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I Forum di QS. Quale ospedale per l’Italia? Muriana: “Luogo di cura del malato, non della malattia”

di Giovanni Muriana

Non c’è dubbio che, in particolare dopo la pandemia, il ruolo e la funzione dell’ospedale debba essere rivalutato nel senso che l’ospedale deve emanciparsi da quelle politiche che negli anni passati si sono sforzate di contenerlo, di ridurlo come costo, di ridimensionarlo come struttura e come sistema

18 GIU - Condivido molte delle riflessioni di Ivan Cavicchi che hanno avviato il forum sugli ospedali di Quotidiano Sanità. Soprattutto quando si sottolinea la necessità che la missione 6 nel punto 5.2 del PNNR debba rappresentare un’occasione per il rinnovamento degli Ospedali, in una nuova ottica dove il principio della cura del malato sia il modello di riferimento e non, come finora teorizzato, nelle riforme più recenti e del passato, il luogo di cura delle malattie.
 
Ho trovato particolarmente interessante come Cavicchi abbia inquadrato il problema ospedale nell’ambito di una riflessione più complessiva relative alle politiche sanitarie, ma a partire dal principio di realtà rappresentato dalla pandemia .
 
Non c’è dubbio che, in particolare dopo la pandemia, il ruolo e la funzione dell’ospedale debba essere rivalutato nel senso che l’ospedale deve emanciparsi da quelle politiche che negli anni passati si sono sforzate di contenerlo, di ridurlo come costo, di ridimensionarlo come struttura e come sistema. Le pesanti politiche di de-ospedalizzazione. Cioè non c’è dubbio che dopo la pandemia si debba andare oltre l’idea dell’ospedale minimo di cui parla sia Cavicchi che Cognetti e puntare decisamente sull’ospedale adeguato cioè sull’ospedale che deve essere messo nella condizione di funzionare al meglio delle sue possibilità.

 
Credo anche io, come Cognetti di cui ho apprezzato il contributo, che, pur considerando il recovery plan una occasione importante nei confronti della sanità, esso rappresenti dal punto di vista dei finanziamenti, ben poca cosa rispetto ai reali bisogni del sistema sanitario. In particolare per l’ospedale gli 8.6 mld mi sembrano a dir il vero piuttosto sottostimati.
 
Certamente spendere per il miglioramento delle strutture ospedaliere e per ammodernare il parco tecnologico è molto importante, ma la vera priorità, se partiamo dai problemi sofferti dai malati ma anche dai medici e dal resto del personale, a causa della pandemia, è la funzionalità, quindi lo sviluppo delle discipline mediche e quindi l’assunzione di personale professionalizzato. Il punto 8 delle ipotesi avanzate da Cavicchi. Non penso che le tecnologie possano funzionare da sole. E meno che mai penso che le tecnologie possano essere considerate come un fattore produttivo separabile dalla organizzazione che se ne serve.
 
Quanto al DM70 problema sul quale Cavicchi richiama giustamente la nostra attenzione devo dire che esso seppur aveva dei parametri di riferimento quali-quantitativi di efficienza organizzativa e professionale, come lo stesso Cavicchi ha evidenziato, non è stato mai di fatto applicato e non ha apportato quella selezione che si proponeva.
 
Produrre nuovi modelli di riferimento comporta il rischio che la cura sia più lunga della malattia e il risultato intangibile. Ma questo rischio tuttavia non deve condannarci all’invarianza e all’immobilismo. Se cambia tutto non si capisce perché proprio l’ospedale deve restare invariante. Ci troviamo quindi in una difficile posizione: dobbiamo come si suol dire riparare la barca che fa acqua ma continuando però a navigare non avendo di certo la possibilità di tirarla in secco.
 
Del resto a proposito di ospedali, non poche sono le contraddizioni da rimuovere. Si pensi solo al fatto che oggi si parla nel recovery plan di “ospedali di comunità” considerandole strutture intermedie tra l’ospedale e il territorio, mentre ieri le stesse strutture (quelle al disotto dei 120 posti letto) si è deciso di chiuderle di imperio perché considerate improduttive e persino pericolose. Oggi mi risulta che più di una regione pensa di risolvere la questione degli ospedali di comunità riaprendo quegli ospedaletti solo qualche anno fa così tanto esecrati .
 
