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Monitoraggio Covid. Rt nazionale in crescita a 0,90. 5 regioni a rischio alto ma preoccupa soprattutto il Veneto 

di Luciano Fassari

È quanto si apprende dall’esito della Cabina di regia sul monitoraggio Covid relativo alla settimana dal 14 al 20 dicembre. Rt sopra 1 in Molise e in Veneto con quest’ultima regione che è da oltre 3 settimane con rischio alto. La settimana scorsa l’Rt nazionale era a 0,86. Iss e Ministero: “Complessivamente l’incidenza in Italia rimane ancora molto elevata e l’impatto dell’epidemia è ancora sostenuto nella maggior parte del Paese”. IL REPORT

23 DIC - Rt nazionale in crescita a 0,90 rispetto allo 0,86 della settimana precedente. È quanto emerge dai dati della Cabina di regia sul monitoraggio Covid relativo alla settimana dal 14 al 20 dicembre.
 
A preoccupare particolarmente è il Veneto che ha l’indice Rt più alto d’Italia con 1,11. Con Rt sopra 1 anche il Molise con 1,02. Sono 5 le Regioni a rischio alto: Liguria, Marche, Puglia, Umbria e appunto Veneto.
 
“Si conferma - si legge nel report - il segnale di controtendenza nell’indice di trasmissione segnalato la scorsa settimana nell’intero Paese. Questo si realizza in un contesto europeo caratterizzato da un nuovo aumento nel numero di casi in alcuni paesi Europei (es. nel Regno Unito, in Olanda e in Germania), una mancata diminuzione dei casi con stabilizzazione della curva epidemica in altri (es. in Francia e Spagna) e la comparsa di varianti virali segnalate come a possibile maggior trasmissione”.
 
“Complessivamente – prosegue -, l’incidenza in Italia rimane ancora molto elevata e l’impatto dell’epidemia è ancora sostenuto nella maggior parte del Paese. Inoltre si continua ad osservare nella maggior parte delle Regioni/PPAA un rischio Moderato o Alto di una epidemia non controllata e non gestibile. Tale situazione conferma la necessità di mantenere la linea di rigore delle misure di mitigazione adottate nel periodo delle festività natalizie”.

 
“L’epidemia in Italia – proseguono Iss e Ministero -  si mantiene grave ancora a causa di un impatto elevato sui servizi assistenziali. Tutte le Regioni/PPAA, tranne una hanno un Rt puntuale compatibile con uno scenario di tipo 1. La Regione Veneto ha un Rt puntuale compatibile con uno scenario tipo 2 e si colloca per la terza settimana consecutiva a rischio alto con una incidenza estremamente elevata. Questo desta particolare preoccupazione, pertanto nuovamente si esorta ad applicare con urgenza le misure previste per questo livello di rischio nel documento “Prevenzione e risposta a Covid-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione per il periodo autunno-invernale” trasmesso con Circolare del Ministero della Salute del 12/10/2020 Prot. 32732” 
 
Ad essere preoccupato del Veneto è anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che parlando a Porta a Porta della variante inglese ha detto: “Se gli esperti ci dicono che la probabilità di una terza ondata è concreta -e ora si presenta anche la possibilità di una variante inglese che corre molto più veloce e dal Veneto arrivano strani dati da approfondire- io non ci penso due volte a rafforzare la cintura di protezione per il periodo natalizio perché lasciando correre rischieremmo una nuova ondata”.
 
La sintesi del Report:
Nella settimana di monitoraggio si osserva un lieve aumento generale del rischio, con la maggior parte delle Regioni/PPAA con un rischio Moderato o Alto e quattro Regioni a rischio Basso di una epidemia non controllata e non gestibile.
- In particolare, 5 Regioni (Liguria, Marche, Puglia, Umbria e Veneto),  sono classificate a rischio Alto.
- Dodici Regioni/PPAA sono classificate a rischio Moderato, di cui 4 (Emilia-Romagna, Molise, PA Trento e Valle d’Aosta) hanno una probabilità elevata di progredire a rischio alto nel prossimo mese nel caso si mantenga invariata l’attuale trasmissibilità.
- Quattro Regioni sono classificate a rischio Basso.
 
