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Si vogliono smantellare i Dipartimenti delle Dipendenze?

di Luigi Stella e Ernesto de Bernardis

Il rischio concreto, stante a quanto si propone nel documento elaborato recentemente da Agenas, è che la Psichiatria inglobi personale, strutture, prassi e cultura dei Servizi per le Dipendenze, sottraendoli al loro specifico, per costituire un ghetto di psichiatria minore, destinata a pazienti delegittimati e resi marginali, annullando un patrimonio di peculiare conoscenza ed esperienza che invece va preservato e trasmesso

21 LUG - La Società Italiana Tossicodipendenze (SITD), società scientifica nazionale, attiva da 31 anni, composta da numerosissimi soci provenienti dai Servizi delle Dipendenze, dell’Università e del Privato Sociale, ha sempre promosso la cultura scientifica nel campo, senza trascurare gli aspetti organizzativi, che condizionano la realtà dell’intervento clinico.
 
A questo proposito, con mandato del Direttivo Nazionale, segue, con notevole interesse misto a disappunto e preoccupazione, l’assurdo tentativo di voler far confluire sul territorio nazionale la gestione delle Dipendenze nel contenitore della Psichiatria, anche se, purtroppo, complici le autonomie regionali dettate dal Titolo V, questo scempio in alcune Regioni si è già consumato.
 
Le ragioni che ci vedono contrari sono sostenute dai fatti e non finalizzate a difendere posizioni, incarichi o altri interessi, ma discendono dall’esperienza e dai dati presenti nella Letteratura Scientifica. Infatti, laddove ciò è avvenuto, si è assistito ad una restrizione dell’assistenza alle persone affette da dipendenza, creando insoddisfazione sia nei professionisti del settore che nei pazienti.

 
Purtroppo, dobbiamo intervenire di nuovo sullo stesso argomento, poiché leggiamo nella bozza del documento predisposto da Agenas anticipata da Quotidiano Sanità: L'assistenza nel campo della salute mentale è assicurata e governata in ciascuna Azienda Sanitaria Locale dal Dipartimento di Salute Mentale (DSM) ……. A questo livello si collocano in genere anche servizi per le dipendenze patologiche…”.
 
In questo modo si ritorna all’anno zero, quando l’assistenza alle persone con dipendenza venne svincolata da quella dei reparti e dei servizi psichiatrici, perché su tale patologia l’assistenza psichiatrica era stata fallimentare e si viveva una gravissima crisi sociale e sanitaria caratterizzata dalla diffusione dell’eroina ad ogni livello con un’escalation di overdose e infezioni da HIV.
 
Ciò che più ci rammarica è che quando ci sono dei problemi, siamo sempre tra i primi ad essere presi di mira: questa volta è in gioco il revival dei Distretti Sanitari, che dietro la spinta della pandemia si vogliono potenziare. Dopo averli svuotati si cerca goffamente di riempirli e si guarda con appetito alle Dipendenze Patologiche.
 
Ormai crediamo, dovremmo avere chiaro che la medicina ha bisogno di pianificazione e di programmazione, e non sono le scelte estemporanee che devono prevalere se si vuole intraprendere una strada che metta al centro efficacia ed efficienza. Si vogliono smantellare i Dipartimenti delle Dipendenze per far affluire nei Distretti i Ser. D. e gli stessi nella Psichiatria, senza nessuna evidenza scientifica, mettendo mano ad una riforma che sconvolgerà l’assistenza nel nostro segmento.
 
Le Dipendenze patologiche sono malattie complesse e multifattoriali e dinamiche, con risvolti di natura chimica e comportamentale. La risposta deve essere altrettanto complessa e multifattoriale, e che richiede interventi che anticipano e mitigano su grandi numeri lo sviluppo della patologia, che ne riducono concretamente i danni, che individuano e trattano le malattie somatiche correlate: interventi e prassi a tutt’oggi estranei al corpus organizzativo della psichiatria, perlomeno in Italia.
 
Altresì, per come va oggi la società, l’intervento nel campo delle Dipendenze deve giocoforza superare la visione centrata sulla patologia, e per una parte della popolazione generale deve assumersi il compito di aiutare in maniera non moralistica persone che fanno un uso non ancora patologico di sostanze legali o illegali, o che si impegnano in comportamenti gratificanti a rischio, in maniera da contribuire a mantenerli entro i limiti dell’autocontrollo e di danni limitati.
 
Questa complessità che in Italia, salvo forse eccezioni locali, non è nella cultura della Psichiatria (che fa altro, come è giusto che sia, con ben noti limiti legati alla mancanza di personale e di strutture), va trattata da sistemi complessi quali sono i Dipartimenti delle Dipendenze.
 
