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Oncologia in Toscana: con il Progetto ISPRO un nuovo modello organizzativo per la rete di assistenza territoriale

Dal progetto un documento per la prescrizione, la preparazione e la somministrazione dei farmaci oncologici all’interno del nuovo percorso di cura integrato, con l’obiettivo di supportare e di favorire la Regione Toscana nel processo di integrazione ospedale/territorio in ambito oncologico. IL DOCUMENTO

04 MAG - In Italia si contano circa 3 milioni e 600 mila pazienti oncologici con bisogni molto diversi tra loro, che spaziano dall’altissima intensità assistenziale come, per esempio, nel caso delle CAR-T ad esigenze più prettamente socio-sanitarie. Nell’attuale organizzazione sanitaria questa mole di persone ha come unico punto di riferimento l’oncologia ospedaliera. La scommessa è quella di ridisegnare il percorso del paziente oncologico, mettendo a disposizione nuovi setting assistenziali che non siano soltanto ospedalieri.
 
Con la delibera DGR 735/2020 (Rete Oncologica regionale - approvazione Linee di indirizzo per lo sviluppo di percorsi integrati di cura), la regione Toscana vuole andare proprio in questa direzione, prevedendo la riorganizzazione delle attività oncologiche a livello territoriale attraverso un progetto sperimentale proposto, coordinato e monitorato da ISPRO - Istituto per lo Studio, la Prevenzione e la Rete Oncologica (ISPRO)diretto da oltre 10 anni dal Prof. Giovanni Amunni.
 
Tale riorganizzazione ha previsto, tra le altre cose, l'attivazione di modelli sperimentali di presa in carico a distanza del paziente oncologico sia a livello territoriale che domiciliare. “Il nostro progetto si pone come obiettivo la realizzazione di un modello organizzativo omogeneo in tutta la Toscana, ridefinendo l’organizzazione complessiva dell’assistenza oncologica nell’ambito del servizio sanitario regionale e promuovendo lo sviluppo e la disponibilità di competenze adeguate per la gestione delle persone con tumore, anche al di fuori dell’ospedale”, ha dichiarato Amunni, Direttore Generale ISPRO Toscana, Presidente di Fondazione Periploe coordinatore della rete oncologica toscana.
 
La realizzazione di questo progetto ha previsto il coinvolgimento di tre sedi AFT: una della città di Firenze, una del Valdarno aretino e una della Valle del Serchio (LU). Per ognuna di esse sono stati reclutati un oncologo e un infermiere che hanno iniziato a lavorare in stretta contiguità con l’Oncologia ospedaliera e i Medici di Medicina Generale per una prima fase di definizione delle casistiche e di analisi sulla popolazione oncologica. Sono stati poi delineati alcuni criteri che riguardavano la malattia, le condizioni generali del paziente, ma anche per esempio la distanza dal luogo ospedaliero di cura.
 
“Grazie alla raccolta di questi dati e ad un confronto avvenuto attraverso diversi tavoli multi-stakeholders, siamo inoltre arrivati alla stesura di un documento di indirizzo per la prescrizione, la preparazione e la somministrazione del farmaco oncologico all’interno del nuovo percorso di cura integrato, con l’obiettivo di supportare e di favorire Regione Toscana nel processo di integrazione ospedale/territorio in ambito oncologico” ha affermato Gianni Amunni.
 
“La riorganizzazione dei percorsi oncologici in ambito territoriale è ormai un punto fermo: esistono già diverse realtà che, a livello nazionale, stanno anticipando quanto previsto dal PNRR in tema di valorizzazione della medicina territoriale. L’obiettivo è quello di creare una rete di assistenza oncologica tagliata su misura per ogni paziente e di definire dei requisiti minimi per il percorso diagnostico terapeutico e assistenziale uguali su tutto il territorio nazionale, al fine di garantire a ciascun paziente assistenza e il trattamento più adeguato ai suoi bisogni”, ha spiegato ancora Amunni.
 
In Italia, come in Toscana, i casi tumorali registrati hanno fatto emergere bisogni assistenziali molto diversi tra loro,dall’alta intensità di cura ospedaliera alla presa in carico terapeutica, riabilitativa e sociale a livello territoriale. “La rete oncologica della Toscana, insieme a quella del Piemonte, è la più antica rete presente nel nostro Paese e vanta più di venti anni di storia e di esperienza. La rete è un modo per garantire con più forza equità, prossimità delle cure, omogeneità delle prestazioni, diritto all’innovazione e all’alta specializzazione”, ha precisato il Prof. Amunni.
 
“La Toscana, fortemente impegnata nell’oncologia territoriale, punta ad una vera e propria integrazione tra ospedale e territorio. È impensabile, infatti, che un numero così alto di casi di diagnosi di tumore debba essere gestito solo a livello ospedaliero. Esistono infatti delle attività molto importanti per la definizione della qualità del paziente oncologico che dovrebbero essere delocalizzate come la riabilitazione oncologica, la somministrazione della terapia farmacologica, il supporto nutrizionale e psicologico come pure alcuni trattamenti oncologici che non richiedono un particolare impegno assistenziale. Il nostro obiettivo è quello di avere un’unica regia del percorso oncologico che consenta di allocare meglio il paziente nelle sedi del suo bisogno, insieme a nuovi setting assistenziali che prevedano, oltre a quelli ospedalieri, anche letti di cure intermedie, ospedali di comunità, fino al domicilio del paziente luogo di cura da privilegiare laddove possibile”, ha concluso l’esperto.

04 maggio 2022
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