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23 GENNAIO 2022
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Speranza scarica la bozza di riforma del DM70. Bene ora lo si cambi davvero

di Ivan Cavicchi

L’auspicio, quindi, apprezzando il chiarimento del ministro Speranza al question time di ieri dove ha definito un "brogliaccio" il testo di revisione degli standard ospedalieri, è concordare un nuovo testo che superi il DM 70 senza per questo (vorrei rassicurare i suoi apologeti) sbracare cioè cedere al laissez faire del passato dove la politica costruiva in cambio di voti, gli ospedali come costruiva le autostrade

11 NOV - Bravo Speranza. Questa volta sono d’accordo con lei. IL DM 70, cioè il vecchio regolamento del 2015 che ancora oggi disciplina l’organizzazione degli ospedali, soprattutto dopo la pandemia deve essere riformato. Finalmente una buona notizia.
 
Ieri pomeriggio al “question time” in aula alla Camera, le parole del ministro sono state non solo chiare ma direi soprattutto coerenti, questo il suo ragionamento:
• “non è questa la fase dei tagli e non è questa la fase della riduzione dei servizi (omissis) i servizi vanno rafforzati …”
• di conseguenza il Dm 70 va riformato perchè esso è un rottame delle politiche di deospedalizzazione del passato che soprattutto dopo una pandemia, non rafforza per niente il sistema ospedaliero.
 
Come forse si ricorderà, su questo giornale, a luglio, si è svolto il forum “Quale ospedale per l’Italia” al quale hanno partecipato politici, esperti vari, tecnici, ma soprattutto società scientifiche.

 
Fu questo forum a sostenere per primo la tesi della riforma del DM 70 tesi avversata come si ricorderà da apologeti che pensano che l’ospedale non sia nulla di più che un insieme di posti letto con un costo da contenere contrapponendolo al territorio.
 
In realtà se la pandemia ha un merito è quello di aver dimostrato che l’ospedale è molto di più di una fila di posti letto e che contrapporre servizi contro servizi non è un affare per nessuno.
 
Ma a parte il nostro forum è al “Forum permanente sul sistema sanitario nazionale nel post covid” che va riconosciuto il merito di aver organizzato concretamente il discorso sulla riforma del DM 70 in un preciso documento sulla base del quale mi pare di poter dire è iniziato un confronto importante tra il ministro e le più importanti società scientifiche della sanità. Cioè tra scienza e politica.
 
Attraverso il documento il forum permanente, ha spiegato con probanti e ben circostanziati argomenti, le proprie perplessità, spiegando le tante aporie riscontrate soprattutto in quello che ieri alla Camera  il ministro ha definito “un brogliaccio” cioè quella bozza (che, lo ripeto, a me risulta elaborata da Agenas)  propostaci come una specie di nuovo vangelo apocrifo e che significativamente si intitolava “proposta di aggiornamento del DM 70” (QS 22 ottobre 2021).
 
Si ricorderanno anche le obiezioni politiche e la mia tesi “della presa per i fondelli” e cioè che quell’aggiornamento, il brogliaccio, non era altro che la riconferma sic et simpliciter del vecchio DM 70 con qualche piccola variazione (QS 25 ottobre 2021).
 
Ma cerchiamo di cogliere il senso profondo del discorso di Speranza sulla necessità di riformare il DM 70.
Sicuramente ricorderete una famosa pubblicità di pennelli il cui slogan era “per dipingere una parete grande ci vuole un pennello grande”. Ribadire il DM 70 dopo una pandemia vale come usare un pennello piccolo per un muro ciclopico e mastodontico.
 
Riformare il DM 70 vale come ripensare il pennello. Ribadisco quello che ho già scritto su questo giornale: rispondere ad una pandemia riproponendo l’idea di ospedale minimo tipica delle politiche di deospedalizzazione al di là delle questioni tecniche è politicamente una idea sbagliata e inopportuna, meglio parlare di “ospedale adeguato” dando luogo a un nuovo approccio che mi piace definire di ri-spedalizzazione ma solo per distinguerlo dalla de-ospedalizzazione.
 
Quando il ministro al “question time” dice che non è tempo di ridurre i servizi ma che i servizi vanno rafforzati per me significa basta con la deospedalizzazione si apra una fase di rispedalizzazione.
 
