra mondiale. Lei che, pur appartenendo al partito dei moralizzatori che non vogliono sprecare i soldi dei cittadini, e che ha scritto l’art. 11, non si è ancora resa conto che ormai il mercato della sanità è praticamente sotto assedio.
 
Se ci riesce ministro faccia il ministro
Se ci riesce ministro faccia il ministro e se non ci riesce per il bene di tutti, prima di fare danni irreparabili se ne vada a casa. Lo vuole o no capire che per noi che seguiamo le sue politiche tra lei e la Lorenzin non c’è alcuna differenza politica sostanziale? E che il ministero che lei dirige è il ministero della Lorenzin? E che lei proprio sull’art. 11 ci dà l’impressione di essere più della Lorenzin? E che tutto questo, per chi ha creduto al cambiamento che come M5S, avete promesso, vale come un inganno politico?
 
Su facebook il messaggio del ministro non dà risposte la sua funzione è azzoppare il proprio avversario, e rivolgendosi soprattutto ai sostenitori del M5S, si conclude in questo modo: “abbiamo messo un punto (abbiamo deciso che il prof Cavicchi è inaffidabile ndr): ora sapete che ogni volta che (il prof Cavicchi ndr) scriverà, probabilmente quello che scriverà si baserà su un assunto falso esattamente come è successo per tutti gli articoli scritti contro di me” (compreso l’e book appena pubblicato ndr).
 
Giudicate voi, per me questo è semplicemente terribile e vale come: io non sbaglio mai, chi mi critica dice sempre il falso, credete solo a me perché chiunque parlerà male di me lo fa solo perché è contro di me, non si può essere contro di me perché io sono un Dio in terra. Terribile. Poi detto da una persona che in sanità è tutto meno che Dio in terra, diventa parossisticamente drammatico.
 
Art 14: la differenza tra inesattezza e falsità
Nel mio ultimo post sul mio blog (il Fatto Quotidiano) ho affermato che l’art. 14 del “decreto crescita” quello che include i fondi sanitarie tra le attività non commerciali dando luogo a importanti agevolazioni fiscali, era opera del ministro Grillo. E’ questo che da parte sua mi ha fatto guadagnare le accuse di falsità su facebook.
 
Non ho alcuna difficoltà a scusarmi per l’inesattezza commessa (ho semplicemente pensato che sulle materie sanitarie è normale che il ministro competente abbia un ruolo) che però, caro ministro, è cosa molto diversa dalla falsità. Sul piano sostanziale cambia poco se a propugnare questo articolo sia stata il ministro Grillo o come si mormora in giro il sottosegretario Castelli. Quello che conta è che l’articolo 14 è stato deciso e approvato dal governo a cui il ministro Grillo appartiene e che il ministro Grillo nel suo messaggio facebook ammette che
- l’art 14 è un problema,
- ha pure lei tentato di avversarlo senza riuscirci, cosa che dimostra quanto scarso sia il suo peso politico su tali questioni,
- il governo ha intenzione di cancellarlo.

Sarò stato inesatto e per questo mi scuso di nuovo, ma quello che ci ha detto il ministro Grillo per me è un importante risultato politico. In fin dei conti, con la mia denuncia, ho contribuito a mettere il problema all’attenzione del governo e ad attivare un ripensamento. Meglio di così si muore. Naturalmente mi riservo il beneficio dell’inventario. Non si sa mai.
 
Il nodo politico
Ma la cosa che il ministro Grillo non digerisce è l’accusa di “immoralità” che ho rivolto a coloro che, come lei, pur dichiarandosi sostenitori della sanità pubblica stanno favorendo di fatto lo sviluppo di un ruolo complementare  della sanità privata  continuando a garantire  a questo settore in crescita  costante, importanti incentivi fiscali a fronte di un servizio pubblico di fatto sotto-finanziato a rischio addirittura  di subire dei tagli e che, nonostante le tante cose che il ministro Grillo dice di aver fatto, oggi come oggi, non ha più gli occhi per piangere. Perché anche questo va detto. Lei ministro in ogni occasione ci fa l’elenco delle cose fatte, ma resta il problema che il motore di questo sistema è come ingrippato. Come mai?
 
Questa volta il ministro Grillo non può dire di non essere stata lei ad aver scritto, prima l’art 5 della prima bozza di patto per la salute, poi l’art 11 nell’ultima versione. Se non fosse stata lei ci deve dire chi del suo ministero ha scritto quella robaccia.
 
In entrambi gli articoli, il ministro Grillo, accetta di fatto la logica pretestuosa e strumentale delle assicurazioni quella cioè che ritiene che, per risolvere il problema della sostenibilità economica della sanità, sia inevitabile istituire una seconda gamba (comma 1).
 
“La quarta riforma” è stata scritta sostanzialmente per dimostrare che questo postulato è totalmente infondato e che è possibile governare il problema della sostenibilità con degli interventi di riforma volti a liberare il sistema dalle sue più importanti diseconomie, dalle sue costose invarianze, dalle sue inadeguatezze strutturali e dalle sue costose arretratezze culturali. Quindi senza mettere in discussione il sistema pubblico.
 
