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Col Covid persi 1,3 mln di ricoveri e oltre 144 mln tra visite ed esami. Ma le misure per il recupero delle liste d’attesa stentano a decollare

di Luciano Fassari

Per i ricoveri i cali maggiori in Otorinolaringoiatria e Chirurgia Vascolare. Ma giù anche quelli in oncologia e per la gestione del paziente internistico-geriatrico legati al paziente cronico con polimorbidità e fragilità. Per visite ed esami il 90% delle riduzioni ha riguardato le prestazioni nel pubblico. Ma dei 500 mln stanziati con Dl Agosto per il recupero delle liste d’attesa non ne è stato usato il 67%.

01 GIU - In pandemia si sono fatti 1,3 mln di ricoveri in meno e oltre 144 mln tra visite ed esami. A fornite i numeri è la Direzione generale della Programmazione sanitaria del Ministero della salute e ripresi dalla Corte dei conti, che ha quantificato la riduzione nel 2020 rispetto all’anno precedente dei volumi e dei valori delle prestazioni di ricovero e di specialistica ambulatoriale erogate dalle strutture sia pubbliche che private accreditate.
 
Ricoveri in picchiata.
Sono oltre 1,3 milioni i minori ricoveri calcolati rispetto al 2019 (-17 per cento guardando alle consistenze riportate nel Rapporto SDO 2019). Si tratta di circa 682 mila ricoveri con DRG medico e di poco meno di 620 mila con DRG chirurgico per un totale in valore di 3,7 miliardi. I mancati ricoveri urgenti rappresentano il 42,6 per cento, di cui l’83,1 per cento sono riferibili a DRG medici.
 
Le specialità chirurgiche maggiormente interessate dal fenomeno sono quelle con DRG afferenti alle branche di Chirurgia Generale (con particolare riferimento alle colecistectomie, sia laparoscopiche che tradizionali), Otorinolaringoiatria e Chirurgia Vascolare. Sul versante cardiovascolare si è assistito ad un calo di circa il 20 per cento degli impianti di defibrillatori, pacemaker ed interventi cardiochirurgici maggiori. Anche i ricoveri di chirurgia oncologica, nonostante questa tipologia di ricoveri fosse stata esplicitamente esclusa dal gruppo di prestazioni programmate che potevano essere considerate procrastinabili, si è registrata una riduzione del 13 per cento. Dell’8 per cento si sono ridotti anche i trapianti d’organi.
 
Nel caso dei ricoveri medici, forte è la riduzione dei trattamenti di malattie cardiovascolari, di quelli volti alla gestione del paziente oncologico (con una riduzione del 30 per cento per il tumore della mammella e circa il 20 per cento per i tumori di polmone, pancreas e apparato gastro intestinale), mentre i ricoveri per radioterapia si sono ridotti di circa il 15 per cento e del 10 per cento quelli per chemioterapia. Una flessione significativa hanno registrato anche i ricoveri per la gestione del paziente internistico-geriatrico legati al paziente cronico con polimorbidità e fragilità (insufficienza renale, disturbi della nutrizione, psicosi, demenza, BPCO). L’analisi del case-mix del percorso nascita, neonatologia e pediatria evidenzia una riduzione di circa il 30 per cento dei ricoveri pre- e post-parto, dovute probabilmente alla volontà di ridurre al minimo ricoveri di osservazione. Per quanto riguarda i ricoveri neonatali, si sono ridotti del 20 per cento tranne i trattamenti per le affezioni maggiori che si sono sostanzialmente mantenuti costanti. I ricoveri pediatrici hanno registrato un calo fino al 50 per cento.

 
Visite ed esami: -144,5 mln
Per quel che riguarda la specialistica ambulatoriale si è assistito a una riduzione complessiva di oltre 144,5 milioni di prestazioni per un valore di 2,1 miliardi. Si tratta per il 90 per cento di prestazioni di strutture pubbliche. La riduzione maggiore, in questo caso, riguarda gli esami di laboratorio (il 67 per cento delle prestazioni), mentre quelle per visite e diagnostica rappresentano rispettivamente il 12,5 e il 13 per cento. Nel caso delle strutture private oltre alla diagnostica e l’attività di laboratorio (responsabili rispettivamente del 27 e 20 per cento delle riduzioni) sono di rilievo le minori riabilitazione che incidono per il 27 percento.

 
Recupero liste d’attesa ancora al palo
"Guardando all’utilizzo che sembra sia stato fatto dei fondi stanziati (500 mln nel Dl Agosto e ora stanziati anche per il 2021) - rileva la Corte dei conti - l’impressione è che, complice la ripresa a fine anno della crisi sanitaria, la misura non sia riuscita a cogliere i risultati sperati. Anche in questo caso pur risentendo di un qualche sopravalutazione degli utilizzi dichiarati, le somme accantonate e quindi di cui non è stato fatto uso (nonostante gli elevati numeri di prestazioni da recuperare) rappresentano poco meno del 67 per cento complessivo, con quote che crescono, in media, a poco meno del 96 per cento di quanto attribuito in sede di riparto nelle regioni meridionali e insulari. La quota è superiore al 54 per cento nel Nord e al 45 per cento nel centro del Paese".
 
L.F.

01 giugno 2021
© Riproduzione riservata


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