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Calabrò (AP): "Testo migliorato grazie ad AP, ma il nostro è un no"

20 APR - "Non è certo la legge sul testamento biologico che avremmo voluto, e pur votando convintamente no, fino all’ultimo, senza risparmiarci, abbiamo lavorato e ci siamo confrontati per apportare modifiche necessarie. Era nostro obiettivo - e credo che l’abbiamo raggiunto - quello di evitare che il medico si trasformasse in un esecutore testamentario, perché restiamo convinti che il suo compito sia ancora quello di provare a salvare quante più vite possibile, soprattutto se la scienza, come sempre più spesso accade, lo consente". Lo dichiara Raffaele Calabrò, relatore di minoranza sulla legge che disciplinano le dichiarazioni anticipate di trattamento.

"Abbiamo restituito al medico la sua professionalità, impedendo che si potesse trovare nella condizione di dover restare inerte dinanzi ad un paziente in stato di incapacità momentanea, ad esempio per un banalissimo shock anafilattico risolvibile con una semplice terapia, sentendosi vincolato alla volontà scritta da un paziente su futuri trattamenti sanitari, ma adatta a scenari ben diversi. Troppo alto il rischio di trovarci dinanzi a morti per motivi banali - prosegue Calabrò -. Siamo fermamente convinti della libertà del paziente di rifiutare un trattamento sanitario e di scegliere di morire per l’evoluzione di una patologia, ma questo testo di legge va ben oltre, accelerando i tempi della morte non più dettati dal decorso di una malattia infausta ma dalla sospensione di sostegni vitali come idratazione e nutrizione artificiale, nel solco di una cultura che nega ogni dignità alla disabilità, alla fragilità fisica. Non nel nome di Alternativa Popolare".

20 aprile 2017
© Riproduzione riservata

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