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Assistenza territoriale al palo. La storia incompiuta delle Case della Salute: a 14 anni dalla legge in oltre il 30% delle Regioni non ci sono. Pochi anche gli ospedali di Comunità

di Luciano Fassari

A rivelarlo un dossier del Servizio studi della Camera che ha fatto una mappatura della situazione nelle 21 regioni. Va peggio con gli ospedali di Comunità: in metà delle Regioni non ce n’è nemmeno uno. Le Regioni con più strutture sono Veneto, Emilia Romagna e Toscana. male le autonomie e le Regioni del centro sud. IL DOSSIER

03 MAR - Si fa tanto parlare anche in vista del Recovery Plan del potenziamento dell’assistenza territoriale messa in crisi dalla pandemia da Covid anche rispetto alla creazione delle cosiddette Case di Comunità, che poi in realtà sono un modello che ricalca quello delle Case della Salute istituite nel 2007. Ebbene a 14 anni dalla Legge ci sono ben 8 Regioni (oltre il 30%) che non ne hanno istituita nemmeno una. Situazione peggiore per quanto riguarda gli Ospedali di comunità che erano stati previsti nel Patto per la Salute 2014-2016 ma per cui solo l’anno scorso sono stati definiti gli standard. Ebbene in 11 regioni (oltre il 50%) non ce n’è nemmeno uno.
  
“L’ampia disomogeneità nel numero di Case della Salute e di Ospedali di Comunità attivi nell’anno 2020 – si legge nel report - , documenta la necessità di un approfondito confronto tra le Regioni/PA, fermo restando come, sulla base della documentazione raccolta, appare evidente come sia in corso un profuso impegno nelle singole Regioni/PA finalizzato al rafforzamento dell’assistenza territoriale, attraverso specifici atti di programmazione”.
 
Nella relazione si chiarisce anche “che, mentre la declinazione operativa degli Ospedali di Comunità si basa sui contenuti dell’Intesa Stato-Regioni n. 17 del 20 febbraio 2020, la declinazione operativa di Casa della Salute, in assenza di una impostazione condivisa a livello nazionale, è stata intesa come una struttura sanitaria territoriale in cui è prevista l’integrazione tra medici di medicina generale/pediatri di libera scelta ed i servizi sanitari delle Aziende Unità Sanitarie Locali (es. Case della Salute, UCCP1, PTA2)”.
 
Pertanto, dall’analisi, conclude la Relazione “emergono diversi potenziali ambiti di approfondimento a livello interregionale: in primis le strutture e i servizi della cosiddetta “rete delle cure intermedie”, partendo dal ruolo dei posti in RSA dedicati alla post-dimissione ospedaliera”.
 
Case della Salute
La Casa della salute, come definita dal Decreto del 2007, è una struttura polivalente in grado di erogare in uno stesso spazio fisico l'insieme delle prestazioni socio-sanitarie, favorendo, attraverso la contiguità spaziale dei servizi e degli operatori, l'unitarietà e l'integrazione dei livelli essenziali delle prestazioni sociosanitarie. In tal senso, la Casa della salute deve rappresentare il luogo della partecipazione democratica dove i cittadini e le associazioni di tutela dei pazienti contribuiscono alla programmazione dei servizi e delle attività e sono chiamati a valutare i risultati ottenuti in termini di salute e di benessere percepito. All'interno della struttura devono trovare collocazione gli studi dei Medici di Medicina Generale (MMG) e deve essere garantita la continuità assistenziale 7 giorni su 7 e per le 24 ore attraverso il lavoro in team con i medici di continuità assistenziale (MCA) e di emergenza territoriale (MET). Gli studi di MMG che per ragioni di opportunità non possono trovare allocazione all'interno della struttura devono essere in ogni caso a questa funzionalmente collegati attraverso un idoneo sistema a rete che consenta la gestione informatizzata dei dati clinici dei pazienti. Sono parte integrante della Casa della salute gli ambulatori della Specialistica ambulatoriale.
 
In Italia nel 2020 ne sono state istituite 493. La Regione che ne ha di più è l’Emilia Romagna che ne conta 124, a seguire il Veneto con 77, la Toscana con 76 e il Piemonte con 71. A seguire troviamo la Sicilia che ne ha 55, il Lazio 22, le Marche 21, la Sardegna 15, la Calabria 13, l’Umbria 8, il Molise 6, la Liguria 4 e la Basilicata una. In Valle d’Aosta, Pa Bolzano, Pa Trento, Lombardia, Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Puglia e Campania non ci sono presidi.
 
Ospedali di comunità.
Il Presidio sanitario di assistenza primaria a degenza breve/Ospedale di Comunità svolge una funzione intermedia tra il domicilio e il ricovero ospedaliero è una struttura atta a garantire le cure intermedie, ovvero le cure necessarie per quei pazienti che sono stabilizzati dal punto di vista medico, che non richiedono assistenza ospedaliera, ma sono troppo instabili per poter essere trattati in un semplice regime ambulatoriale o residenziale classico.
 
In Italia nel 2020 vi sono 163 ospedali di comunità per un totale di 3.163 posti letto. La Regione che ne ha di più è il Veneto (69 presidi per 1.426 pl). A seguire c’è l’Emilia Romagna (26 per 359 pl), la Lombardia (20 per 467 pl), la Toscana (20 per 245 pl), le Marche (14 per 616 pl), l’Abruzzo con 5, il Piemonte (5 per 30 pl), il Molise ne ha 2, mentre in Liguria e Campania ce n’è uno solo per regione. In Valle d’Aosta, Pa Bolzano, Pa Trento, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Umbria, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna non ci sono presidi di questo tipo.
 


 
Luciano Fassari

03 marzo 2021
© Riproduzione riservata


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