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14 AGOSTO 2022
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Cosa mi aspetto dal G20 Salute

di Grazia Labate

Così come è vero che il virus non ha confini è altrettanto vero che salute ed equità sono un binomio inscindibile ed un nostro dovere politico e morale verso la società del terzo millennio.

06 SET - Il coronavirus continuerà a perseguitarci, a perseguitare l'Occidente, a meno che i tassi di vaccinazione in Africa non vengano migliorati.
Centinaia di milioni di dosi giacciono nei magazzini in Europa e in Nord America, mentre potrebbero essere utilizzate nei paesi africani.
Il 70% dell'occidente è stato vaccinato, solo il 2% in Africa e negli altri paesi del mondo a basso reddito. Quindi, il 98% non è protetto.
Fa male a loro, fa male a noi, perché la malattia tornerà a perseguitarci e farà male anche ai vaccinati con nuove varianti.
Questo divario vaccinale tra ricchi e poveri di vaccini è davvero una macchia terribile.
È un fallimento morale da parte del mondo intero.
 
Questo deve essere al centro del G20 sulla salute che si apre oggi a Roma.
I casi di coronavirus in Russia hanno raggiunto i 7 milioni domenica, con il paese che ha riportato 18.645 nuove infezioni nelle ultime 24 ore e 793 morti in più.
 
Gli ultimi dati hanno portato il numero totale di casi a 7.012.599, con il bilancio delle vittime complessivo a 187.200, riporta Reuters.
Il servizio statistico statale russo Rosstat tiene un conteggio separato e ha affermato ad agosto che 365.000 persone sono morte di Covid o di cause correlate tra aprile dello scorso anno e lo scorso luglio.
 
Il numero di morti in eccesso, che secondo alcuni epidemiologi è il modo migliore per misurare il bilancio delle vittime durante una pandemia, ha raggiunto i 528.000 a luglio, secondo i dati di Rosstat.
 
Nessuno gode, in questo governo, tantomeno il Ministro della salute o il Premier, a formulare proposte di restrizioni alle libertà delle persone.
La stragrande maggioranza del personale del SSN si è fatto vaccinare. E l'importante è continuare a sostenere le persone, a rassicurarle ad informarle perché decidano al più presto di farsi vaccinare.
 
Ovviamente gli operatori del servizio sanitario, come chiunque altro, devono assumersi la responsabilità delle decisioni che prendono e delle implicazioni delle loro affermazioni, ma penso che ciò su cui dovremmo concentrarci è il fatto che la stragrande maggioranza del personale del SSN sta facendo la cosa giusta, ed è stato altamente "responsabile" da parte del governo considerare di rendere la vaccinazione un requisito fondamentale per l'occupazione nella sanità, a scuola ed io mi auguro per tutto quel personale dei servizi a contatto con il pubblico. Così come il green pass quale strumento di libertà e responsabilità individuale e collettiva. Mi auguro che alla fine di settembre potremo fare in modo che l’80% della popolazione sia vaccinata e lavorare con l'industria per assicurarsi che possano aprire in modo sicuro e sostenibile a lungo termine. Il modo migliore per farlo è controllare lo stato di vaccinazione dei lavoratori.
 
In risposta a questa emergenza di sanità pubblica, un gruppo di scienziati dell’americana Johns Hopkins University (nel Maryland) ha sviluppato una mappa per visualizzare e tracciare, quasi in tempo reale, i casi segnalati.
 
I dati sono raccolti da varie fonti:
 
Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), Usa Centers for Disease Control and Prevention, Ecdc, China, Nhc e altri — e uniti a quelli di DXY, un sito web cinese che aggrega i rapporti sulla situazione di istituzioni locali, fornendo le stime dei casi regionali più importanti (decessi confermati, sospetti, ...). I casi degli Stati Uniti (confermati, sospetti, decessi) sono presi dal Cdc americano; quelli degli altri Paesi dai dipartimenti sani-tari regionali.
 
Noi usufruiamo dei dati dell’ECDC europeo, dell’ISS, di quelli della fondazione GIMBE e di quelli pubblicati on line sulla rivista dell’associazione italiana di epidemiologia AIE che ogni giorno fornisce on line l’andamento sotto la ru-brica MADE, della rivista medesima, a cura del Prof. Cislaghi. La dashboard vuole fornire al pubblico un aggiornamento sulla situazione dell'epidemia mentre si sviluppa, con dati acquisiti da fonti trasparenti.
 
