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20 AGOSTO 2017
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Decreto vaccini. Arriva il parere favorevole dalla commissione Affari costituzionali del Senato

Nel pomeriggio di ieri la I commissione ha votato parere favorevole ai presupposti di costituzionalità al provvedimento, all’esame della Commissione Igiene e sanità. A favore Pd, Ap, Aut-Psi-Maie. Parere contrario da M5S, Ln, e Si-Sel. Si astiene FI.

15 GIU - Arriva il via libera da parte della commissione Affari costituzionali del Senato al decreto vaccini. La I commissione ha infatti votato nella seduta di ieri parere favorevole ai presupposti di costituzionalità del provvedimento, all’esame della Commissione Igiene e sanità. A favore Pd, Ap, Aut-Psi-Maie. Parere contrario da M5S, Ln, e Si-Sel. Si è invece astenuta FI.
 
Il relatore Bruno Mancuso (Ap), intervenendo ha sottolineato che "oggetto dell'esame in questa sede è unicamente la sussistenza dei presupposti di cui all'articolo 77, secondo comma, della Costituzione". A tale proposito, ha ribadito la necessità dell'intervento del Governo, per "prevenire il verificarsi di pericolose epidemie, che tra l'altro avrebbero un pesante impatto sul sistema sanitario nazionale. L'urgenza, invece, è determinata dalla complessità delle misure necessarie per lo svolgimento di un'ampia campagna vaccinale prima dell'inizio del prossimo anno scolastico". Il relatore ha ritenuto poi necessario stabilire l'obbligatorietà del piano vaccinale, anche per superare resistenze dovute a scarsa informazione. In ogni caso, "è prevista l'esclusione dagli obblighi di vaccinazione, soprattutto qualora vi siano pericoli per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate".

 
Giorgio Pagliari (Pd) ha ritienuto necessario e urgente l'intervento del Governo, a fini di prevenzione. A suo avviso, in base all'articolo 32 della Costituzione, la tutela della salute pubblica può essere garantita prevedendo un obbligo di vaccinazione a carico dell'individuo, proprio per evitare epidemie che porrebbero a rischio la vita degli individui più deboli. "Sarebbe opportuno valutare, in effetti, la congruità dell'ampliamento del piano vaccinale, ma confido che tale aspetto sarà adeguatamente approfondito in sede referente in Commissione sanità", ha concluso il senatore dem.
 
A favore anche Lucio Romano (Aut-Psi-Maie) che nel suo intervento ha  sottolineato come la vaccinazione abbia esclusivamente un valore di prevenzione primaria della diffusione di patologie con caratteristiche endemiche. "In ciò risiede, pertanto, la necessità e l'urgenza dell'intervento del Governo. A suo avviso, sarebbe stato opportuno inserire nell'elenco delle vaccinazioni obbligatorie anche quella anti-Hpv", ha precisato.
 
Di contro, Giovanni Endrizzi (M5S) ha giudicato difficile, nel caso in esame, scindere le considerazioni sui presupposti di necessità e urgenza dalle valutazioni di merito del provvedimento. Il senatore pentastellato ha dunque reputato inopportuno affrontare un tema così complesso mediante un decreto-legge, nel quale tra l'altro sono previste dodici vaccinazioni diverse, che - a suo avviso - avrebbero meritato una distinta trattazione. "Nel caso che sia riconosciuta la sussistenza dei presupposti di cui all'articolo 77 della Costituzione, il Gruppo M5S interverrà in sede referente per proporre forme di vaccinazione responsabile, senza misure coercitive".
 
Di parere contrario anche Roberto Calderoli (Ln) che, premettendo di essere assolutamente favorevole alle vaccinazioni, quale strumento efficace per evitare le malattie infettive, ha sottolineato l'esperienza positiva della Regione Lombardia, "dove vi sono alte percentuali di soggetti vaccinati, grazie alla implementazione di politiche vaccinali basate su un'ampia informazione delle famiglie attraverso i medici di base. Al contrario, il provvedimento in esame risulta irragionevolmente coercitivo e finisce per ledere alcuni principi costituzionali".

