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QS Edizioni - giovedì 30 maggio 2024

Lettere al Direttore

Infermieri, dalla politica servono azioni precise e decise     

di Giuseppe Saragnese
immagine 15 aprile - Gentile Direttore,
qualche anno fa Gino Strada, fondatore di Emergency, durante il Covid disse: "Il mio grazie va agli infermieri, un esercito che è sempre disponibile, pronto e che ha tenuto a galla il nostro Sistema Sanitario. Non penso si tratti eroismo ma di un grande senso di responsabilità”. Ma cosa è successo in questi anni, quali cambiamenti e miglioramenti sono avvenuti? Praticamente niente, anzi le condizioni di lavoro sono peggiorate.

Nel 2022 uno studio della Università di Roma "Unicamillus" segnalava le criticità tra il bisogno di cure e le disponibilità di risorse del SSN che aveva subito da anni di tagli ai servizi e al personale. Nonostante tutto gli infermieri hanno lavorato con spirito di sacrificio per curare i pazienti che richiedevano cure intensive durante il COVID senza DPI, numerosi i ricorsi ai psicologi in quel periodo, con segnalazioni di disagio, abbandoni dal servizio causati da un notevole impatto fisico e mentale.

Sicuramente la Pandemia ha trasformato l'assistenza infermieristica perché il personale sanitario ha dovuto acquisire nuove competenze e adattarsi a nuovi protocolli sanitari senza essere preparati adeguatamente e buttati allo sbaraglio ad affrontare come in guerra un avversario sconosciuto.

In Italia mancano 150 mila infermieri (Gimbe), sono iscritti all'OPI poco più di 332 mila con una media di 6,2% per 1000 abitanti, molto lontani dagli standard europei. Tra le cause c'è l'invecchiamento della popolazione infermieristica (aumento dell’età pensionabile), peggioramento delle condizioni lavorative e scarso numero di posti disponibili nei corsi di laurea.

Sicuramente lo scarso riconoscimento professionale ed economico (vedasi le scarse risorse economiche messe dal governo Meloni per il rinnovo contrattuale della sanità con aumenti irrisori di presunti 150 euro mensili).Inoltre ci sono indennità (turno, festività, notturno) ferme da tantissimi anni e purtroppo l'azione del Sindacato è irrilevante come si è visto negli ultimi scioperi poco partecipati in Sanità proprio perché i lavoratori si sentono abbandonati.

Chi può scappa in altri paesi europei (i più giovani) oppure non vede l'ora di andare in pensione, che purtroppo si allontana sempre di più con le ultime manovre governative che allungano l'età pensionabile.

In numerosi studi fatti in questi anni un numero sempre più elevato di infermieri ha l'intenzione di lasciare il posto di lavoro perché costretti a lavorare di più con scarsi incentivi, in condizioni di lavoro peggiorate soprattutto nei PS dove aumenta l'afflusso di pazienti che ricorrono alle cure in PS perché la Sanità territoriale è stata distrutta e i medici di base in alcuni territori mancano e non vengono sostituiti.

E' aumentato nei PS di personale sanitario "gettonista" soprattutto medici che sopperiscono alla carenza di personale e a cui la Sanità Pubblica paga stipendi enormemente più alti dei colleghi che lavorano come dipendenti degli Ospedali, creando disagio tra i lavoratori che si trovano a fare le stesse attività con retribuzioni molto più basse.

Molti infermieri lasciano l'attività nel pubblico per fare la libera professione sul territorio segnalando che la qualità della vita è nettamente migliorata.
In un recente studio dell'Università di Genova (12/2023) il 59% di infermieri è molto stressato.
Il 36% sente di non avere il controllo del proprio carco di lavoro. Il 47,3% si percepisce privo di energia e il 40,2% ravvisa un esaurimento emotivo elevato. Il 45,4% riferisce poco tempo per la vita personale e familiare e il 45,2% dice di lasciare nel 2024 la propria attività per insoddisfazione lavorativa.

Sono aumentati in questi anni gli applicativi informatici come strumento di lavoro e questo provoca una mancata attenzione verso le cure ai pazienti. Inoltre è diventata quasi un ossessione di molti infermieri di completare i corsi ECM (molti dei quali sono a pagamento) per acquisire i crediti utili alla professione.

In questo quadro molte sono le responsabilità dei vari governi che non hanno stanziato risorse economiche adeguate agli standard europei, dei sindacati che in questi anni hanno firmato contratti inadeguati senza consultare i lavoratori, agli ordini professionali che non hanno tutelato le professioni sanitarie.

Recentemente il mondo della scienza (14 personalità del mondo sanitario dal Nobel Parisi al fondatore dell'istituto Mario Negri, Silvio Garattini) avevano chiesto al Governo di portare la spesa sanitaria all'8% del PIL. In regione Lombardia è stato bocciato un emendamento proposto dall'opposizione che chiedeva un aumento della spesa sanitaria.

Lavorare dunque dopo una certa soglia di età diventa pesante, gravoso e usurante.
L'età media (tra i 50-64 anni) è aumentata dal 2005 (21%) al 27% nel 2012.

In termini di produttività il fenomeno è uno svantaggio delle aziende sanitarie perché compromette la capacità di gestire i carichi di lavoro, sostenere i ritmi e adattarsi alle nuove tecnologie.

Si chiede quindi una adeguata sorveglianza sanitaria, ridurre le età pensionabile per i lavori usuranti come quello degli infermieri, favorire l'ingresso e l'assunzione di nuovo personale rendendo attrattiva la professione con aumenti salariali adeguati è maggiore riconoscimento professionale.

Giuseppe Saragnese
Infermiere Asst-pg23 Bergamo
Direttivo Fp CGIL Bergamo
Le Radici del sindacato opposizione in CGIL
15 aprile 2024
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