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Covid. Alert sugli adolescenti, vittime indirette della pandemia


Privati da oltre un anno di esperienze di vita, libertà di spostamento e di incontro, “i ragazzi sono vittime di sentimenti negativi che stanno evolvendo in pericolosi quadri di disturbo post-traumatico da stress o in costrutti psichiatrici”, mette in guarda la Società italiana di medicina dell’adolescenza. Appello alle istituzioni, famiglie, scuola, comunità scientifica e operatori sanitari per un impegno specifico a “prevenire e saper intercettare i segnali di sofferenza psichica per attivare le migliori strategie”.

30 MAR - “Da più parti, genitori, insegnanti, medici e psicologi e dai ragazzi stessi, arriva il grido di allarme: la pandemia sta avendo un pericoloso impatto negativo sulla salute mentale dei giovani”. A tracciare il quadro è Gabriella Pozzobon, Pediatra del Centro di Endocrinologia dell’Infanzia e dell’Adolescenza presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e Presidente della Società italiana di medicina dell’adolescenza (Sima).
 
“Mentre nella prima ondata la pandemia ha interessato prevalentemente adulti e anziani - spiega Pozzobon -, nella seconda si è osservato un notevole aumento di casi tra adolescenti e giovani adulti, aspetto che si è accentuato ultimamente con l’affermarsi della variante del Sars-CoV-2 inizialmente riconosciuta nel Regno Unito, che manifesta maggiore contagiosità nei giovani. Poiché continuano a risultare frequentemente asintomatici, gli adolescenti possono avere un ruolo significativo nella diffusione dei contagi, anche in rapporto all’elevata tendenza alla socialità, alla facilità con cui si spostano autonomamente, alla scarsa attitudine all’ossequio delle regole. Per questi motivi, le autorità governative ne hanno pesantemente ristretto le attività, dalla scuola in presenza alle palestre ai ritrovi”.


Ne è conseguito, secondo Pozzobon, “che la pandemia ha avuto un impatto importante sulla fascia adolescenziale, ma per la sostanziale modifica dei loro stili di vita piuttosto che per le conseguenze delle infezioni su di loro. Privati ormai da oltre un anno di esperienze di vita, emozioni, avvenimenti, libertà di spostamento e di incontro, tutti elementi che sono funzionali agli specifici compiti evolutivi di questa età, quali la separazione e differenziazione dai genitori e l’esplorazione e l’individuazione di se stessi, oltre ad essere gravati dal contesto generale di preoccupazione per le angosce di malattia e morte, i lutti di persone care o conosciute, le notizie confondenti e inquietanti dei media, le perdite finanziarie occorse in molte famiglie, i ragazzi sono vittime di sentimenti negativi che stanno evolvendo in pericolosi quadri di disturbo post-traumatico da stress o in costrutti francamente psichiatrici come disturbi alimentari, depressione, ansia, disturbo di panico, disturbo ossessivo-compulsivo, dipendenza da sostanze e farmaci, autolesionismo e rischio suicidario”.

“Recentemente, il Comitato dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza presso le Nazioni Unite ha sottolineato i gravi effetti emotivi e psicologici della pandemia da Covid-19 sugli adolescenti, invitando gli Stati membri a intervenire affinché la loro salute mentale diventi componente essenziale dei piani di risposta nazionale alla pandemia con interventi efficaci, ispirati a criteri di giustizia e appropriatezza”, aggiunge Carlo Alfaro, Pediatra presso gli Ospedali Riuniti Stabiesi (Napoli) e Consigliere della Sima, che prosegue: “Istituzioni, famiglie, scuola, comunità scientifica e operatori sanitari devono impegnarsi a prevenire e saper intercettare i segnali di sofferenza psichica degli adolescenti per aiutarli ad attivare le migliori strategie di coping. Il supporto agli adolescenti deve esplicarsi a più livelli: implementazione delle abilità di resilienza, potenziamento della rete familiare e sociale, sostegno empatico e apertura al dialogo, monitoraggio della loro attività in rete, offerta di alternative costruttive di svago e distrazione anche in assenza della facoltà di frequentare luoghi di ritrovo, tutela di un ritmo regolare di sonno-veglia, incoraggiamento dell’attività fisica nei limiti di quanto consentito dalle norme contro la diffusione dell’epidemia”.

Per la Presidente Sima Gabriella Pozzobon “la grande sfida è trovare un equilibrio tra la tutela della salute delle persone e della popolazione e l’attenzione ai bisogni psico-emotivi. E’ necessario che i giovani siano responsabilizzati al rispetto scrupoloso delle regole e delle misure di contenimento, ma perché questo accada non può trattarsi di regole imposte dall’altro, bensì vanno coinvolti da protagonisti nella battaglia contro la pandemia, aiutandoli a comprendere il senso del loro sacrificio per proteggere sé stessi e gli altri, i propri familiari e la comunità intera. La promozione della salute non può essere un semplice intervento di informazioni, regole e imposizioni provenienti dall’alto: serve il coinvolgimento dei ragazzi nello sviluppare le competenze necessarie a fare scelte libere, giuste ed equilibrate, all’insegna della consapevolezza di avere un ruolo attivo nella società di cui sono parte”.

30 marzo 2021
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