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Covid. Ospedale di Perugia avvia il sequenziamento del virus

Non sarà più necessario inviare i campioni all’Istituto Zooprofilattico di Teramo. “Si potranno sequenziare non solo i virus, ma anche casi particolarmente gravi di infezioni, casi dovuti a batteri multiresistenti, o casi rari di cui non si conosce l’agente eziologico”, spiega Antonella Mencacci. direttore della Microbiologica dell’Azienda Ospedaliera di Perugia e professore ordinario di Microbiologia all’Università di Perugia.

22 APR - L’Umbria è autonoma sul fronte del sequenziamento dei tamponi positivi per il virus SARS-CoV-2 e poter individuare in tempo reale eventuali varianti. Un risultato importante, raggiunto da Antonella Mencacci, direttore della Microbiologica dell’Azienda Ospedaliera di Perugia e professore ordinario di Microbiologia dell’Università di Perugia, da Roberta Spaccapelo, professore associato presso la stessa Università, e dal loro team. I campioni, dunque, non vengono più inviati all’Istituto Zooprofilattico di Teramo per essere sequenziati dato che negli ultimi sequenziamenti fatti in entrambi i laboratori i risultati ottenuti sono risultati perfettamente identici. 

“Il laboratorio di Microbiologia ha accettato e vinto questa nuova sfida grazie agli studi e all’expertise maturati in questi mesi da parte del personale e ai tecnici appositamente formati, riuscendo a procedere autonomamente e aprendo la strada a nuove possibilità sul fronte della diagnostica microbiologica”, commenta in una nota l’ospedale di Perugia.
 
“Si potranno sequenziare non solo i virus, ma anche casi particolarmente gravi di infezioni, casi dovuti a batteri multiresistenti, o casi rari di cui non si conosce l’agente eziologico”, spiega la prof.ssa Mencacci. 

I tamponi che il Laboratorio di Microbiologia riceve e poi seleziona arrivano dagli ospedali e dai distretti dell’Umbria. Un team composto dalla Dr.ssa Barbara Camilloni e 4 tecnici si occupa delle varie fasi del processo, dalla selezione dei campioni da sequenziare, all’estrazione del materiale al sequenziamento, fino all’analisi dei dati e al caricamento sulle piattaforme informatizzate. Variano dai 48 ai 56 i campioni sequenziati a settimana e il processo dura 4 giorni, di cui 30 ore per lo strumento dedicato. 

“Sequenziamo casi particolarmente gravi, le reinfezioni in breve tempo dall’infezione già risolta, le infezioni dopo la terza dose di vaccino oppure cluster o campioni che mostrano qualche curva diversa al test molecolare - conclude la prof.ssa Mencacci – ma il sequenziamento è importante anche per studiare altri virus e batteri, non solo per SARS-CoV-2. Per questo voglio ringraziare la Regione Umbria, l’Azienda Ospedaliera e l’Università degli Studi di Perugia, per il supporto e la fiducia che ci hanno dato”.

22 aprile 2022
© Riproduzione riservata

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