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Occhio che il Covid non se n’è andato e l’influenza quest’anno non sembra voler far sconti

di Luciano Fassari

L’economia è ripartita col Pil che cresce più della media europea, ci sono i soldi del Pnrr, si parla dell'elezione del nuovo capo dello Stato e più in generale da quest'estate la vita è tornata ad essere molto vicina a quella pre pandemica. Ma occhio che il virus non è affatto andato via e come se non bastasse la stagione influenzale, che l’anno scorso era andata in vacanza, è partita col turbo

11 NOV - Ma non è che col nuovo sistema delle fasce colorate incentrato di fatto sull’occupazione dei posti letto mettendo in secondo piano il dato dell'incidenza del virus nei territori, si rischia di lasciar correre troppo il virus? La domanda non è pregrina visto l'incremento costante dei contagi da diverse settimane. E anche se il Ministro Speranza, il più prudente nel Governo, ha per ora fatto capire che non si cambieranno le regole pensiamo sarebbe un errore non tener conto del fatto che l’incidenza dei contagi in rapporto alla popolazione nell’ultima settimana è cresciuta tantissimo e secondo le stime dovrebbe attestarsi a 77 casi per 100 mila abitanti rispetto ai 53 di 7 giorni prima.
 
E questa è solo la media, perché ci sono territori come la Pa di Bolzano dove l’incidenza è oltre i 300 casi ogni 100mila abitanti o come in Friuli Venezia Giulia dove si attesta oltre i 200. E anche in Veneto la curva preoccupa con un’incidenza al di sopra dei 100 casi. Senza dimenticare che ci sono poi Regioni come Campania, Emilia Romagna, Marche e Lazio che sono poco sotto i 100 casi per 100 mila abitanti.
 
E se è vero che mediamente nella UE stanno molto peggio di noi con una incidenza media che già la settimana scorsa aveva superato i 300 casi, in altri tempi per molte di queste regioni sarebbero scattate certamente delle restrizioni, se non addirittura la zona rossa.
 
Ma da luglio, com’è noto, è cambiato il sistema delle fasce a colori e praticamente l’unico parametro che conta davvero è quello dell’occupazione dei posti letto in terapia intensiva e Area medica. Per passare dalla zona bianca alla gialla occorre aver contemporaneamente superato la soglia del 10% per le intensive e del 15% in area medica. Le soglie, ad oggi non sono raggiunte ancora da nessuna regione e questo è un bene ma la crescita esponenziale dei contagi sta iniziando a far sentire la sua pressione sugli ospedali. È notizia di oggi infatti che in Alto Adige l’azienda sanitaria ha comunicato il rinvio dei ricoveri non urgenti. Insomma, un pericoloso déjà vu.
 
In questo momento, stando ai dati di Agenas (che non sono gli stessi del monitoraggio settimanale ma un’idea del trend la danno) è il Friuli Venezia Giulia la regione che rischia di più il passaggio al giallo: ha già superato la soglia per le intensive con l’11% che è occupato da pazienti Covid e per le aree mediche è al 10%.
 
Non va bene nemmeno la citata Pa di Bolzano che ha i reparti ordinari occupati al 14% da pazienti Covid e le terapie intensive per fortuna ancora basse al 5%. Non promettono bene le Marche che hanno le terapie intensive occupate al 9% e i reparti ordinari al 7%, così come la Calabria in cui i reparti ordinari sono all’11% e le terapie intensive al 5%.
 
Anche il Lazio inizia a soffrire con il 7% delle intensive occupate e l’8% dei reparti ordinari. Insomma, per ora ancora tutti salvi in zona bianca ma i numeri continuano inesorabilmente a crescere e nonostante il Green pass e le ottime performance della campagna vaccinale (vedremo se verranno confermate anche con la terza dose) in assoluto sono 13 milioni gli italiani non vaccinati considerando anche gli under 12.
 
Un numero elevato che inevitabilmente offre ancora praterie al virus anche qui da noi.
 

 
E che qualcosa vada fatto anche in termini di misure di prevenzione non farmacologica lo conferma una passeggiata nelle nostre città (Roma per chi scrive) dove ormai l’uso delle mascherine, il rispetto del distanziamento e l’igiene delle mani stanno diventando sempre meno un'abitudine se non proprio ormai quasi un'eccezione.
 
L’economia è ripartita col Pil che cresce più della media europea, ci sono i soldi del Pnrr, a gennaio dovremmo eleggere il nuovo capo dello Stato e più in generale da quest'estate la vita è tornata ad essere molto vicina a quella pre pandemica.
 
Ma occhio che il virus non è affatto andato via e come se non bastasse la stagione influenzale, che l’anno scorso era andata in vacanza, è partita col turbo e, complice il Covid, ci siamo dimenticati dei vecchi titoli dei giornali che raccontavano degli ospedali pieni per colpa dell’influenza.
 
Luciano Fassari

11 novembre 2021
© Riproduzione riservata

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