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QS Edizioni - venerdì 23 agosto 2019

Scienza e Farmaci

I ventilatori fanno bene o male alla salute?

immagine 7 agosto - Un dubbio di grande attualità in questi giorni di canicola, al quale un gruppo di ricercatori australiani ha cercato di dare risposta attraverso uno studio clinico. Il verdetto è chiaro: il ventilatore è di grande aiuto per la salute e il benessere delle persone in presenza di caldo umido; può addirittura essere dannoso in condizioni ambientali di caldo secco.
Il grande classico dei dibattiti estivi – ma il ventilatore fa bene o male alla salute? – si arricchisce di un nuovo contributo, uno studio dell’università di Sidney pubblicato su Annals of Internal Medicine.
 
Gli autori dello studio muovono dalla considerazione che gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici sono evidenti anche sulle ondate di calore. Terribili quelle che hanno investito Parigi nel 2003, facendo 4.870 morti e Mosca nel 2010 (860 decessi). Senza giungere a questi estremi, è evidente tuttavia che le estati, anche nel nostro Paese, sono sempre più roventi. E dunque, fanno bene i medici e il Ministero della Salute a consigliare ai cittadini di adottare una serie di misure anti-caldo, quali non uscire nelle ore più calde e idratarsi a sufficienza per evitare conseguenze anche serie per la salute.
 
Ma come difendersi dal ‘nemico’, dal gran caldo, all’interno delle abitazioni?. Il rimedio vintage del ventilatore è sempre valido? Gli autori dello studio appena pubblicato muovono da una posizione piuttosto critica nei confronti di recenti linee guida internazionali, tra le quali quelle stilate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che suggeriscono tout court che i ventilatori potrebbero essere di scarso beneficio quando le temperature salgono sopra i 35 gradi.
 
I ricercatori dell’università di Sidney sono andati dunque a simulare le condizioni ambientali di un’ondata di calore per studiare cosa succede, se si utilizza un ventilatore elettrico, alla temperatura centrale (del cosiddetto core) di un individuo e quali ricadute può avere sullo stress cardiovascolare, sul rischio di disidratazione e sui livelli di comfort.
 
I risultati del loro studio dimostrano che in condizioni di grande afa e in presenza di  un indice di calore (heat index) di 56 gradi centigradi, i ventilatori elettrici sono effettivamente in grado di ridurre la temperatura centrale del corpo e lo stress cardiovascolare, oltre ad aumentare il comfort termico. Tuttavia, l’uso del ventilatore si rivela addirittura dannoso in presenza di temperature elevate se il clima è secco (corrispondenti ad un indice di calore di 46 gradi).
 
Insomma la situazione è più complessa di quanto previsto. Gli autori dello studio sottolineano la necessita urgente di fornire al pubblico dei consigli evidence-based per proteggerli dai danni delle ondate di calore. “I nostri risultati – afferma Ollie Jay, Faculty of Health Sciences and Charles Perkins Centre – suggeriscono che in condizioni ambientali come quelle che si sono verificate nel corso delle ondate di calore verificatesi negli Stati Uniti e in Europa, sarebbe bene raccomandare l’uso dei ventilatori, mentre le linee guida pubblicate dalla maggior parte delle autorità sanitarie appaiono dunque inutilmente conservative. E’ solo in presenza temperature estremamente alte, con umidità ambientale molto bassa che l’uso dei ventilatori può risultare dannoso; ma queste condizioni si verificano sono in località qualità Phoenix e Las Vegas negli Usa e Adelaide in Australia”.
 
Gli autori dello studio hanno annunciato che nei prossimi mesi si dedicheranno ad esaminare la reale efficacia di una serie di strategie low-cost anti-caldo che potrebbero essere facilmente implementate in caso di ondate di calore da parte degli anziani, magari affetti da condizioni quali la cardiopatia ischemica. Lo stesso gruppo di studio sta valutando l’impatto che diversi farmaci possono avere sulle misure anti-caldo, eventualmente da consigliare al grande pubblico alla vigilia di un’ondata di calore.
 
L’indice di calore, che si esprime in gradi Farenheit, è una misura comunemente utilizzata in climatologia che descrive il disagio fisico generato dalla presenza di temperature elevate accompagnate da un alto tasso di umidità. Tanto maggiore è l’umidità infatti, tanto più l’organismo fatica a smaltire il calore.  L’indice di calore si calcola a partire dalla temperatura dell’aria e dall’umidità relativa.
Esistono delle tabelle che descrivono i vari livelli di rischio corrispondenti agli indici di calore:
Tra 80° e 89°F (27°- 32° C)si consiglia cautela (possibile stanchezza in seguito a prolungata esposizione al sole e/o attività fisica);
Tra 90° e 104° F (32°- 40° C)si consiglia estrema cautela (possibile colpo di sole crampi da calore con prolungata esposizione e/o attività fisica)
Tra 105° e 129° F (41°- 54° C) situazione di pericolo (probabile colpo di sole, crampi da calore o spossatezza da calore, possibile colpo di calore con prolungata esposizione al sole e/o attività fisica.
Al di sopra dei 130°F (54°C):elevata probabilità di colpo di calore o colpo di sole, in seguito a continua esposizione.
 
Maria Rita Montebelli
7 agosto 2019
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