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QS Edizioni - domenica 16 giugno 2024

Lettere al Direttore

Assistenza territoriale: lasciamo la possibilità ai medici delle cure primarie, soprattutto ai giovani, di scegliere come realizzare e contrattualizzare il proprio ruolo 

di Alessandro Nobili 
immagine 4 giugno - Gentile Direttore,
ho letto con interesse, ma non senza preoccupazioni, l’accordo tra Fimmg e LegaCoop, un documento molto ambizioso tra il maggior sindacato dei MMG e LegaCoop. Tra i vantaggi viene rilanciato il modello delle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) come “strumento di offerta di servizi e garanzia di standard omogenei per le cure primarie e l’assistenza territoriale”. Come se bastasse l’iscrizione a un sindacato e la governance attraverso una cooperativa per garantire gli obiettivi e gli standard di prevenzione e cura prerogativa dell’assistenza territoriale. Tutto questo in un contesto territoriale profondamente cambiato sia dal punto di vista demografico che epidemiologico dove, per far fronte ai numerosi bisogni di salute di una popolazione sempre più anziana, è anacronistico pensare che una sola figura professionale, al di fuori di un sistema di servizi multidisciplinari e integrati sul piano socio-sanitario, possa farsene pienamente carico. Di seguito alcune osservazioni.

1. Ancora una volta, di fronte alla necessità di dare una risposta su come attuare la riforma dell’assistenza territoriale delineata dal DM 77, si fa una controproposta di categoria, senza tener minimamente in considerazione il ruolo chiave del Distretto, delle altre professioni sanitarie e sociali e delle comunità in cui questi servizi dovrebbero essere realizzati. Si ribadisce imprescindibilmente la centralità del MMG trascurando l’importanza di un rapporto paritetico, integrato e interdisciplinare con le altre professioni.

2. Non si tiene minimamente conto che non tutti gli attuali e futuri MMG si riconoscono nel modello di medicina generale prospettato da Fimmg e LegaCoop, sia sul versante del percorso di formazione che sulla libera scelta della professione.

3. A livello nazionale esistono altri sindacati e organizzazioni della medicina territoriale, ma fino ad oggi non ho letto nessun commento a questo nuovo accordo. Mi piacerebbe davvero sapere se tutti sono convinti che questa sia la strada giusta.

4. Penso inoltre ai giovani medici che attualmente frequentano il corso di formazione specifica in medicina generale (CFSMG) e ai loro colleghi della scuola di specializzazione in medicina di comunità e delle cure primarie (SSMCCP): siamo proprio sicuri che tutti si riconoscano e siano disposti a sottoscrivere questo modello di medicina territoriale (non dimentichiamoci dell’anomalia tutta italiana che il CFSMG non è a tutti gli effetti una specialità e che agli specializzandi della SSMCCP non è data la possibilità di aprire un ambulatorio di medicina generale a meno di frequentare anche il CFSMG e di avere poi la convenzione come MMG).

5. Mi è poi capitato di rileggere il Documento di Posizione del Movimento MMG per la Dirigenza; tre proposte semplici e chiare: formazione accademica, status giuridico professionale (i vantaggi della dipendenza) e medicina di prossimità (le case della comunità). Un documento che mi è sembrato molto più vicino al modello di cure primarie delineato dal DM 77, che mette sullo stesso piano il MMG e le altre figure professionali coinvolte nell’assistenza territoriale, identificando nelle case della comunità il luogo fisico, e non solo funzionale, dove svolgere la medicina di prossimità. Una visione molto più aperta e vicina a realtà europee come Spagna, Portogallo e Svezia.

Voglio concludere questa mia riflessione parlando ancora dei giovani che hanno scelto di investire la loro carriera professionale nelle cure primarie. Da gennaio abbiamo avviato il Progetto MedicInRete in collaborazione con l’Alleanza per la Riforma delle Cure Primarie e il Movimento Campagna Primary Health Care. Il progetto, che coinvolge oltre 200 medici che stanno frequentando il CFSMG o la SSMCCP, ha l’obiettivo di formare e creare una rete di giovani medici che confrontandosi e lavorando assieme possano pianificare e implementare progetti ispirati alla primary health care e al Libro Azzurro (https://2018phc.wordpress.com/verso-il-libro-azzurro/). I partecipanti attraverso la costituzione di laboratori territoriali, effettueranno una mappatura delle esperienze e sperimentazioni più significative di modelli di assistenza territoriale e medicina partecipata già attivi nelle aree di appartenenza, per poi elaborare ipotesi di progettualità da implementare nei rispettivi territori e comunità, con l’aiuto (si spera) degli amministratori locali.

Per concludere, in un contesto dove è sempre più difficile trovare giovani medici disposti ad investire il loro futuro professionale nelle cure primarie, credo sia più opportuno dare a tutti, ma soprattutto ai giovani medici, la possibilità di scegliere il percorso formativo che ritengono più consono (CFSMG o SSMCCP), le modalità operative e contrattuali (libera professione o dipendenza), permettendo a chi vuole diventare dipendente del Servizio Sanitario Nazionale al pari degli altri colleghi specialisti di poterlo fare. Stessa possibilità di poter esercitare la professione di MMG da concedere anche ai colleghi che escono dalla SSMCCP. Lasciare ai giovani medici la libertà di scelta tra le diverse opportunità di formazione e carriera, piuttosto che vincolarli in un’unica direzione come quella tracciata dall’accordo Fimmg-LegaCoop; questo sì che sarebbe un vero rinnovamento e un segnale di forte di cambiamento, che potrebbe aiutare a rivalorizzare e rendere di nuovo attrattivo il ruolo e la professione del MMG.

Alessandro Nobili
Responsabile del Dipartimento di Politiche per la Salute, Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, Milano
4 giugno 2024
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