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Fimmg. Dopo il caos ripartiamo dal senso di responsabilità

di Pier Luigi Bartoletti (Fimmg)

10 OTT - Gentile direttore,
il 72° Congresso della Fimmg è appena terminato che già si lavora per il Congresso Straordinario Elettivo del 18 Novembre, chiamato ad eleggere il nuovo Segretario ed il nuovo esecutivo, con un mandato di circa 2 anni. È stato un congresso che ha visto per la prima volta un segretario dimissionario, cosa che, visti i tempi in cui si sono svolte le vicende precongressuali e congressuali ha colto di sorpresa tutti gli iscritti e delegati, e che, salvo strascichi legali, consegna oggi un quadro diverso da quello precedente.
 
La sorpresa e talora lo sconcerto tra gli iscritti è dovuto al fatto che la vicenda si è svolta con tale velocità che non ha consentito di poter informare o quantomeno di illustrare la situazione che si era venuta a creare: una crisi tra l’allora segretario ed i componenti della giunta esecutiva, crisi che il 23 settembre ha determinato le dimissioni del segretario, correttamente comunicate ai membri del Consiglio Nazionale, il “parlamento” della Fimmg.
 
È dovuta quindi, a mio avviso, una breve informativa a chi, tra gli iscritti, non ha potuto partecipare direttamente al Congresso dove, almeno parzialmente, c’è stata l’opportunità di formarsi un’opinione ed a chi, pur non iscritto si chiede cosa sia successo realmente: lotta di potere, presunti complotti, “ Idi di Settembre”, oppure “semplicemente”, un dissidio insanabile sulla conduzione politica sindacale?


Antefatto: lo stallo in cui versa il rinnovo contrattuale è l’aspetto centrale, infatti, nonostante diverse prese di posizione, sino alla proclamazione dello sciopero, poi revocato per l’impegno assunto dal Governo di porsi come diretto interlocutore nei confronti della conferenza delle Regioni, la trattativa si basa ancora su una base “isorisorse”, ovvero senza alcun investimento di parte pubblica, ma con rilevanti modifiche nell’organizzazione della medicina generale. A ben pensare anch’esse isorisorse  (per noi), ma a ben vedere con elevato rischio di rinnovare un contratto rimettendoci di tasca nostra e senza comprensibili vantaggi per il servizio al cittadino.

Due posizioni in campo, c’è chi vuole firmare subito, c’è chi dice, che non serve firmare contratti, quanto firmare BUONI contratti. Buoni per il servizio, per i cittadini, per la parte pubblica e per i medici, garanzia di riuscita. Insomma un contratto che dia una prospettiva di sviluppo alla medicina generale nel contesto di un sistema sanitario pubblico che negli ultimi anni vede i cittadini sempre più mettere mano al portafogli.
 
Al di là degli slogan, i temi sul tappeto sono i problemi strutturali che affliggono, irrisolti da anni, il sistema pubblico, la diversità regionale, legata vuoi ai piani di rientro, vuoi allo sviluppo disordinato avvenuto dopo la riforma del titolo V, le liste di attesa, i protocolli di collaborazione ospedale territorio, sempre vaticinati ma raramente realizzati, le patologie croniche ed oncologiche, l’assistenza potenziata a livello territoriale in ordine alla riorganizzazione della rete Ospedaliera, sia in termini orari che in termini funzionali, che deve poter vedere una organizzazione più complessa della medicina generale, salvaguardando però il rapporto fiduciario. 

Chi evoca scenari improbabili dice che si vuole cambiare la  Legge cosiddetta  Balduzzi, ciò è irrealistico, pena uno stallo che nessuno vuole nel rinnovo del contratto, piuttosto bisogna interpretarne il contenuto in termini di miglioramento dell’organizzazione del servizio, del miglioramento dello stesso, con una logica di omogeneità nazionale, fatte salve le competenze regionali di “sartorializzazione” sulla base dei diversi bisogni, evitando di proporre modelli regionali “uber alles”, come risposta semplicistica al problema della disomogeneità regionale.

