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Violenza di genere. Casi stabili in Veneto, ma preoccupa il sommerso

I dati tra il 2019 e il 2020 sono quasi invariati: 3110 donne prese in carico dai centri antiviolenza lo scorso anno contro le 3110 dell’anno precedente. Ma per l’assessore Manuela Lanzarin, dietro questi dati potrebbe nascondersi un grande sommerso, considerato che lockdown e restrizioni hanno reso più difficile l’accesso ai servizi. In Veneto sono presenti 26 Centri Antiviolenza (CAV) e 37 sportelli.

20 DIC - La violenza di genere in Veneto è rimasta nel 2020 quasi invariata rispetto ai dati del 2019. Infatti, dai dati regionali, le donne prese in carico dai centri antiviolenza per l’anno appena trascorso sono state 3110 rispetto all’anno precedente, che sono state di 3174 donne. Questo apparente calo di casi, parametrizzato in un periodo di emergenza sanitaria, dove le persone non si potevano muovere è preoccupante. Lo ha evidenziato anche l’assessore Manuela Lanzarin, con delega alla sanità e servizi sociali, in occasione dell’apertura a fine novembre del nuovo sportello “Spazio Donna” di Castegnero (Vicenza), che va ad aggiungersi alla complessa rete regionale di assistenza e aiuto alle donne in pericolo o vittime di violenza. Il timore è che le restrizioni legate alla pandemia abbiano reso più difficile l’accesso ai servizi e che dietro questa apparente stabilità di casi si nasconda, dunque, un sommerso che è difficile quantificare.

Nel 2020, si legge dal sito regionale veneto, è stata presa in carico una donna ogni 789 residenti, dato in aumento rispetto al 2019 con 1 donna ogni 770. Le donne oggetto di violenza risultano essere per quasi il 67% italiane con un grado di istruzione medio alto e con un’occupazione per il 53%. In generale, un contatto su tre viene preso in carico e l’81% delle violenze si manifesta all’interno di relazioni della coppia, sia “in corso” che “concluse”. La tipologia di violenza riscontrata nel territorio veneto è per la maggiore di tipo psicologico, a seguire di tipo fisico e con 794 accessi ai pronto soccorso nel solo 2020.

In Veneto operano 26 centri antiviolenza, 37 sportelli e 27 case rifugio, delle quali 17 a indirizzo segreto.

A contrasto del fenomeno sulla violenza sulle donne, c’è anche “La Rete Antiviolenza” promosso dalla capofila Ulss 3 serenissima, che ha coinvolto 43 partner e che compie il suo primo anno di attività. Difficile proprio a causa della pandemia.

La Rete condanna e contrasta la violenza di genere raccogliendo una pluralità di soggetti trasversali come amministrativi e tribunali, università, forze dell’ordine, amministrazioni civiche, uffici scolastici, sindacati, enti di accoglienza per minori, centri antiviolenza, ordini professionali (come quello dei medici, dei farmacisti, degli psicologi, dei giornalisti, degli assistenti sociali) e molti altri protagonisti. Ognuna di queste istituzioni si impegna a promuovere, al proprio interno, e ad estendere all’esterno le buone pratiche di sensibilizzazione contro la violenza di genere, ad attivare risorse e progetti comuni per contrastare la discriminazione e l’abuso sulle donne, a condividere tra loro procedure codificate di accoglienza e presa in carico delle vittime (compresi eventuali figli minori), ad attivarsi nei confronti degli uomini autori di violenza per prevenire comportamenti maltrattanti e ridurne la recidiva, a promuovere l’aggiornamento professionale all'interno degli ordini per specializzare i lavoratori nella gestione di queste tematiche, a promuovere campagne di prevenzione e informazione verso i cittadini, a sostenere percorsi educativi rivolti alle scuole contro la violenza di genere, a elaborare i dati in proprio possesso relativi al fenomeno sulla violenza per studi, ricerche, report ciclici.  Recentemente è stato realizzato da dei giovani universitari un nuovo logo con un cuore rosso, costruito a forma di rete, con un piccolo tassello spostato.

“Questi giovani, capaci di profonda riflessione sul fenomeno della violenza di genere - ha detto  Edgardo Contato, Direttore Generale dell'Ulss 3 Serenissima - sono, per noi operatori della sanità e del sociale, un riferimento importantissimo per la tutela della donna che passa attraverso la loro consapevolezza, la loro capacità di approfondimento ed il loro entusiasmo comunicativo. E' stato per noi importantissimo averli al nostro fianco, come primi testimonial del lavoro che tutti insieme stiamo compiendo in questo ambito”.

Endrius Salvalaggio

20 dicembre 2021
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