La cultura della prevenzione universale, selettiva e indicata è un patrimonio che i Servizi delle Dipendenze hanno sviluppato in questi trent’anni, e lo stesso si può dire della politica della Riduzione del Danno e della Limitazione dei Rischi, che finalmente sono entrati a pieno titolo nei LEA. E ancora, la collaborazione paritetica Pubblico – Privato Sociale, che tende verso un Sistema dei Servizi e ha fatto da battistrada producendo un modello da copiare e copiato in svariati settori; e infine, la presa in carico dello screening, della diagnosi e della terapia delle patologie somatiche correlate, prime fra tutte epatite C, epatite B ed HIV, endocarditi infettive, cirrosi epatica alcolica, disturbi cardiovascolari da stimolanti ecc.
 
Badate bene che tutto questo non ha nulla a che vedere con la Psichiatria, senza togliere merito al fatto come ampiamente riportato in letteratura, che la collaborazione tra Dipendenze e Psichiatria è essenziale (ma che non esaurisce in sé la Medicina delle Dipendenze).
 
Il rischio concreto è che la Psichiatria inglobi personale, strutture, prassi e cultura dei Servizi per le Dipendenze, sottraendoli al loro specifico, per costituire un ghetto di psichiatria minore, destinata a pazienti delegittimati e resi marginali, annullando un patrimonio di peculiare conoscenza ed esperienza che invece va preservato e trasmesso.
 
Purtroppo, nonostante tutto questo, molteplici difficoltà stanno contribuendo nel nostro Paese ad affossare quanto di buono si è cercato di costruire in questi anni con la Legge 309/90 e la Legge 45, la cosiddetta Legge Lumia. Fagocitare i Ser. D. non è una buona idea né dal punto di vista dell’efficacia né dal punto di vista dell’efficienza, ma ormai poche Regioni resistono a questo scempio sistematico. Questo disastro è sotto gli occhi di tutti, ma nessuno muove un dito per fronteggiare la situazione, anzi Agenas continua e rafforza lo scempio.
 
E’ singolare che negli USA, sotto la spinta dell’epidemia di decessi da overdose (93mila nel 2020), configurandosi come un problema di Sanità Pubblica, si è invertita la rotta sulle politiche delle droghe, infatti le Dipendenze sono uscite dalla Psichiatria per confluire nella Medicina Preventiva, configurandosi come un problema di Sanità Pubblica. E invece noi cosa facciamo? Ripercorriamo le politiche degli americani anche quando sono fallimentari.
 
L’Italia come impianto strategico dei Servizi per le Dipendenze ha un sistema molto capillare che non ha eguali nel mondo, nonostante, ci sono a volte, alcune criticità, facilmente correggibili. La responsabilità della politica è enorme in questa scelta: vogliamo consegnare i nostri figli e i nostri nipoti e non solo, allo spettro dell’epidemia di decessi che da anni sta dilaniando gli USA, è’ possibile che avendo un quadro davanti agli occhi di un’epidemia di decessi, dobbiamo ripercorrere queste scelte scellerate?
 
L’Agenas conosce bene la governance e dovrebbe sapere bene che: “Imparare dagli errori” ed adottare miglioramenti continui con l’obiettivo di ridurre in modo significativo il rischio di eventi negativi, costituisce la strategia vincente di una moderna interpretazione del percorso in atto, di diffusione della Certificazione di Qualità UNI EN ISO 9001:2000.
 
Appare fondamentale, quindi, in primo luogo porre in atto programmazioni, in modo da prevenire le probabilità dei i rischi e che quest’ultimi, siano eliminati ed in secondo luogo attivare buone prassi provenienti da altre esperienze e isolare le esperienze negative per mettere in campo una difesa in grado di arginare conseguenze negative già sperimentate.
 
Pertanto, in questo momento particolare, la SITD sente il dovere di manifestare la propria preoccupazione per l’ennesimo attentato che si vuole perpetrare e ripetiamo senza alcuna evidenza scientifica.Una forzatura del genere rischia di creare un’enorme confusione e quindi auspichiamo un opportuno chiarimento.
 
Nel rispetto delle normative Nazionali e Regionali si invitano gli organi di indirizzo, e Agenas nella fattispecie, a voler valorizzare il lavoro svolto, nello spirito di un maggior miglioramento, promuovendo su tutto il territorio nazionale la permanenza o la nuova costituzione di specifici Dipartimenti delle Dipendenze, sanando eventuali difformità a livello Regionale della normativa vigente, e abbandonando l’idea – non sostenuta da alcun presupposto scientifico - di smantellare i Dipartimenti delle Dipendenze esistenti.
 
In questo senso ci rendiamo disponibili per una eventuale audizione, per illustrare, dati alla mano, le nostre ragioni, che riteniamo essere le ragioni della scienza, e non quelle dettate da interessi personali o di corporazione
 
Luigi Stella
Presidente della Società Italiana Tossicodipendenze (SITD)
 
Ernesto de Bernardis
Membro della Direzione Nazionale SITD

21 luglio 2021
© Riproduzione riservata


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