C’è da capire piuttosto come il termine “isorisorse”, allora “passaporto” di promulgazione della Legge da parte degli organismi di controllo economico contabile dello Stato,  possa essere coniugato con innovazione, potenziamento, miglioramento, che per definizione hanno bisogno di investimenti.
 
Invece di ragionare sulle sole risorse della medicina generale, forse  bisognava allora allargare le vedute su tutto il sistema sanitario, indicando il termine “saldo invariato” relativamente a tutte le spese del sistema (amministrazione, Ospedaliera etc.), intendendo la medicina generale come strumento per la soluzione dei problemi di sostenibilità del servizio pubblico, piuttosto che “di osso da spolpare.”

Il tema sul tappeto è questo, c’è necessità di fare un passo avanti nella proposta di un servizio che dia dignità clinica e di ruolo alla medicina generale, lasciando le secche della burocrazia, dell’avvilimento quotidiano derivante da pressioni dell’apparato amministrativo che stanno erodendo il rapporto fiduciario con i nostri cittadini, senza limitarsi a giocare di rimessa su aspetti meramente contrattualistici, ma rilanciando tutta la potenza della medicina generale sul ruolo medico e sul miglioramento del servizio pubblico.

Altro tema i giovani: inaccettabile la diversità di trattamento con i colleghi specializzandi. Inaccettabile la logica di usare come serbatoio occupazionale la medicina generale in deroga alle norme che dispongono la necessità di una formazione specifica.

Questi sono obiettivi su cui c’è bisogno di coesione, di partecipazione, di spinta propulsiva, cose non più possibili in una situazione che si era venuta a creare focalizzata in ambiti di competenza diversi dal fare politica del contratto e della professione. Ambiti sui quali non voglio entrare ma che sono ampiamente noti.
 
Oggi c’è necessità assoluta di presentare una proposta contrattuale condivisa e partecipata, da chiudere in tempi rapidi, se ci sono le condizioni, grazie ad una azione coordinata da parte di tutti i dirigenti a tutti i livelli.

Si era venuta a creare quindi una “diastasi” irrecuperabile tra chi pensa che la Fimmg debba esclusivamente tendere alla proposizione di modelli di miglioramento del servizio al cittadino attraverso lo sviluppo di una medicina generale clinicamente qualificata e chi invece pensava che il miglioramento fosse nei servizi offerti.

Il voto espresso dal Consiglio nazionale a larghissima maggioranza, più dell’80%  a fronte di alcune astensioni, nessun voto contrario, testimonia la volontà di voltare pagina, andando dritti verso il rinnovo della dirigenza.
In sintesi quindi, una frattura insanabile sulla visione e sulla gestione di una associazione come la Fimmg che è sempre stata, nella sua complessità e nella sua storia, elemento di stabilità nel mondo medico italiano, ed interlocutore credibile e responsabile nei confronti dei propri iscritti e dei cittadini.
 
Ripartiamo da qui, dalla partecipazione degli iscritti alla definizione di una proposta contrattuale chiara, comprensibile, che rilanci il ruolo professionale, l’autonomia organizzativa, il ruolo fiduciario, l’eccezionale flessibilità di una figura come il medico di famiglia profondamente inserito nel tessuto sociale del paese.

Con una grande attenzione ai giovani, alla necessità di un ricambio vista sia l’età media della medicina generale che l’incipiente gobba pensionistica, che vedrà migliaia di medici di famiglia in pensione da qui al 2020. Per far questo è necessario un grande senso di responsabilità, che si traduca in uno spirito di servizio finalizzato all’obiettivo di un Associazione come la Fimmg che nei più di 70 anni di storia ha contribuito a difendere e salvaguardare non solo il ruolo del medico di famiglia, ma anche il servizio pubblico ed i servizi al cittadino, e che è composta da chi, tutti i giorni, nel proprio studio ci mette la faccia.

Dr. Pier Luigi Bartoletti
Segretario Generale Provinciale di Roma
Vice Segretario Nazionale FIMMG

10 ottobre 2016
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