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Vaccino Covid. Rezza: “E’ un inizio, non un libera tutti”. Ippolito (Spallanzani): “Dal Covid una svolta epocale per altri vaccini”

di Lucia Conti

Il 27 dicembre, data di avvio della campagna di vaccinazione contro il Covid, sarà per Rezza un giorno “simbolico”. Perché in questa prima fase “le dosi disponibili saranno poche”, il virus continuerà a circolare e gran parte degli italiani, non vaccinata, rimarrà un bersaglio. “Non dobbiamo abbassare la guardia”, avverte Rezza dalla sezione del Forum Risk Management dedicata ai vaccini. Dove non mancano le buone notizie: “Con la lotta al covid la ricerca ha compiuto un salto di conoscenza. Si apre la strada a una nuova epoca di vaccini per attivare meccanismi di risposta ad altre malattie, forse anche ai tumori”, ha annunciato il Direttore scientifico dello Spallanzani, Giuseppe Ippolito.

18 DIC - Lo sviluppo dei vaccini ha rappresentato una delle svolte epocali della medicina mondiale dello scorso secolo. Ora sta per aprirsi una nuova epoca, legata non solo alla vaccinazione contro la pandemia di covid 19 che da quasi un anno sta martoriando il mondo intero, ma anche al possibile impatto su altre patologie, tumori compresi. Di tutto questo si è parlato stamani nella sessione del Forum Risk Management dedicata ai vaccini e aperta dal Giovanni Rezza, Dg Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute, e Giuseppe Ippolito, Direttore Scientifico dell’Istituto Spallanzani di Roma.

Ma, ha messo in guardia Rezza, l’arrivo del vaccino contro il covid, il 27 dicembre prossimo, non si tradurrà in un libera tutti. Anzitutto perché le dosi sono poche e quindi il numero di persone che sarà possibile proteggere con il vaccino sarà ancora molto limitato (ieri il commissario Domenico Arcuri ha riferito che l’Italia ha opzionato 202 milioni di dosi “che non saranno distribuite più in 15 mesi ma in 21 mesi per i ritardi accumulati da Sanofi per la distribuzione di 40 milioni di dosi”).


Quella del 27 dicembre sarà quindi, secondo Rezza, “una data simbolica”. “Sappiamo già da ora che sarà disponibile un solo vaccino, uno dei tre vaccini a Rna che dovrebbero arrivare durante il primo quadrimestre 2021”. La limitatezza di dosi a disposizione in questa prima fase ha quindi determinato “la necessità di fare scelte e dare la priorità ad alcune categorie di popolazione”. Si è quindi ritenuto necessario, ha spiegato Rezza, “sfruttare l'effetto diretto della vaccinazione, cioè garantire la protezione diretta alle persone che sono più a rischio di contagio e quelle che sono più fragili e su cui dunque la malattia può avere esiti fatali”. Fatte queste considerazioni, si partirà con la somministrazione del vaccino agli operatori sanitari (del pubblico, del privato e delle Rsa) e agli ospiti delle Rsa, quindi anziani e successivamente altre categorie. L’obiettivo, ha spiegato il direttore generale della prevenzione del Ministero, è “rendere covid free ambienti delicati come gli ospedali e Rsa, che sappiamo essere stati particolarmente colpiti durante dell’epidemia”.

Per l’immunità di gregge, che significa vaccinare il 60-70% della popolazione, sarà invece necessario aspettare ancora mesi. Questo significa che intanto il virus continuerà a circolare e gli italiani non vaccinati continueranno ad essere facili bersagli. Inoltre, come ha spiegato il Direttore scientifico dell’Istituto Spallanzani di Roma, Giuseppe Ippolito, tra la vaccinazione e la capacità del nostro organismo di generare i meccanismi di risposta contro il virus c’è una finestra di tempo (circa un mese) nel corso del quale anche i vaccinati restano vulnerabili. Questi fattori, e la carenza di studi ed evidenze, almeno allo stato attuale, su altri aspetti inerenti il vaccino impongono, secondo Rezza, di “continuare a tenere comportamenti prudenti”.

