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Smi: “Stimolare parte pubblica su tutele medici, malattia, infortunio, maternità e accudimento”

Deciso intervento della segretaria dello Smi Veneto, Liliana Lora, al Congresso regionale del sindacato. "Siamo transitati nell’emergenza Covid, abbiamo sopportato attacchi mediatici, politici e, da parte dei pazienti, perfino fisici. Stiamo tenendo duro esercitando la nostra professione al meglio di quel che è possibile, con i mezzi che abbiamo”. Ma “chiediamo che nel prossimo inquadramento contrattuale siano previste delle tutele per la nostra categoria”.

30 MAG - "Stimolare la parte pubblica affinché nel prossimo inquadramento contrattuale siano previste delle tutele per la nostra categoria: per la malattia, l’infortunio, la maternità, l’accudimento. Portar a casa l’apertura verso i giovani, rendendo appetibile l’inserimento nella medicina generale pubblica e prevenendo la fuga verso i contratti libero professionali con enti privati, poi accreditati”. È quanto si propone lo Smi Veneto, che negli scorsi giorni, nell’ambito del congresso regionale, ha riconfermato la carica di segretario regionale a Liliana Lora. 

Lo Smi, ha quindi spiegato Lora nel suo intervento all'assemblea dei medici dello Smi Veneto, vuole “liberare il lavoro dalle spese di gestione che depauperano i nostri emolumenti. Creare  via di accesso per chi intende svolgere questa professione  e riportare i numeri della dipendenza a livelli di reali necessità dell’utenza, che ha diritto ad avere medici specialisti che operano in  serenità e con criterio di presa in carico senza sovraccarichi di turni e monte ore. Creare, nella nostra regione, un gruppo di giovani che si formano anche tenendo e conto delle prospettive più recenti della visione sulla professione, aumentando la qualità dell’assistenza, che rappresenta la soddisfazione del professionista”.
 
Richieste che arrivano dopo anni difficili. “Siamo transitati - ha detto Lora - nell’emergenza Covid lasciando sul campo più di 300 colleghi. Abbiamo sopportato attacchi mediatici, politici e, da parte dei pazienti, perfino fisici. Stiamo tenendo duro esercitando la nostra professione al meglio di quel che è possibile, con i mezzi che abbiamo”.
 
“Tutte le aree professionali mediche nel Veneto - ha proseguito la sindacalista -  hanno subito in questi anni la politica di “saccheggio” del numero di posti di lavoro: posti letto al minimo rispetto alle altre regioni (3.4 per 1000 abitanti), massimale per l’AP già a 1500 anziché i 1200 da ottimale di ACN, rapporto CA/abitanti 1/6500 anziché 1/5000 come da ACN. Tutto questo per ottenere il ruolo di Regione benchmark per la sanità, al grido di massimo risparmio. Le condizioni di lavoro dei professionisti sono via via peggiorate: turni disumani, blocco dei turnover, scarsità di borse per la specialistica e per la scuola di formazione in medicina generale. Tutto ciò era stato denunciato ai tavoli regionali già da anni dallo SMI, e a volte come unica voce nel merito”.
 
Nel 2017, ha ricordato ancora Lora,  "abbiamo stimolato la formazione di un’intersindacale che ha portato allo sciopero con parziale sblocco delle forme associative che venivano ingessate in regione. Due mesi fa però siamo dovuti tornare ad indire uno stato di agitazione, questa volta insieme a Snami. Il sindacato di maggioranza ha pensato che sarebbe arrivato a governare questo sfacelo con una placida e lenta contrattazione attendendo che scoppiasse l’emergenza. Non siamo  stati aiutati nelle nostre rivendicazioni, ma siamo arrivati comunque sia a livello nazionale che regionale, riuscendo a dare a dare uno scossone alla palude degli accordi dietro ai tavoli che ci vedevano sempre esclusi. Siamo, infatti,  diventati interlocutori della Regione Veneto  per il problema delle carenze e ci siamo guadagnati l’audizione in V Commissione Sanità della Regione">.
 
Lo Smi vuole anche “una soluzione rapida delle carenze dei medici, ma opponendoci all’uso della Continuità Assistenziale che si vorrebbe posizionare ovunque tranne che nella sua sede naturale come previsto dai LEA e dalle delibere regionali. Abbiamo proposto l’innalzamento del numero assistiti per i medici in formazione del primo anno che ottengono incarico temporaneo (studiando i modi di inserimento e di tutoraggio e chiedendo che venga loro riconosciuta l’attività come tirocinio formativo). Avevamo proposto che volontariamente si possa innalzare il massimale ma con personale ed adeguato riconoscimento economico per chi da tale disponibilità. Abbiamo, inoltre, chiesto personale per ogni medico indipendentemente dal numero di assistiti”.
 
“Siamo il sindacato che fortemente difende la necessità di tutele per i convenzionati - ha evidenziato Lora - ed in special modo per la componente femminile che ormai diventa preponderante in tutte le regioni, come  il recente sciopero promosso di 2 giorni, che ha coinvolto  molti colleghi, ha dimostrato”.

30 maggio 2022
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