Ovviamente sappiamo bene che in ogni caso il “brogliaccio” dell’Agenas pur resta una interpretazione del dettato del PNRR, che in modo inequivocabile ripropone sic et sempliciter il DM 70 come norma.
 
La domanda politica vera quindi è: quando il ministro Speranza si dice disponibile a riformare il DM 70 è disponibile a cimentarsi con il problema più ampio di riformare l’ospedale che c’è per renderlo adeguato ai nostri tempi?
 
Nel question time il ministro ci ha spiegato una sua vecchia teoria (QS 24 marzo 2021) e cioè che “Il Dm 70 va rivisto perché è stato un errore riorganizzare la rete ospedaliera senza prima potenziare il territorio” con ciò confermando la natura inversamente proporzionale della relazione tra ospedale e territorio. E’ stato un errore in passato, dice il ministro, tagliare i posti letto senza la compensazione del territorio per cui di converso, aggiungo io, se il territorio è compensante l’ospedale può essere ridimensionato.
 
Personalmente sono d’accordo con lui ma il ministro ammetterà che l’ospedale pur integrandosi con i servizi del territorio ha comunque una sua autonomia, propri specifici problemi, una sua necessità di crescita, una propria dimensione scientifica, come ammetterà che tutta la partita dell’integrazione molto dipende dai modi con i quali l’integrazione viene organizzata.
 
Se in futuro si continuerà ad integrare l’ospedale come si è fatto in questi anni il timore che viene è che nonostante le buone intenzioni non si andrà lontano.
 
Quindi non si tratta solo di ri-spedalizzare ma anche di ri-distrettualizzare cioè di ripensare le forme dell’integrazione perché quelle usate fino ad ora hanno fallito.
 
Personalmente penso che tanto il distretto che l’ospedale debbano essere ripensati contestualmente e che l’ideale di riferimento debba essere comunque il superamento del sistema duale. Necessità che sfugge agli apologeti del DM 70.
 
In questo senso c’è un’altra questione segnalata dal documento del forum permanente che rischia di creare se non chiarita parecchi problemi che è quella degli ospedali di comunità.
 
Le perplessità da segnalare sono sostanzialmente quattro:
• con la scusa dell’ospedale di comunità si rischia di riaprire delle strutture prive dei requisiti essenziali che definiscono un ospedale anche se di piccole dimensioni,
 
• i posti letto assegnati alle case di comunità risultano comunque in parte sottratti al sistema ospedaliero in essere classificato su tre livelli,
 
• la denominazione “ospedali di comunità” è del tutto indebita perché a loro volta essi proprio in base al DM 70 non hanno i requisiti minimi per essere accreditati come ospedali. Essi in realtà sono residenze protette ma nulla di più e come tali andrebbero definite azzerando tutte le ambiguità che si accompagnano al termine ospedale,
 
• i così detti ospedali di comunità in nessun modo riescono a compensare i bisogni di nuovi posti letto negli ospedali dati. Cioè, nonostante gli ospedali di comunità, ci sono precise necessità per alcune specialità ospedaliere di ripensare i parametri di base.
 
In sostanza:
• quelli che si chiamano ospedali di comunità si chiamino per quello che sono e cioè residenze protette e tutti i dubbi saranno fugati,
• gli ospedali sono solo quelle strutture che hanno i requisiti per essere tali e che sono definiti in una precisa classificazione.
 
L’auspicio, quindi, apprezzando la posizione del ministro Speranza, è concordare un nuovo testo che superi il DM 70 senza per questo (vorrei rassicurare i suoi apologeti) sbracare cioè cedere al laissez faire del passato dove la politica costruiva in cambio di voti, gli ospedali come costruiva le autostrade.
 
Da ultimo una considerazione finale: la risposta del ministro Speranza sul DM 70 mi ha fatto particolarmente piacere perché sono stufo di vedere i frati, che fanno da segretari ai cardinali spacciarsi per eminenze grigie nella convinzione tutta da dimostrare che le loro soluzioni salveranno la Francia.
 
Non con i brogliacci e meno che mai con i vangeli apocrifi si salva la Francia ma con il confronto e con l’accordo cioè con l’umiltà della ricerca e della discussione.
 
Ivan Cavicchi

11 novembre 2021
© Riproduzione riservata


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