I vaccini approvati dall’Agenzia europea per i medicinali e, di conseguenza in Italia, dall’Agenzia del Farmaco sono quelli di Pfizer/BioNTech, Moderna, AstraZeneca e Johnson&Johnson. Altri vaccini sono stati messi a punto e approvati in Russia e in Cina e sono in uso in questi due Paesi e in quelli che, con loro, hanno fatto accordi commerciali. In Italia la prima fase del piano vaccinale è partita il 27 dicembre 2020 con priorità ad operatori sanitari-sociosanitari e residenti delle Rsa.
 
La campagna vaccinale non dipende solo dalla consegna per tempo dei vaccini da parte delle aziende farmaceutiche, in seconda battuta dipende dal piano vaccinale messo a punto dal governo con il Commissario straordinario, cui competono logistica, approvvigionamento, stoccaggio e trasporto. La gestione pratica della vaccinazione (con assunzione di personale per le iniezioni, individuazione e chiamata dei candidati, indicazione delle sedi ed effettiva somministrazione) è poi affidata alle Regioni che si coordinano con il ministero della Salute e la struttura del Commissario straordinario. Per questo il trend di somministrazione giornaliera varia da Regione a Regione. Anche l’individuazione delle persone facenti parte delle categorie prioritarie, indicate di volta in volta dal governo, spetta alle Regioni.
 
Con il 64,3% di persone completamente vaccinate l’Italia è ai primi posti tra i paesi Ue per somministrazioni sul totale della popolazione. Siamo nettamente sopra la media della Ue, al 57,8%.
 
Una interessante analisi, comparsa 2 giorni fa, su Sole 24 ore dimostra che: l’Italia si piazza davanti a Paesi Bassi (62,3%), Germania (60,1%) e alla Francia (59,8%), Svezia (57%), Austria (57,7%), Grecia (55,4%), Finlandia (50,6%), Polonia (49,7%), Croazia (39,5%). Fanno meglio di noi altri paesi europei come: Portogallo (75%), Danimarca (72,4%), Spagna (71,4%), Belgio (69,9%), Irlanda (67,8%). Fuori dalla Ue la Gran Bretagna è al 62,9%, il Canada al 66,9%, gli Usa al 51,9%, il Giappone al 46,9%.
 
In Francia è partita la campagna per la terza dose, il 1° settembre per le persone più anziane e vulnerabili, con l’obiettivo di compensare il calo di efficacia dei vaccini dopo diversi mesi dall’assunzione della prima dose. La campagna lanciata in Francia riguarda, in particolare, gli over-80 immunodepressi e altri individui ritenuti ad alto rischio Covid, come i malati di cancro in corso di trattamento o i pazienti sotto dialisi. Uno studio molto interessante dei ricercatori dell’Università di Montpellier, coadiuvati dai rianimatori degli ospedali di Nimes e Caen, ha messo a punto i risultati delle prime indagini sull’effetto della vaccinazione anti Covid in Francia, rilevando che si sono evitati fra il 1 gennaio e il 20 agosto, 47.400 morti legati al virus e che grazie ai vaccini, a 39.100 persone è stato risparmiato il ricovero in terapia intensiva.
 
Il COVID19 ha causato una crisi globale senza precedenti, tra cui milioni di vite perse, sistemi sanitari pubblici sotto shock e profondi disagi economici e sociali, colpendo in modo sproporzionato i più vulnerabili. Mentre la vaccinazione va avanti speditamente, non mancano sacche di resistenza no vax in molti paesi. Tuttavia, al momento la variante Delta la fa da padrona, appare più veloce nella sua corsa infettiva rispetto alle varianti già viste e appare persino più letale.
 
Al tempo stesso, la distribuzione globale dei vaccini è segnata da sfide di equità oltre a complicazioni logistiche. Altri milioni di esseri umani sono quindi ancora a rischio di morire, di affrontare una significativa morbilità o di perdere i propri mezzi di sussistenza a causa delle incerte prospettive economiche. La pandemia ha messo alla prova le capacità locali, nazionali, regionali e globali di prepararsi e rispondere.
Le varie strategie nazionali adottate per controllare la trasmissione virale sono ampiamente dibattute.
 
Tuttavia, il relativo successo di queste strategie è dipeso e dipende, in gran parte da come un sistema sanitario esistente è organizzato, governato e finanziato in modo coordinato a tutti i livelli.
La pandemia ha messo in luce i limiti di molti sistemi sanitari, inclusi alcuni che in precedenza erano stati classificati come ad alte prestazioni e resilienti, si vedano il caso inglese e quello svedese. Un'analisi completa della resilienza dei sistemi sanitari durante la pandemia può quindi individuare lezioni importanti e contribuire a rafforzare la preparazione, la risposta e l'approccio dei paesi alle future sfide sanitarie.
Anche di questo si dovrà parlare in questo G20 sulla salute.
 
