toggle menu
QS Edizioni - venerdì 29 maggio 2020

Studi e Analisi

Coronavirus. Perché il Paese dovrà “riaprire”, anche se gradualmente. Ecco gli scenari possibili

immagine 29 marzo - Ufficialmente (a parte Renzi) non se ne vuol sentir parlare. Ma è evidente che occorre cominciare a ragionare sull’uscita dall’emergenza e dalle attuali misure di contenimento dell’epidemia. E questo indipendentemente dalle curve epidemiche perché nessun Paese può restare immobile per più di un anno (tanto ci vorrà per un vaccino). Ecco cosa potrebbe accadere e in che modo cambierà il nostro modo di vivere per i prossimi mesi
Anche se la nostra attenzione è giustamente ancora incentrata sul day by day e sull’osservazione della curva dei contagi, nei Palazzi e non solo, si comincia a pensare a come uscire da questa fase di emergenza…anche a prescindere da quello che curve epidemiologiche e indici R0 (il parametro che misura la potenziale trasmissibilità di una malattia infettiva) ci diranno nelle prossime settimane.
 
E sì, perché, anche se apertamente nessuno lo dice (tranne Matteo Renzi, immediatamente castigato per averlo detto), il Paese andrà “riaperto” a meno di non farlo perire di altri mali diversi dal Coronavirus.
 
Uno scenario plausibile è quello che definirei da “economia di guerra”. Con questa definizione si intende (Treccani) “l’adeguamento del sistema economico alle necessità della guerra”. E quali sono le necessità di questa “guerra” contro il virus?
 
Rispondendo a questa domanda, avremo il plausibile scenario con il quale dovremo imparare a convivere per diversi mesi a venire.
Queste le ipotesi più realistiche:
 
Cosa potrebbe riaprire (presumibilmente entro fine aprile)
Dando per scontata la “chiusura” del Paese con il mantenimento delle attuali disposizioni oltre la loro attuale scadenza del 3 aprile almeno fino al 18 aprile, da lì in poi o al più tardi dal 1º maggio è presumibile aspettarsi una parziale e progressiva riapertura di quasi tutte le attività commerciali (comprese quelle al dettaglio) e della totalità delle attività produttive (per le quali potrebbe mantenersi la già avviata riconversione parziale verso beni e manufatti fondamentali per la lotta al virus), con il contestuale allentamento delle disposizioni di isolamento personale, riassumibili nell’ormai famoso “resta a casa”.
 
Con la riapertura di molte attività oggi chiuse si allenterà infatti anche la domiciliarità forzata (che potrebbe/dovrebbe restare in vigore solo per le fasce di popolazione più a rischio per età o per la presenza di patologie croniche o comunque gravi) e molte più persone, rispetto a quelle che già oggi escono quotidianamente per lavoro, ricominceranno a uscire regolarmente da casa, anche se solo per recarsi al lavoro.
 
E’ evidente che, conseguentemente a questo flusso in entrata e uscita da casa, potrebbero riaprire anche molte attività di servizio e supporto a chi lavora e pensiamo quindi a bar, tavole calde e ristoranti ai quali sarà però chiesto di adeguare tassativamente le proprie strutture a garanzia di spazi di contatto adeguati per i clienti.
 
Per le scuole, Renzi, nella sua famosa e criticatissima intervista ad Avvenire, propone una riapertura a maggio per consentire, almeno agli studenti di medie e superiori, di essere valutati e di fare gli esami di licenza media e di maturità. Per farlo propone di garantire ovviamente le distanze ma anche di fare a tutti l’esame sierologico per la verifica della presenza di anticorpi al coronavirus. Proposta interessante anche ai fini epidemiologici, ma forse di non facile realizzazione e con l’incognita dell’attendibilità di questi test, ma comunque da tenere presente senza anatemi, anche perché analoghe iniziative ai fini di indagine preventiva si stanno attuando già in diverse regioni sugli operatori sanitari.
 
In alternativa alla riapertura prima dell’estate per consentire la valutazione degli studenti, resta la riapertura generale a settembre, sfruttando questi mesi che mancano per attrezzare le scuole di ogni ordine e grado e le università per garantire il massimo del rispetto delle norme precauzionali sul distanziamento nonché ovviamente attivare tutte le procedure per la costante igienizzazione degli ambienti e delle superfici, fermo restando che l’idea dello screening sierologico alla popolazione scolastica andrebbe comunque valutata.
 
Cosa non riaprirà (almeno per qualche mese ancora)
Da queste riaperture potrebbero però realisticamente restare escluse, almeno per molti altri mesi, tutte quelle attività di per sé caratterizzate dalla presenza di molte persone a contatto ravvicinato nello stesso luogo, e quindi discoteche, sale da ballo, palestre, pub, cinema, teatri e sale concerti.
 
Come si può presumibilmente escludere che saranno a breve nuovamente consentite fiere espositive, concerti, manifestazioni sportive (partite di calcio comprese con spettatori presenti) e feste pubbliche e private che siano.
 
Quegli stessi bar e ristoranti, che potrebbero riaprire come supporto diurno a chi lavora (soprattutto in città), ben difficilmente nei primi mesi potranno però restare aperti anche alla sera.
 
E molto probabilmente anche i viaggi in aereo, treno e nave e le vacanze in albergo con famiglia e amici in Italia o all’estero, saranno per questa estate molto limitati se non proprio da escludere.
 
Va da sé che per questi settori andranno mantenute e incrementate le misure di sostegno economico.
 
Le precauzioni da adottare (ancora per molti mesi)
Ognuno di noi, in questo scenario di “riapertura” controllata dovrà mantenere quelle abitudini di prevenzione che stiamo ormai acquisendo (distanza, lavaggio frequente delle mani, mascherina, attenzione ai contatti, segnalazione immediata di sintomi sospetti, ecc.) che segneranno ancora per un bel po’ il nostro modo di vivere e di rapportarci agli altri.
 
Oltre a questo dovremo rinunciare ancora per parecchio al tempo libero con amici e parenti e alle serate o ai weekend in compagnia.
 
Sul fronte dell’assistenza molte cose da rivedere
E infine sul fronte dell’assistenza sanitaria è evidente che la botta di questa emergenza si farà sentire ancora per molto tempo ma il sistema (e in parte lo sta già facendo, pur se ancora in emergenza) dovrà rivedere il suo equilibrio assistenziale tra ospedale e territorio e dovrà comunque riprendere il più celermente possibile ad occuparsi anche delle altre malattie, in modo normale e con le dovute attenzioni, dopo questo mese di parziale e forzato rinvio o sospensione della loro presa in carico.
 
Inoltre con la perfezione dei test sierologici, una volta accertata la loro affidabilità, si dovrebbero avviare campagne sempre più allargate di screening in grado di mappare la popolazione in modo sempre più capillare.
 
Insomma il Paese va e sarà per forza di cose riaperto in tempi brevi, anche “con” il coronavirus ancora in circolazione, perché altrimenti il Paese muore, ma lo si farà con molti limiti rispetto a una riapertura generale e festosa che si potrà avere solo quando questa “guerra” sarà vinta.
 
E questa guerra si vincerà solo col vaccino per il quale, nella migliore delle ipotesi, sembra proprio che dovremo attendere almeno un anno come ricordava ieri il direttore esecutivo di Ema Guido Rasi.
 
Cesare Fassari
29 marzo 2020
© QS Edizioni - Riproduzione riservata