Ma se proprio volessimo fare sostenibilità ricordo “il modello che paga la salute” sul quale da anni sta lavorando “allineare sanità e salute” e soprattutto ricordo al ministro ciò che lei ha dimenticato vale a dire la prevenzione primaria. Forse ha dimenticato quel video che proprio lei mi ha proposto di girare per il popolo 5 stelle sul grande tema della salute primaria.
 
Capisco che, per un ministro che parla a vanvera di cambiamento, senza quel pensiero riformatore che il board le avrebbe dato, sia più facile aderire alle logiche speculative dei fondi, ma insisto, più che mai oggi, a fronte di sempre più accentuate diseguaglianze sociali, trovo politicamente immorale, soprattutto per un ministro 5 stelle, aiutare il privato e non il pubblico cioè contrapporre gli interessi della speculazione finanziaria e dei cittadini più forti ai diritti delle persone più deboli.
 
Personalmente resto fedele allo spirito dell’art. 17 della 833, più volte ribadito su queste pagine, ognuno è libero se crede di farsi una mutua ma siccome abbiamo una sanità pubblica finanziata con il fisco chi vuole una seconda assistenza non può pretendere che sia lo stato a pagargliela. Al massimo possiamo fare insieme la battaglia per assicurare a tutti i cittadini una assistenza pubblica migliore e più adeguata.
 
Per quanto mi riguarda a meno di considerare quali “denigratori seriali” anche la Fnomceo, Gimbe e Fondazione Allineare Sanità e Salute Slow Medicine, ISDE, Medici per l’Ambiente Italia, Gruppo No Grazie, Medicina Democratica Onlus, nei confronti dell’art. 11 mi ritrovo completamente d’accordo con tutte le loro osservazioni critiche e con tutte le loro proposte. Tutte per altro pubblicate su questo giornale.
 
Se ne faccia una ragione ministro, è immorale non solo la pedofilia, la disonestà, la corruzione, la guerra, ma anche punire i diritti per favorire gli interessi.
 
Chi difende la sanità pubblica non si adopera per demolirla
Lei signor ministro su facebook agli occhi dei suoi militanti ha tentato di sputtanarmi facendo credere quello che non è, quindi a ben vedere sarebbe lei che denigra non io. Io come intellettuale indipendente, critico quello che lei fa e quello che lei dice, nulla di più, cioè dissento dalle sue politiche, avendo il diritto di farlo.
 
Lei sta provando a negarmi questo diritto. Se ne rende conto o no? Si rende conto di quale danno di immagine sta causando alla sua causa politica? Al suo movimento? Ma mentre lei tenta di togliermi il diritto di critica, lei non dice nulla sulle stime di Gimbe, sugli incentivi fiscali alle mutue, e sulla proposta Fnomceo di convertire la spesa per incentivi fiscali (pochi o tanti che siano) in spesa pubblica per la sanità.
 
E’ del tutto inutile che lei si dichiari idealmente a sostegno del pubblico quando lei, per prima con l’art. 11, sta mettendo in discussione propria l’universalità della sanità pubblica, dando luogo per altro come ha ben sottolineato “allineare sanità e salute” ed altri, proprio su questo giornale, ad un pericoloso quanto insostenibile consumismo sanitario.
 
Ma c’è di più. Nelle pre-intese sul regionalismo differenziato come spero lei sappia, si prevede che le regioni non abbiano vincoli di sorta proprio sui fondi integrativi. Le regioni sono tutte, per una ragione o per l’altra, alla canna del gas, a loro interessano i soldi, da qualunque parte provengano, perché anche loro, prive di un pensiero riformatore, non sono più in grado di finanziare l’invarianza dei loro sistemi sanitari. Ancora non si è capito che l’invarianza, in un mondo che cambia, è insostenibile per definizione.
 
Conclusioni
Signor ministro si rende o no conto che:
- se si saldassero le ragioni del regionalismo differenziato con quelle della seconda gamba e quindi con quelle del suo art. 11, la partita della sanità pubblica, sarebbe praticamente chiusa,
 
- se non si mettesse mano ad una “quarta riforma” l’invarianza vale a dire la sua insostenibilità, sulla quale lei basa tutta la sua politica, ci farebbe tornare indietro cioè ci “contro riformerà” come sistema?

Capisco che per lei, che considera “inutile” un board pensato per definire una nuova strategia riformatrice, ridiscutere l’invarianza del sistema, sia difficile se non impossibile, ma portarci indietro di 50 anni, cioè farci tornare alle mutue del secondo dopoguerra, riducendo il Ssn ad una sorta di riserva indiana, (se non corriamo ai ripari fra qualche anno così sarà fino a permettere a coloro che hanno una mutua  di non contribuire più al finanziamento del sistema nazionale), e quindi  cancellando un immenso patrimonio di riforme, non lo trovo stupido o sbagliato, ma semplicemente dissennato.
A questo punto spero solo che il diritto di dirlo, cioè di informare i cittadini, non mi sia tolto.
 
Ivan Cavicchi

01 luglio 2019
© Riproduzione riservata


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