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20 GIUGNO 2021
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Anche questa volta poche donne negli Ordini dei medici: solo una su quattro eletta nei Consigli e solo un presidente di Omceo su 10 è donna

di Ornella Mancin e Donatella Noventa

A fronte di una professione in cui le donne medico superano il 50% dei colleghi maschi nella fascia di età under 65 ed il 60% negli under 40 (dati Fnomceo, 2020) ancora oggi, nell’anno 2021, solo il 25% delle donne medico viene eletta tra i Consiglieri degli Ordini e solo il 10% raggiunge la carica di Presidente

07 MAG - Gentile Direttore,
si sono concluse a marzo le elezioni per il rinnovo delle cariche negli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (quadriennio 2021-2024) delle 106 provincie d’Italia che hanno poi eletto il nuovo Comitato Centrale della Fnomceo.
Nel congratularci per la riconferma del Dott. Anelli a Presidente della Fnomceo, ci sembra doveroso presentare alcuni dati per evidenziare se qualche passo avanti è stato compiuto verso l’ingresso di donne medico negli organi rappresentativi della professione.
 
Perché farlo? Perché “contare le donne rende immediatamente palese il dislivello di presenza e dunque di rappresentanza …. e spazza via con la forza dei numeri la diffusa presunzione che la parità di opportunità sia ormai un traguardo raggiunto” (Michela Murgia).
 
I risultati di queste elezioni Ordinistiche (tab. 1) evidenziano che dei 1.631 consiglieri di Ordine eletti nei 106 Ordini provinciali solo 413 sono donne, pari al 25%. Di queste 413 donne medico consigliere, 184 sono state elette nelle Regioni del Nord (pari al 25% dei Consiglieri eletti in questi territori), 89 su 334 al Centro (27%), 94 su 380 al Sud (25%) e 46 su 193 nelle Isole ( 24%).
 

 
La presenza femminile nei consigli di ordine è quindi pressoché identica in tutta Italia e si si attesta a circa un quarto del totale dei consiglieri eletti.
La presenza di donne medico si riduce ulteriormente se andiamo a vedere la composizione dei nuovi consigli direttivi ( Presidente, Vicepresidente, Segretario, Tesoriere) dei singoli Ordini Provinciali (tab. 2).
 

 
Nei 106 Ordini Provinciali solo 11 sono le donne con il ruolo di presidente (pari al 10% ), esattamente lo stesso numero dello scorso triennio; alcune sono riconferme (a Gorizia, Reggio Emilia, Ascoli Piceno, Fermo, Caserta, Nuoro, Pescara), altre assolute novità (a Varese, Chieti, Grosseto, Perugia). Invece nelle Province di Bolzano , Firenze e Ragusa, dopo una breve esperienza triennale di presidenza al femminile è ritornata una presidenza al maschile.
Un po’ più numerose sono le Vice presidenti che sono 24 (23%).
 
Da notare che la maggior parte delle donne medico nei Consigli direttivi provinciali riveste la carica di Segretaria: 35 donne in 106 ordini (33%) (che sia perché nell’immaginario maschile le donne sono più adatte al ruolo di Segretaria?).
Infine, 22 donne su 106 Ordini rivestono la carica di Tesoriere (21%).
I dati di cui sopra appaiono ancora più interessanti se riferiti specificatamente alle Regioni del Nord, Centro, Sud ed Isole d’Italia (tab. 3).
 

 
Le regioni del Nord con 47 provincie hanno espresso 3 Presidenti Donne (6% degli Ordini Provinciali): 2 di vecchia data ( Cherservani a Gorizia e Ferrari in Emilia Romagna) e 1 autentica novità a Varese dove per la prima volta vi è una Presidente donna.
 
Con 3 Presidenti su 47 ordini (6%) il Nord Italia evidenzia la più bassa percentuale di Presidenti donne, addirittura inferiore a quella Nazionale(10%).
 
Al Nord sono state elette 10 Vicepresidenti donne ( 21%) , 15 Segretarie ( 32%) e 12 tesoriere ( 26%). Anche qui si conferma che il massimo ruolo a cui le donne medico possono aspirare è quello di “Segretaria”, seguito da quello di Vice presidente e Tesoriere.
 
In alcune Regioni del Nord il genere femminile sembra addirittura quasi scomparire nei consigli direttivi, vedi ad esempio la Valle d’Aosta (1 sola donna come Segretaria), la Liguria (4 ordini provinciali ed 1 sola donna nella carica di Tesoriere), il Piemonte (8 ordini provinciali e 0 donne nella carica di Presidente e Vicepresidente).
 
Le Regioni del Centro con 4 Presidenti donne su 22 provincie (18%) , 7 Vice Presidenti(32%) e 9 Segretarie (41%) superano ampiamente la media nazionale, collocandosi al primo posto come rappresentatività femminile.
Interessante notare l’assenza di donne nella carica di Presidente nella Regione Lazio, 1 sola Presidente donna in Toscana (la regione più grande del Centro Italia, con 10 Province) mentre il maggior numero di Presidenti donne ci sono nelle due piccole Regioni del Centro: Marche ( 2 ) ed Umbria (1).
 
