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La televisita non è una videochiamata

di Fabrizio Massimo Ferrara

la piattaforma di comunicazione non può essere un semplice videotelefono, ma deve rappresentare un ambiente completo, sicuro e facile da usare, attraverso il quale il paziente ed il centro possano interagire e scambiarsi documenti anche al di fuori del solo momento della prestazione. Il tutto mediante funzionalità semplici ed intuitive, specialmente per i pazienti, la maggioranza dei quali (oltre i due terzi) utilizza lo smartphone

16 GIU - La pandemia da COVID-19 ha determinato un notevole impulso all’implementazione di soluzioni di telemedicina per assicurare a tutti i pazienti il diritto di accesso alle cure.
 
Come evidenziato negli “Instant Report COVID-19([1]), pubblicati settimanalmente dall’ALTEMS (Facoltà Economia, Università Cattolica, campus di Roma) fin dall’inizio della pandemia, sono oltre 220 le iniziative avviate dalle aziende sanitarie dal marzo 2020, di cui i tre quarti sono dedicate a pazienti non-covid e in massima parte finalizzate all’erogazione di televisite. In assenza di sistemi informativi che consentano la presa in carico del paziente e la collaborazione sul territorio, la soluzione più rapida ed efficace è risultata essere l’adozione di piattaforme di comunicazione web pubbliche, di immediato accesso e conosciute anche dai pazienti.
 
Dal punto di vista normativo, le “Indicazioni Nazionali per l’Erogazione di prestazioni in telemedicina([2]), approvate nel dicembre scorso dalla Conferenza Stato Regioni definiscono delle regole e dei criteri di validità nazionale per l’erogabilità, la rendicontazione e la tariffazione delle prestazioni in telemedicina.
 
Occorre adesso che tutte queste soluzioni siano “messe a sistema”, ovvero siano realmente integrate nel contesto dei processi clinico organizzativi e non determinino una ulteriore frammentazione delle attività e dei dati fra diversi sistemi, eterogenei e proprietari. Con la conseguenza che i dati di un paziente seguito sia in presenza che in telemedicina risiedano su sistemi diversi, non integrati ed ai quali il medico debba accedere per avere un quadro clinico affidabile.   
 
A questo scopo, l’esigenza principale è mantenere il processo clinico-organizzativo della televisita conforme  a quello delle visite in presenza, continuando a fare uso delle procedure e degli strumenti informatici e/o cartacei già utilizzati per le attività di prenotazione, organizzazione del lavoro nel centro, gestione dei dati clinici e rendicontazione.  Con questo approccio, la piattaforma di comunicazione deve rappresentare solo lo strumento mediante il quale gestire le interazioni con il paziente, senza determinare condizionamenti sul processo organizzativo e -soprattutto- senza causare frammentazione dei dati del paziente fra sistemi diversi.
 
All’inizio della pandemia, l’ “Osservatorio sulla Telemedicina Operativa([3]) del Laboratorio ALTEMS sui Sistemi Informativi Sanitari ([4]) ha promosso l’iniziativa  “Telemedicina Subito([5]), una collaborazione con diverse aziende sanitarie, per analizzare gli scenari relativi a varie patologie e setting assistenziali, e definire dei manuali operativi su come implementare soluzioni di telemedicina nell’ambito dei processi esistenti, facendo uso di piattaforme pubbliche per l’interazione con il paziente.
 
I manuali realizzati sono liberamente disponibili sul sito www.dati-sanita.it . Ad oggi sono stati effettuati oltre 2.000 download e riguardano diverse patologie e setting assistenziali quali: oncologia, neurologia, reumatologia, neuropsichiatria infantile, percorso nascita, diabetologia, dermatologia, assistenza domiciliare. Sono attualmente in corso progetti multicentrici per definire come introdurre la telemedicina nell’ambito del percorso di cura dei pazienti affetti da emofilia e da HIV, in collaborazione anche con le relative Associazioni di pazienti.
 
Per le prestazioni erogate vengono raccolti indicatori, ovviamente anonimi relativamente al paziente, che consentano valutare e misurare con criteri scientifici la validità dei protocolli definiti, in termini organizzativi, clinici e di gradimento, che risulta sempre alto in pazienti di tutte le fasce di età, dai cinque agli oltre ottanta anni.
 

 
 
Sulla base di quanto emerso in questa esperienza, è stato possibile delineare un modello di validità generale per la gestione clinico-organizzativa delle televisite, che – opportunamente declinato secondo le specifiche esigenze - può essere utilizzato come termine di riferimento per l’implementazione di soluzioni di televisita nei diversi contesti.
 
Vale innanzi tutto ricordare che - come esplicitato anche in molte delibere Regionali e nelle Indicazioni Nazionali precedentemente citate -  la modalità di telemedicina è praticabile solo nel caso in cui la condizione del paziente e/o la valutazione del medico non renda necessario un esame fisico del paziente. Analogamente, qualora questa necessità emerga nel corso di una televisita, questa deve essere interrotta, per pianificare una visita in presenza.
 
Fatta salva questa premessa, va tenuto conto che, come in presenza, erogare una televisita è un processo ben più articolato della semplice intervista al paziente, ma comprende anche lo scambio di documenti e comunicazioni - prima, durante e dopo la visita- necessari sia ai fini della valutazione medica che delle attività del paziente.
 
Per individuare come implementare la modalità di telemedicina come alternativa alle visite in presenza vanno quindi analizzate tutte le fasi del processo sotto il profilo delle interazioni con il paziente, che rappresentano quindi requisiti che devono essere soddisfatti dalle funzionalità della piattaforma di comunicazione adottata.
 
La televisita non può quindi essere una semplice videochiamata: la piattaforma di comunicazione non può essere un semplice videotelefono, ma deve rappresentare un ambiente completo, sicuro e facile da usare, attraverso il quale il paziente ed il centro possano interagire e scambiarsi documenti anche al di fuori del solo momento della prestazione. Il tutto mediante funzionalità semplici ed intuitive, specialmente per i pazienti, la maggioranza dei quali (oltre i due terzi) utilizza lo smartphone.
 

 
Fabrizio Massimo Ferrara
Coordinatore scientifico del “Laboratorio sui sistemi informativi sanitari”, ALTEMS Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari, Università Cattolica, campus di Roma
 
Note:
[1]  https://altems.unicatt.it/altems-covid-19
[2]  http://www.statoregioni.it/media/3221/p-3-csr-rep-n-215-17dic2020.pdf
[3]  https://altems.unicatt.it/altems-i-sistemi-informativi-sanitari-per-il-governo-dell-organizzazione-osservatorio-sulla-telemedicina
[4]  https://altems.unicatt.it/altems-laboratori-e-osservatori-i-sistemi-informativi-sanitari-per-il-governo-dell-organizzazione
[5]  https://www.dati-sanita.it/wp/telemedicina/telemedicina-subito/

16 giugno 2021
© Riproduzione riservata


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