Rezza ha spiegato, ad esempio, come mai al momento i bambini resteranno esclusi dalla vaccinazione: “I bambini sono spesso drivers di malattie, ma bisogna tenere conto che per ora non mi risulta ci siano sperimentazioni cliniche effettuate sui bambini, per quanto riguarda il vaccino. Inoltre sembra che i bambini siano meno suscettibili, non so se rispetto all'infezione, ma rispetto all'azione del virus e quindi più raramente presentano sintomi e malattia grave. Ma la questione è anche quella a cui accennavo prima, i bambini né altre categorie sono ancora stati identificati come una popolazione che causa una propagazione dell'infezione nella comunità. Quindi la strategia migliore, per il momento, resta quella della protezione diretta delle persone che corrono più rischi legati al virus”.

Discorso simile per le donne in gravidanza: “Mi sembra che gli inglesi abbiano approvato delle linee guida in cui la gravidanza rientrerebbe addirittura in una controindicazione. Mancando studi ed, essendo le donne in gravidanza donne giovani a basso rischio di sviluppare malattia grave, mi sembra che in una prima fase ci si possa astenere dal vaccinarle”.

In queste circostanze è quindi comprensibile come la necessità di mantenere comportamenti prudenti e misure di sicurezza resti alto. Anche perché, “a differenza delle scorse settimane, si osserva che l'Rt non scendere più”, ha detto Rezza. "Il numero di decessi resta alto, siamo sopra-soglia per i posti occupati in area medica e intensiva. Non stanno più scendendo l'Rt e l'incidenza”. In pratica, se neanche con le restrizione in atto i dati continuano a scendere, è ragionevole temere che un allentamento delle misure potrebbe innescare facilmente una terza ondata.

Rezza non è voluto entrare nel merito delle polemiche sulle restrizioni per il Natale: “E' comprensibile che ci si voglia ricongiungere con i propri cari, ma è anche normale che in questo periodo pandemico si usino tutte le precauzioni per proteggere soprattutto i più anziani. Un epidemiologo non può che dire che serve rigore, ma gli aspetti in gioco sono numerosi e questo lo valuterà la politica”.

Quanto alla riapertura di tutte le scuole a gennaio, per Rezza “molto dipenderà dalle dinamiche epidemiche, dall'impatto dell'epidemia in quel periodo e anche dagli specifici territori, dove l'incidenza tende a essere molto bassa. Non ho posizioni pregiudiziali - ha concluso - le dinamiche epidemiche vanno valutate giorno giorno e, di conseguenza, quelle che sono le possibilità che si danno per riaprire determinate attività, con prudenza”.

Insomma, ci vorrà ancora tempo prima di tornare alla normalità. Ma il futuro appare un po' più roseo, e non solo per l’arrivo dei vaccino contro il covid. La lotta degli ultimi mesi contro l’epidemia ha infatti dato uno slancio incredibile alla ricerca scientifica, che si tradurrà in salute ben oltre il covid. Almeno questi sono gli auspici di Ippolito: “La lotta al covid ha condotto a un salto di conoscenza che apre la strada a una nuova epoca di vaccini e ci dà la speranza di riuscire ad attivare meccanismi di risposta ad altre malattie, forse anche ai tumori”, ha spiegato.

Ippolito ha fatto anche il punto sul vaccino italiano contro il covid allo studio dello Spallanzani: "E' ancora presto per avere certezze, ma ha completato la Fase 1 e a breve avremo i risultati. Contiamo di completare le diverse fasi” di studio “entro l’estate”. Quello sviluppato, ha spiegato ancora, è “un vaccino con vettore ben noto, stabile, che ha alcune caratteristiche in comune con tutti gli altri vaccini che usano vettori simili, di scimpanzé o di gorilla, come è il caso di Reithera. Vaccini che hanno un grande vantaggio, di avere un limitato numero di effetti indesiderati e una facilità di gestione perché non hanno particolari esigenze di congelamento, e questo faciliterà la somministrazione e la distribuzione”.

Quelli in sviluppo,  ha precisato il direttore scientifico dello Spallanzani, “sono vaccini nuovi ma non sconosciuti, perché da decenni si lavorava su queste tecnologie e sono già studiati per altre malattie (Zika, rabbia, infezione da citomegalo…). Parliamo quindi di vaccini su cui ci sono già tanti esperimenti in corso”.

Per Ippolito siamo davanti a un periodo di “grande innovazione scientifica che, come ogni innovazione, comporterà una quota di rischi ma anche una serie di vantaggi. In termini di salute, di riduzione dei tempi di produzione e di costi”.

Lucia Conti

18 dicembre 2020
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