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La salute della bocca. Non è solo questione di povertà

16 APR - Gentile Direttore,
è noto che il titolo di un articolo non solo ne anticipa il contenuto, ma può anche influenzare ciò che il lettore conclude sull’articolo medesimo e ciò che ne può ricordare. E’ quanto potrebbe succedere dopo avere letto quanto pubblicato su Q.S. dal titolo “Salute orale. Chi è povero ha fino a 8 denti in meno rispetto ai ricchi”.
 
In gran parte condivisibile, l’articolo omette di fornire delle informazioni condizionando parzialmente le conclusioni che si possono trarre. La prima informazione riguarda lo stato di salute orale, la seconda la sanità integrativa. Nell’articolo si evince che lo stato di salute orale sia legato alla povertà e la conclusione che se ne potrebbe frettolosamente dedurre è che si tratti di un problema preminentemente economico.
 
Infatti, l’autore prosegue citando la fonte Key Stone da cui emerge che molte persone scelgono il dentista in base all’onorario. Ne consegue che per consentire alle persone di avere una buona salute orale si debba implementare il servizio pubblico, incrementare gli sgravi fiscali e, non poteva mancare, ricorrere alla creazione dei fondi sanitari integrativi.
 
Analizziamo i due punti.
1) Stato di salute orale.
E’ ampiamente dimostrato che lo stato di salute orale è legato alla scolarità piuttosto che alla povertà, anche se i due parametri possono andare parzialmente a braccetto. Come si evince anche dall’articolo di Q.S., la salute orale è determinata anche dal controllo del microbioma orale, tradotto in termini semplici, dall’efficace pulizia dei denti con spazzolino e scovolino e/o filo interdentale. Indicativo può essere il grafico sotto riprodotto che riassume quanto rilevato dalle indagini dell’ISTAT nel 2013:
 


I dati nazionali trovano riscontro anche in una recente indagine eseguita nel comune di Martignacco (Udine) e condotta dalla Commissione Albo Odontoiatri di Udine, ANDI e AIO provinciali di Udine. In essa emerge quanto riportato nel grafico sottostante:
 

 
Dalla stessa indagine emerge, in linea con altri dati nazionali, che l’utilizzo degli strumenti per la pulizia interprossimale dei denti è praticata maggiormente dalle fasce più scolarizzate così come la frequentazione dal dentista. Infine, dai dati raccolti, emerge che le fasce più scolarizzate hanno una maggiore consapevolezza delle cause delle malattie della bocca, mentre le fasce meno scolarizzate pensano che ammalarsi dipenda dal destino e da questioni economiche.
Le conseguenze di questi errati comportamenti e convinzioni sono due:
1. Le fasce meno scolarizzate presentano una peggiore salute del cavo orale.
2. La spesa pro capite dal dentista è inversamente proporzionale al grado di scolarità, più si è scolarizzati meno si spende dal dentista, come si evince dal grafico sotto riportato e che è stato elaborato da dati Censis nel 2002:
 


Il grafico sottostante evidenzia quanto emerge dall’incrocio dei dati sopra riportati:
 

     lic. elem.      lic. media           diploma                 laurea

2) Sanità integrativa.
L’artico di QS termina suggerendo le soluzioni: “Arricchire l’offerta pubblica anche attraverso misure politiche più decise ed efficaci come la lotta all’abusivismo, la creazione di Fondi sanitari ed integrativi e l’ottenimento di sgravi fiscali per pazienti che effettuano cure odontoiatriche.”
 
L’argomentazione è condivisibile ma con la necessità di un’aggiunta e di una precisazione.
-L’aggiunta consiste nella proposta di evidenziare la necessità della riduzione della domanda sanitaria piuttosto che proporre l’aumento dell’offerta di prestazioni, stante comunque la necessità di implementare quella pubblica, come da dettato costituzionale. In altri termini, occorre investire in una pratica povera che non richiede grossi investimenti e che si chiama “prevenzione primaria” che rappresenta la modalità più efficace per ridurre la richiesta di cure.

-La precisazione riguarda la considerazione che sia conveniente investire in sanità integrativa.
Anche in questo caso mi avvalgo di due grafici significativi che rapportano PIL, spese sanitarie e premi assicurativi. In Svizzera, a fronte di un aumento del 43% del Pil, i costi sanitari sono incrementati del 72% ma i costi dei premi sono lievitati ben del 107% % (Fonte: saluteinternazionale.info).
 

 
Il medesimo fenomeno avviene negli Stati Uniti:
 

Per avere un’idea di cosa significa la sanità integrativa negli Stati Uniti suggerirei di leggere l’articolo comparso su QS che narra le considerazioni di un rappresentante dell’ADA.

Conclusione
Quotidianamente i mass media ci propinano il messaggio secondo cui la sanità integrativa rappresenta, nonostante le evidenze statistiche, la soluzione di tutti i mali.
 
Quasi mai si fa riferimento al fatto che la prevenzione primaria costituisca la modalità meno costosa e più efficace per ridurre la domanda sanitaria. E raramente si dice che le fasce meno scolarizzate applicano di meno la prevenzione primaria, incorrendo più frequentemente in patologie del cavo orale con un maggior impegno economico dal dentista.
 
In fondo, si tratta di fare quanto espresso all’inizio dell’articolo su QS, ma non presente nel titolo, che affermava:  “Tenere in equilibrio ed in salute le oltre 600 colonie batteriche, o microbioma orale complessivo, che popolano la nostra cavità orale ed i suoi habitat - denti, gengive, palato, lingua, tonsille - a loro volta articolati in tanti microbiota che ne caratterizzano la comunità batterica presente in un tessuto, rappresenta uno dei compiti principali oggi affidati all’Odontostomatologia.”
 
Nick Sandro Miranda
Consigliere Commissione Albo Odontoiatri Udine


16 aprile 2018
© Riproduzione riservata


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