-Si osserva ancora nella maggior parte delle Regioni/PPAA un impatto elevato della epidemia in particolare dovuto ad un sovraccarico dei servizi assistenziali. Al giorno 21/12/2020, 13 Regioni/PPAA avevano superato almeno una soglia critica in area medica o TI. Il tasso di occupazione dei posti letto in Terapia Intensiva supera ancora le soglie critiche di occupazione a livello nazionale. Complessivamente, il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è in diminuzione da 3.003 (15/12/2020) a 2.731 (21/12/2020); anche il numero di persone ricoverate in aree mediche è diminuito passando da 27.342 (15/12/2020) a 25.145 (21/12/2020). Tale tendenza a livello nazionale sottende forti variazioni inter-regionali.
 
Sebbene si osservi una diminuzione dell’incidenza a livello nazionale negli ultimi  14 gg (329,53 per 100.000 abitanti nel periodo 7/12/2020-20/12/2020 vs 374,81 per 100,000 abitanti nel periodo 30/11/2020-13/12/2020, dati flusso ISS), il valore è ancora lontano da livelli che permetterebbero il completo ripristino sull’intero territorio nazionale dell’identificazione dei casi e tracciamento dei loro contatti. Questo approccio ha mostrato i primi segni di criticità quando il valore a livello nazionale ha superato i 50 casi per 100.000 in sette giorni (attualmente l’incidenza a livello nazionale nei 7gg 14-20 dicembre 2020 aggiornata al 22 dicembre è pari a 157.01 per 100.000 abitanti).
 
Nel periodo 1 – 14 dicembre 2020, l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 0,90 (range 0,87 – 0,97) in lieve aumento nelle ultime due settimane.
 
In 17 Regioni/PPAA non sono state riportate allerte di resilienza dei servizi sanitari territoriali. Nessuna delle rimanenti quattro riporta molteplici allerte.
 
Sebbene in miglioramento, permane una diffusa difficoltà nel mantenere elevata la qualità dei dati riportati al sistema di sorveglianza integrato sia per tempestività (ritardo di notifica dei casi rapportati al sistema di sorveglianza su dati aggregati coordinati dal Ministero della Salute) sia per completezza. Il dato epidemiologico analizzato è relativo alla settimana 14-20 dicembre che al momento è il dato consolidato più recente disponibile. Come conseguenza questo può portare ad una possibile sottostima della velocità di trasmissione e dell’incidenza. 
 
Si osserva una stabilità nel numero di casi non riconducibili a catene di trasmissione note (38.154 vs 38.276 la settimana precedente), con la percentuale dei casi rilevati attraverso attività di tracciamento dei contatti in lieve aumento al 25,4% (vs 24,6% la settimana precedente). Si osserva, invece, una lieve diminuzione nella percentuale di casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (33,0 vs 34,7% la settimana precedente). Infine, il 31,2% dei casi è stato rilevato attraverso attività di screening e nel 10,5% non è stato riportata la ragione dell’accertamento diagnostico
 
Indice Rt:
 
Rt nazionale 0,90
Abruzzo 0,7
Basilicata 0,69
Calabria 0,8
Campana 0,65
Emilia 0,82
Friuli 0,78
Lazio 0,96
Liguria 0,82
Lombardia 0,92
Marche 0,81
Molise 1,02
Piemonte 0,69
Bolzano 0,71
Trento 0,68
Puglia 0,88
Sardegna 0,74
Sicilia 0,74
Toscana 0,7
Umbria 0,76
Valle Aosta 0,68
Veneto 1,11     
 
Luciano Fassari

23 dicembre 2020
© Riproduzione riservata

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