Le Regioni del Sud con 3 Presidenti Donne su 24 ordini(13%), 3 Vice Presidenti (13%), 7 Segretarie (29%) e 2 Tesoriere (8%) si collocano tra le Regioni con la minore rappresentatività di donne medico in ciascuna carica del Consiglio Direttivo .
Le Isole hanno eletto 1 sola Presidente Donna ( Nuoro) su 13 ordini (8%), 4 Vice Presidenti Donne (31%), 4 Segretarie(31%) e 4 Tesoriere (31%). Questa percentuale di Tesoriere risulta la più alta di tutte le Regioni d’italia (31%, rispetto alla media nazionale del 21%).
 
In conclusione da questi dati emerge che la maggior rappresentatività delle donne medico negli Ordini Provinciali si trova nelle Regioni del centro e in particolare in quelle più piccole.
 
A fronte di una professione in cui le donne medico superano il 50% dei colleghi maschi nella fascia di età under 65 ed il 60% negli under 40 (dati Fnomceo, 2020 ) ancora oggi, nell’anno 2021, solo il 25% delle donne medico viene eletta tra i Consiglieri degli Ordini e solo il 10% raggiunge la carica di Presidente.
Molto interessante è anche la composizione dei consigli direttivi degli Ordini presenti nelle Città Metropolitane d’Italia riguardo alla rappresentatività femminile (tab. 4).
 

 
In ben 2 città metropolitane del Nord Italia (Milano e Venezia) ed in 3 città del Sud Italia (Napoli, Reggio Calabria e Bari) nessuna donna riveste la carica di Presidente e/o Vice presidente, e/o Tesoriere e/o Segretaria. Da notare che 2 di questi Ordini (Bari e Venezia) sono guidati rispettivamente dal Presidente e dal Vice Presidente Nazionale della Fnomceo.
 
A Bologna, a Torino (guidata dal Tesoriere Nazionale della Fnomceo), a Roma ed a Cagliari solo la Segretaria è una donna.
Una curiosità: anche l’Ordine di Siena (non compresa tra le città Metropolitane), guidata dal Segretario Nazionale della FnomCeo, non ha nessuna donna nella carica di Presidente e/o Vice presidente, e/o Tesoriere e/o Segretaria.
 
Come riportato da Quotidiano Sanita del 29 marzo, le elezioni per il rinnovo del comitato Centrale della Fnomceo, svoltesi con voto elettronico in presenza e telematico a distanza, hanno riconfermato all’unanimità per i prossimi 4 anni (2021-2024) il Presidente dottor Filippo Anelli alla guida della Fnomceo, il dottor Giovanni Leoni alla vicepresidenza, il dottor Roberto Monaco come Segretario ed il dottor Gianluigi D’Agostino come Tesoriere.
 
Va segnalato come la presenza di donne negli ordini di appartenenza di queste alte cariche di rappresentanza della professione è esigua e pressoché inesistente nei comitati direttivi (nessuna donna, unica eccezione Torino con una donna nella segreteria).
 
Nel consiglio del Comitato centrale in questo quadriennio vi è la presenza di due donne: la dottoressa Anna Maria Ferrari (Reggio Emilia) e la dottoressa Paola David (Pistoia), che pur rappresentando una novità rispetto al precedente Comitato, sono ancora presenze ben lontane da determinare una effettiva parità di genere.
 
Questi dati ci lasciano molto perplesse, anche alla luce delle parole del Presidente Anelli che nel suo discorso di insediamento ha sottolineato che “…. la professione del medico riesce ad essere uguale in tutto il Paese e a farsi garante dei diritti: alla salute, alla vita, all’autodeterminazione, all’uguaglianza, all’equità. E lo fa senza discriminazione alcuna, senza respingere nessuno per questioni di genere, di colore della pelle, di lingua, di condizioni sociali. Riesce a riportare omogeneità laddove c’è frantumazione…”.
 
Se 3 anni fa quando il Presidente Anelli si è insediato per la prima volta l’assenza di donne in Comitato centrale poteva “in parte “essere giustificata, oggi al suo secondo mandato la sua posizione appare poco credibile, soprattutto in questo momento storico in cui il Presidente del Consiglio in carica Mario Draghi ha stigmatizzato più volte nei suoi interventi la necessità di superare il gap di genere che penalizza la crescita e lo sviluppo del nostro Paese.
 
L’evidenza dei numeri dimostra che il “gender gap” esiste in maniera sconvolgente negli organi di rappresentanza dei medici e al momento non si intravede volontà di lavorare per superarlo.
Chi governa specie in questi momenti non può ritenere irrilevante l’assenza delle donne dai luoghi dove si progetta e si programma la sanità di oggi e di domani.
 
Certo non si può cambiare la realtà da un giorno all’altro ma questo non può essere un alibi per non cambiare mai.
Dimostrare numeri alla mano che le donne non ci sono è un modo per renderne evidente l’assenza e… “ …finché le donne non potranno esserci per contare , è essenziale che continuino a contare per esserci…”.
 
Ornella Mancin
Medico di famiglia in Veneto
 
Donatella Noventa
Già Direttrice della U.O.C. di Medicina dello Sport e dell’Esercizio Fisico e del Dipartimento di Fisiopatologia Cardiovascolare della Ulss 13 Mirano (VE)
        

07 maggio 2021
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