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Cisl Fp: “Carenze strutturali in tutta la Ulss 6. Non è accettabile fronteggiare un virus endemico con strumenti ordinari”

Carenza di personale, chiusure di reparti, riconversione in malattie infettive e la recente riorganizzazione dell’ospedale di Schiavonia in Covid Hospital, che lascia 180.000 utenti senza un ospedale di riferimento. Sono queste le criticità della Ulss 6 che CISL FP mette in luce. “Nella Ulss 6 padovana mancano almeno 100 medici, 400 sanitari tra infermieri e operatori socio sanitari, 40 tecnici sanitari, altrettanti tecnici della prevenzione e assistenti sanitari”. 

14 DIC - Sono oltre 500 gli operatori sanitari che mancano nella Ulss 6 Euganea padovana. A renderlo noto è la CISL FP che, da questi numeri, non solleva solamente la questione della carenza di personale, ma anche quella delle condizioni in cui versano gli operatori sanitari e le misure che certi ospedali sono costretti ad intraprendere ridefinendo servizi e spazi. Il momento è delicatissimo dal momento che la cosiddetta quarta ondata è già in stato avanzato e questo dopo due anni di continua emergenza, a parte qualche mese estivo in cui si è assistito ad un abbassamento dei contagi.

“Non è più accettabile fronteggiare con strumenti ordinari di programmazione sanitaria un virus – spiega Fabio Turato Dirigente CISL FP - che è, via via nel tempo, diventato endemico portando complicanze su tutti i fronti. Gli operatori sanitari, sempre di meno, sono costretti a saltare ferie e riposi, mentre si chiudono reparti o addirittura si convertono ospedali in Covid Hospital, come ciò è già avvenuto in questi giorni per l’Ospedale di Schiavonia, con la conseguenza che 180.000 persone mancheranno il loro ospedale di riferimento”.

Rimanendo a Schiavonia, che avrebbe dovuto diventare uno degli Ospedali più all'avanguardia della Regione Veneto, in due anni di pandemia, fanno sapere i sindacalisti CISL FP, poco è stato imparato se si considera che per l’ennesima volta si sta facendo i conti con la cronica carenza di personale.
“Questo ospedale fu aperto il 5 novembre 2014 e, già all’epoca, denunciavamo una grave carenza di personale. Mancava completamente – ricordano i sindacalisti CISL FP - l’organico integrativo per poter garantire riposi e ferie. Poi con l’arrivo della pandemia la situazione è esplosa. Ora con la carenza di medici, infermieri ed operatori socio sanitari, per fare fronte ai bisogni di cure Covid il personale viene spostato dai reparti ordinari a quelli Covid per l’appunto e questo causa un peggioramento dell'offerta sanitaria per i pazienti non Covid, ed un'organizzazione precaria dello stesso reparto dedicato ai pazienti affetti da Coronavirus”.

“Ricordiamo – dice Piovan Alessandro Dirigente CISL FP - che nelle ondate precedenti, il personale sanitario è stato spostato dai reparti di cardiologia, chirurgia, urologia, ortopedia, medicina generale, ecc. ecc. facendo ricorso alla mobilità interna, chiudendo contestualmente tutte queste specialità fino al passaggio dell’ondata Covid per poi ritornare a riaprire, ma mai completamente, salvo poi successivamente richiudere. E si va ancora avanti così”.

Carenze nei vari presidi della ULSS 6 secondo la Cisl Fp
Nel Pronto Soccorso più grande dell’ULSS 6 della bassa padovana, che conta 180-190 accessi giornalieri, sconta una forte carenza di organico ormai cronica. Per recuperare infermieri e medici, si è arrivati all’esternalizzazione del Punto di Primo Intervento ed ora si parla anche di aprire il modulo esterno pre-triage con un solo infermiere in turno e un medico.

Altra grave carenza in questi reparti la si riscontra nel personale OSS che sono via via diminuiti, obbligando gli operatori negli spostamenti dei pazienti (verso altri reparti) a muoversi da soli anziché in 2 come previsto dalle indicazioni interne dell’Ulss 6, mettendo a grave rischio l’incolumità fisica dei lavoratori.

In alcuni presidi manca un servizio adeguato per il trasporto dei malati. Questa carenza obbliga alcuni operatori del Pronto Soccorso e dei vari reparti ad abbandonare il posto di lavoro per lunghi periodi per portare i pazienti a visite o controlli. Per adeguarlo servirebbero altre OSS.

L’area medica è un cantiere aperto, in continua riorganizzazione, dove si chiudono posti letto di medicina per aprire posti letto di malattie infettive. Per garantire l’apertura di nuovi posti letto di sub intensiva, in alcuni casi, si fa ricorso al personale in riposo.
In questo giorni anche nell’ospedale di Cittadella sono stati aperti reparti di malattie infettive, sub intensiva e terapia intensiva Covid, mettendo in ginocchio un ospedale che già pativa una grave carenza di personale a causa delle molte sospensione di personale avvenute in questi ultimi mesi e alla mancata sostituzione del personale andato in quiescenza.

Il Pronto Soccorso di Camposampiero, ospedale tenuto appositamente free Covid, ha pagato il prezzo più alto perché non è stata prevista una corsia preferenziale per decongestionare il Pronto Soccorso e senza prevedere una equipe dedicata ai trasferimenti dei pazienti verso gli altri ospedali. Questo ha causato l’intasamento all’interno dell’osservazione breve intensiva che si è trasformata in una vera e propria terapia intensiva, con pazienti monitorizzati che necessitano di caschi per l’ossigeno ed alti flussi, pazienti Covid positivi che stazionano per giorni e giorni in Osservazione Breve Intensiva con un sovraccarico di lavoro per il personale infermieristico, sotto dimensionato, che facendo i salti mortali tenta di dare assistenza adeguata ai pazienti.
La penuria di personale si fa sentire anche nei reparti chirurgici, nel laboratorio analisi, trasfusionale e anatomia patologica così come i carichi di lavoro sono insostenibili per la carenza di tecnici di laboratorio.

Critica è anche la situazione all’interno delle radiologie dell’Ulss 6 che vedono aumentare fortemente il carico lavorativo all’aumentare dei casi Covid.

“A fronte di queste carenze di personale ed in ragione di questa pandemia – evidenzia Bedon della CISL FP - è necessario rivedere l’organizzazione dei servizi e non cercare di risolvere il problema posticipandolo pensando che fra pochi mesi lo stato di emergenza finirà. I posti letto di malattie infettive, sub intensive ed intensive vanno aumentati e con essi il personale; va aumentata la prevenzione attraverso i servizi di screening e di vaccinazione, va potenziata la medicina domiciliare; l’assunzione di personale va adeguata ai bisogni assistenziali. Da una nostra stima, nella Ulss 6 padovana mancano almeno 100 medici, 400 sanitari tra infermieri e operatori socio sanitari, 40 tecnici sanitari, altrettanti tecnici della prevenzione e assistenti sanitari; ci vuole un finanziamento adeguato delle indennità di rischio e manca un adeguamento degli stipendi. Se si lavora di più si deve prendere di più”.

“Abbiamo chiesto - conclude Turato – alla Ulss 6 Euganea un atto di coraggio. È necessario fare una manovra espansiva, per evitare una caduta rovinosa della sanità padovana, rincorrendo a tutte le risorse disponibili anticipando il turn over di tutto il 2022. Per questo la CISL FP è a fianco di sindaci, cittadini e lavoratori in una mobilitazione permanente. Non possiamo rischiare che interi territori rimangano privi di assistenza”.
 
Endrius Salvalaggio  

14 dicembre 2021
© Riproduzione riservata

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