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Il Direttore Assistenziale: una opportunità di sistema

di Claudio Maria Maffei

Quella del Direttore Assistenziale è una buona scelta, tanto più valida quanto più la sua introduzione avviene in un sistema maturo che sta già sperimentando i cambiamenti che il PNRR indica. Il fatto che questa scelta trovi tante resistenze in una realtà che ha queste caratteristiche come l’Emilia-Romagna mi sembra un fatto rilevante di cui tener conto e da approfondire. Senza però tornare indietro rispetto a questa scelta

21 LUG - La proposta di Legge Regionale dell’Emilia Romagna sulla figura del Direttore Assistenziale adesso che si avvicina la data prevista per la sua approvazione in Giunta, il 26 luglio, sta infiammando un dibattito che ormai ha superato i confini della Regione.
 
Per chi non avesse ancora colto l’essenza del problema, con questa proposta di legge alle Figure del Direttore Sanitario, del Direttore Amministrativo  e del Direttore dell’Attività Socio-Sanitaria ai vertici delle Aziende in staff alla Direzione Generale sarebbe prevista anche la figura del Direttore Assistenziale, come riferimento del personale delle cosiddette “professioni sanitarie” che operano in sanità. 
 
In queste professioni sono ricomprese 22 professioni, di cui la più numerosa è rappresentata dagli infermieri, che tutte assieme ricomprendono – come ha ricordato qui la FNOPI - oltre l’80% del personale delle Aziende della Regione Emilia-Romagna.
 
Si contrappongono alla proposta, da una parte posizioni fortemente critiche da parte dei Sindacati Medici e dall’altra posizioni fortemente favorevoli da parte degli Ordini e  delle Associazioni Sindacali rappresentative del mondo delle professioni sanitarie. C’è stata anche una adesione spontanea di 400 medici con tanto di lettera aperta di sostegno alla iniziativa della Regione.

 
I contributi del mondo delle professioni usciti su Quotidiano Sanità a favore della proposta hanno tra l’altro sottolineato i riferimenti  normativi e contrattuali che la sostengono (vedi in particolare la lettera del mio amico Marcello Bozzi).
 
Io vorrei sviluppare invece alcune considerazioni che la lettera dei 400 medici ha anticipato. Il sostegno viene motivato in questa lettera dalle quotidiane esperienze e prassi di collaborazione e condivisione e dalla consapevolezza che solo dalla integrazione tra le diverse professioni è possibile garantire una sanità innovativa e all'avanguardia.
 
Su questa base e sulla base dell'esperienza della pandemia i firmatari della lettera ritengono che il coordinamento tra i contributi professionali sia necessario per una visione strategica e moderna della sanità. Per questo ritengono che consolidare la figura del direttore assistenziale con un riconoscimento formale sia utile al fine di programmare l'evoluzione delle loro organizzazioni anche alla luce dell'opportunità rappresentata dal PNRR.
 
La prospettiva con cui è stata scritta la lettera è quella di chi nella pratica clinica e assistenziale quotidiana vede già oggi emergere con chiarezza l’esigenza di un sostegno direzionale specifico al  mondo delle professioni. Io invece vorrei fare alcune considerazioni più di tipo organizzativo a supporto della scelta di prevedere la Figura del Direttore Assistenziale nello staff delle Direzioni Generali.
 
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza rilancia una lunga serie di progetti finalizzati alla costruzione di  nuovi modelli organizzativi e di nuovi processi assistenziali ognuno dei quali “reclama” un nuovo ruolo per le professioni sanitarie. Cito a solo titolo di esempio:
 
- la infermieristica di famiglia e di comunità, che modifica i rapporti con la medicina di famiglia e di comunità;
 
- gli ospedali di comunità con “reparti” a prevalente gestione infermieristica;
 
- gli ambulatori per la malattie croniche a gestione infermieristica;
 
- l’introduzione del  case management nella gestione della cronicità che riguarda non solo gli infermieri, ma anche altri professionisti sanitari come i fisioterapisti;
 
- la Case della Comunità con equipe multidisciplinari;
 
- la telemedicina con tutte le sue ricadute, a solo titolo di esempio, nell’area della diagnostica per immagini.
 
Ma anche le linee di tendenza relative alla assistenza ospedaliera che il PNRR non tocca pure prevedono nuovi modelli organizzativi e nuovi ruoli professionali come ad esempio:
 
- la previsione negli ospedali di aree intensive e semiintensive da attivarsi in caso di emergenza anche con personale normalmente assegnato ad altre attività;
 
- la sempre più diffusa organizzazione delle degenze secondo il modello della intensità di cura.
 
In un contesto come questo la presenza di una Direzione Assistenziale che si faccia specificamente carico dei cambiamenti culturali ed organizzativi che riguardano la  grande maggioranza dei professionisti che operano nel sistema sanitario appare una grande opportunità.
 
E’ interessante allora ricostruire le motivazioni dell’aspro dissenso espresso a livello nazionale dalla Intersindacale Medica qui su QS. Nel loro comunicato parlano di “un discutibile maquillage organizzativo, figlio di una ricerca spasmodica di consenso” che  “sovverte, di fatto, ogni priorità di intervento sanitario”. Si attribuisce alla stragrande maggioranza dei professionisti del SSR “la critica della scelta e della tempistica di una iniziativa che apre l’ennesimo poltronificio ad alto costo, producendo confusione nella gestione clinica del paziente e sottraendo, per di più, personale, già scarso, alla attività assistenziale”.
 
Quello che emerge dalla (ri)lettura di questo comunicato va molto al di là del semplice rifiuto di una nuova figura direzionale. Ci sono infatti: una chiara insofferenza nei confronti delle politiche sanitarie complessive delle Regioni (che sovvertirebbero le priorità), una forte critica  nei confronti del modello aziendale (già pieno di poltrone ad alto costo), una forte resistenza alla innovazione nei modelli organizzativi aperti ad un ruolo diverso per i professionisti sanitari (accusati di produrre confusione nella gestione clinica del paziente) e la convinzione che questi professionisti (già scarsi) debbano essere soprattutto impegnati nell’assistenza diretta.
 
Confermo, per quel che vale la mia convinzione, che quella del Direttore Assistenziale sia una buona scelta, tanto più valida quanto più la sua introduzione avviene in un sistema maturo che sta già sperimentando i cambiamenti che il PNRR indica.
 
Il fatto che questa scelta trovi tante resistenze in una realtà che ha queste caratteristiche come l’Emilia-Romagna mi sembra un fatto rilevante di cui tener conto e da approfondire. Senza però tornare indietro rispetto alla scelta del Direttore Assistenziale, che rimane per quella Regione una buona scelta e per molte altre Regioni una scelta da costruire dentro un percorso di evoluzione culturale ed organizzativa dei processi assistenziali.
 
Claudio Maria Maffei
Coordinatore scientifico Chronic-On

21 luglio 2021
© Riproduzione riservata


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