In questo momento, dove la pandemia ha dimostrato, ancora una volta. la persistente imprevedibilità degli eventi biologici, sostenuti da leggi della natura che restano ignote, ma spesso incomprese da parte dei cittadini, se non è il caso di sperimentare formule di incerto risultato è però fondamentale mettere in moto un ripensamento. Che sanità? Che ospedali ci servono per risolvere tutti problemi vecchi e nuovi che la pandemia proprio come uno stress test ha diagnosticato ?
 
E’ noto che l’ospedale è il servizio che nolente o volente ha dovuto supplire a tutte le carenze del sistema in particolare modo il famoso territorio: E’ noto come dimostrano i dati inconfutabili forniti da Cognetti che l’ospedale ha risposto all’emergenza pandemica stravolgendo le sue organizzazioni interne, le sue programmazioni, le sue ordinarie funzioni. Ed è noto che a pagare il prezzo salato di questa catastrofe siano stati i malati e gli operatori che sono stati costretti a lavorare in condizioni proibitive.
 
In questo ripensamento un ruolo importante nella riorganizzazione degli Ospedali lo possono giocare naturalmente le Società Scientifiche contribuendo con i loro professionisti alla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale.
 
Se infatti l’obiettivo del SSN è il “Mantenimento e protezione dello stato di salute della popolazione in un percorso virtuoso di miglioramento continuo della qualità e della sicurezza” l’obiettivo delle Società Scientifiche è la “Definizione, Misurazione e Valutazione della qualità professionale”.
 
Per questo la Società Italiana di Chirurgia Toracica da tempo ha avviato un Progetto Qualità e Sicurezza che si basa su tre elementi innovativi:
• Produzione di un Manuale di Best Pratices adattabile alle specificità delle strutture in
coerenza con le direttive Regionali
• Misurabilità : valutazione della reale implementazione delle best pratices, del modo e con
quali risultati si sviluppi
• Partnership tra
• Società Scientifiche con il chirurgo che si mette in discussione
• Il cittadino che cresce nella consapevolezza dei diritti/doveri
 
Sulla base quindi del Manuale elaborato da un Gruppo di Lavoro, assistito da una Società di consulenza di management sanitario, abbiamo avviato un processo di accreditamento professionale delle Strutture di Chirurgia Toracica italiane, sia pubbliche che private convenzionate, con l’obiettivo di certificare le Strutture che rispondono ai criteri suddetti.
 
Siamo convinti quindi che le Società scientifiche hanno un ruolo fondamentale nei confronti dell’opinione pubblica, anzi della mentalità pubblica: servono a creare fiducia verso la scienza e le applicazioni tecnologiche che ne derivano e consapevolezza dell’impatto che l’uso corretto di scienza e tecnologia hanno per il benessere e il progresso dell’umanità.
 
Ovviamente il concetto va armonizzato nel concetto di “Rete”, che oggi non coinvolge soltanto la filiera organizzativa relativa ad un a determinata patologia, ma anche il territorio, definendo i ruoli che ogn’uno deve avere nella cura del malato inteso come persona.
 
Noi crediamo che il ruolo delle società scientifiche sia fondamentale proprio per implementare le otto ipotesi di lavoro che con grande lucidità sono state avanzate da Cavicchi che a ben vedere mettono insieme, in una comune progettualità, più necessità: quella adeguare la normativa, di superare l’inutile divisione tra territorio e ospedale, quella culturale di centrare l’intervento sul malato e non solo sulla malattia, (interessante è l’idea di ospitalità), la necessità di modernizzare i vecchi parametri della riforma Mariotti sulla base dei quali organizzare l’ospedale (inevitabile è il discorso della complessificazione), molto importante è il discorso sul tempo di cura (è del tutto evidente che la sua riduzione rappresenta il punto di incontro tra chi gestisce e chi come il malato fruisce del servizio).
 
Ma ribadiamo, in particolare a nostro avviso particolarmente importante è l’ipotesi 6 che in un ospedale considera le professioni, le tecnologie, e le discipline mediche, come i principali fattori produttivi e l’ipotesi 8 sulla partecipazione delle società scientifiche quindi dei medici alla gestione della sanità.
 
Di sicuro riparare la barca continuando a navigare non è facile. Ma in medicina e in sanità niente è facile e quello che lo sembra spesso come dimostrano tante scelte di politica sanitaria del passato, si dimostra nulla di più che una semplificazione.
 
Dott. Giovanni Muriana
Presidente Società Italiana di Chirurgia Toracica

 
Vedi gli altri articoli del Forum Ospedali: Fassari, CavicchiCognettiPalermo e Troise, Palumbo.
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18 giugno 2021
© Riproduzione riservata


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