In primo luogo, Calderoli ha ritenuto insussistenti i requisiti di necessità e urgenza, "in quanto - come affermato in conferenza stampa dallo stesso Presidente del Consiglio - non vi è alcuna emergenza in corso". Ritiene, inoltre, che la sospensione della potestà genitoriale, quale sanzione per l'inosservanza dell'obbligo vaccinale, sia "una misura eccessiva, che viola i limiti imposti dal rispetto della persona umana, previsti dal secondo comma dell'articolo 32 della Costituzione". Infine, poiché la tutela della salute è una materia di legislazione concorrente, come prescritto dall'articolo 117, terzo comma, "sarebbe opportuno prevedere il coinvolgimento della Conferenza Stato-Regioni, per evitare ricorsi alla Corte costituzionale, come quello già annunciato dalla Regione Veneto". A suo avviso, l'imposizione di misure stringenti potrebbe risultare controproducente, con la diffusione di un clima di allarme sociale e la conseguente riduzione dei livelli vaccinali. Critica, inoltre, la mancanza della previsione di un indennizzo per eventuali danni conseguenti alla somministrazione di vaccini obbligatori.
 
Loredana De Petris (Si-Sel) dando il suo parere contrario, ha sottolineato l'opportunità di affrontare l'argomento sulla base di dati scientifici, senza contrapposizioni ideologiche ispirate dalla campagna mediatica in atto. Tuttavia, proprio sulla base di informazioni e dati disponibili, "non risulta che in Italia vi sia una situazione di emergenza tale da richiedere l'adozione di un decreto-legge. Del resto, solo per il morbillo la copertura vaccinale risulta inferiore alla soglia necessaria ad arrestare la circolazione del virus, ma tale situazione si protrae da diversi anni. Il quadro risulta più preoccupante solo nella provincia di Bolzano, dove un numero crescente di famiglie rifiuta il piano vaccinale anche sulla base del confronto con alcuni Paesi europei, tra cui la Germania e l'Austria, nei quali le vaccinazioni non sono obbligatorie".

Ritiene inopportuno, inoltre, "il ricorso alla decretazione d'urgenza su un tema così sensibile, che richiede un equilibrato contemperamento tra diritti costituzionalmente tutelati, quali il diritto alla salute e quello all'istruzione. Peraltro, sarebbe necessario valutare singolarmente i vaccini obbligatori, per valutarne le ricadute sulla salute pubblica, dal momento che in alcuni casi la copertura riguarda malattie non contagiose, come il tetano. Per questo motivo - ha spiegato - sarebbe forse più opportuno che il Governo e il Parlamento si limitino a predisporre una strategia di protezione della salute pubblica con le relative risorse necessarie, lasciando alla comunità medico-scientifica il compito di compilare l'elenco delle vaccinazioni effettivamente indispensabili".
De Petris ha ritenuto inoltre preferibile migliorare l'informazione delle famiglie, anche attraverso il coinvolgimento delle strutture sanitarie di base, senza ricorrere a misure coercitive.
 
Infine, Fi ha annunciato la sua astensione con Roberto Cassinelli che nel suo intervento, pur considerando indispensabili le vaccinazioni obbligatorie, ha spiegato di ritenere eccessivo portarle da quattro a dodici, "soprattutto perché in Italia attualmente non si riscontrano situazioni di emergenza". Inoltre, "occorre valutare in modo più approfondito il difficile contemperamento delle prerogative individuali e dell'interesse collettivo in materia di tutela della salute, senza ledere, al contempo, il diritto all'istruzione", ha aggiunto. A suo avviso, quindi, prima di assumere misure coercitive, il Governo dovrebbe fornire maggiori chiarimenti, a cominciare da elementi esaustivi sulla situazione sanitaria del Paese. Per questi motivi di perplessità ha annuncia l'astensione del suo gruppo, riservandosi una ulteriore valutazione per l'esame in Assemblea, alla luce delle risultanze della discussione in sede referente, presso la Commissione competente.

15 giugno 2017
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