Sebbene la resilienza sia un concetto fondamentale nella riduzione del rischio di catastrofi, la sua applicazione ai sistemi sanitari è relativamente nuova.
È stata definita in senso lato come la capacità delle istituzioni e degli attori sanitari di prepararsi, riprendersi e assorbire gli shock, pur mantenendo le funzioni fondamentali e servendo i bisogni di assistenza continua e acuta delle loro comunità. Durante una crisi, un sistema sanitario resiliente è in grado di adattarsi efficacemente in risposta a situazioni dinamiche e ridurre la vulnerabilità all'interno e all'esterno del sistema. L'esperienza di precedenti epidemie, come l'Ebola, la sindrome respiratoria acuta grave (SARS) e la sindrome respiratoria mediorientale, hanno sottolineato i legami tra la resilienza e il contrasto alla trasmissione di nuove epidemie.
 
I sistemi sanitari resilienti, sottolinea la letteratura, mostrano che gli sforzi dovrebbero concentrarsi non solo sulla capacità di assorbire gli urti imprevisti, ma essere capaci di offrire assistenza, offrendo nel contempo assistenza di qualità ai normali bisogni di salute della popolazione. Poiché COVID19 ha travolto i sistemi sanitari di tutto il mondo, i dibattiti sulla resilienza sono diventati più urgenti ed è necessario comprendere meglio gli elementi delle risposte nazionali, ma anche le forme e gli strumenti di coordinamento europeo ed internazionali, necessari alla globalizzazione di sistema che caratterizza le nostre società. Pertanto, in questa prospettiva, Il G20 sulla salute diventa fondamentale per affrontare un quadro di resilienza dei sistemi sanitari ed esaminare l’efficacia delle risposte nazionali a COVID-19 e alle sfide sanitarie future.
 
Dunque il nostro quadro concettuale che pur si fonda sulla conoscenza dei sistemi sanitari analizzati dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), e dall’OCSE, cui abbiamo aggiunto funzioni di sanità pubblica, inclusi test, tracciamento dei contatti, sorveglianza delle malattie e interventi di sanità pubblica non farmaceutici, sistema delle vaccinazioni, che spesso operano separatamente dall'erogazione del servizio sanitario, abbisogna di una analisi realistica dei fabbisogni, delle risorse umane e finanziarie sia per le risposte alla pandemia che per la salute della popolazione in corso. Allo stesso modo, i sistemi di informazione sanitaria sono funzioni vitali sia per la salute pubblica che per i sistemi sanitari poiché, idealmente, dovrebbero essere integrati per acquisire dati a livello individuale, di sistema sanitario e di popolazione, ma purtroppo non è cosi.
 
E dunque l’occasione del G20 sulla salute non può mancare l’obiettivo che la pandemia si vince insieme, sennò l’umanità sarà gravemente compromessa. Non può esserci resilienza dei sistemi sanitari senza il coinvolgimento della comunità. Alla base di ogni azione deve agire l'equità sanitaria e il raggiungimento dei risultati.
Il ruolo fondamentale del coordinamento con i settori non sanitari è essenziale per fornire i supporti necessari ad affrontare i determinanti sociali della salute.
 
Quindi la discussione sui sistemi sanitari in ambito G20 deve approdare a sistemi sanitari resilienti, capaci di generare risultati positivi sulla salute fisica e mentale per tutti, compresi i gruppi vulnerabili ed emarginati, visto che l’esperienza della pandemia fin qui, ha fatto emergere in maniera incontrovertibile, che in molti paesi, i tassi di mortalità per COVID-19 sono stati sproporzionatamente più alti tra le popolazioni più anziane, i gruppi etnici minoritari, le popolazioni svantaggiate dal punto di vista socioeconomico e i lavoratori migranti e a basso salario, sottolineando l'interconnessione tra equità e risultati sanitari. Così come è vero che il virus non ha confini è altrettanto vero che salute ed equità sono un binomio inscindibile ed un nostro dovere politico e morale verso la società del terzo millennio.
 
Grazia Labate
Ricercatrice in economia sanitaria già sottosegretaria alla Sanità


06 settembre 2021
© Riproduzione riservata


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