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Come sbagliare ancora: le Case della Salute

di Enzo Bozza
06 DIC - Gentile Direttore,
dalle mie parti, in Puglia, si usa dire che i guai della pentola li conosce il cucchiaio. E’ un modo popolare per affermare che i problemi si affrontano e si risolvono con chi ne ha cognizione. Nonostante questa semplicissima norma di buon senso, non è mai successo che i vertici dirigenziali abbiamo mai consultato un medico di medicina generale per organizzare i servizi di assistenza sul territorio.

Potrei definirmi un veterano della medicina del territorio, praticandola da 35 anni, ma nessuno mi ha mai chiesto un parere e apprendo solo dai giornali quanto deciso sulle nostre teste e caparbiamente offro gratuitamente la mia opinione non richiesta e per questo sicuramente molesta. Ha l’unico vantaggio di essere gratuita.

A Pieve di Cadore si stanno spendendo diversi milioni di euro per l’ennesima cattedrale nel deserto che ha l’innegabile vantaggio della grande visibilità politica ma nessuna utilità sul piano assistenziale, con mirabile competenza toponomastica e visionaria inettitudine dirigenziale, si chiamerà Casa della Salute, laddove non sarà possibile ottenerla e vi spiego perché: punto di forza del SSN pubblico è la medicina del territorio, distribuita capillarmente in ogni paese con diversi ambulatori, punto di forza della medicina del territorio è la relazione che il medico stabilisce negli anni con i suoi pazienti, un rapporto fiduciario che rende estremamente competente il medico nella gestione globale delle persone. In un territorio difficile e decentrato come la Montagna, punto di forza dell’assistenza sanitaria pubblica, è la presenza di tanti ambulatori distribuiti sul territorio.

Con queste premesse, talmente evidenti da essere note a tutti, tranne per chi governa la salute pubblica, aveva senso progettare e costruire una struttura unica dal nome altisonante che costringe ogni assistito alla percorrenza di svariati chilometri quando poteva disporre di un ambulatorio medico sotto casa? E poi, muri a parte, quale medico andrà a lavorare nella Casa della Salute, avendo già un suo ambulatorio e le sue ore di servizio? Dovrà aggiungere altre ore di lavoro alle già tante effettuate nel proprio ambulatorio? E, naturalmente con isorisorse, cioè, a costo zero per la USL e quale professionista, sano di mente e munito di libero arbitrio, accetterebbe? E poi, con quale utilità per la gente? Se in fase progettuale, qualche illuminato manager aziendale ci avesse chiesto un parere, avremmo risposto come Fantozzi per la Corazzata Potemkin: ”... è una cagata pazzesca”.

Quei soldi del PNRR andrebbero spesi per potenziare la già presente medicina del territorio attrezzandola meglio con la collaborazione infermieristica, dotazione strumentale, sgravio delle spese di conduzione e riconoscimento di indennità di disagio in un territorio dove si muovono a proprio agio solo i cervi e i lupi. Ma siccome non è mai stato di moda chiedere pareri sul lavoro a chi il lavoro lo fa, ma si preferiscono gli estetismi inutili per creare nuove cattedrali o cambiarne il nome, giusto per dare l’impressione che qualcosa è stato fatto e nella sostanza non si è fatto nulla, siamo alla sicura e inevitabile disfatta del Servizio Sanitario Nazionale. Non perché, non si possa fare qualcosa, ma semplicemente perché quel qualcosa viene progettato dalle solite teste fine di nessuna competenza e prone ad ogni vantaggio elettorale: leggasi poltrona.

Tra l’altro, la pubblica amministrazione, si è messa in affari con i migliori offerenti: svendono al privato, a costo di rimetterci, ma costa meno fatica e l’impresa la pagano i soliti quattro fessi, di tasca propria.

Grande problema della Sanità, è la politica. E’ indispensabile che si faccia da parte e ascolti quelli che la Salute la conoscono davvero perché ci lavorano ogni giorno, per la gente. Non per denaro o per la poltrona.

Enzo Bozza
Medico di base a Vodo e Borca di Cadore

06 dicembre 2022
© Riproduzione riservata

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