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Il cambio di paradigma del sistema lombardo e il valore dei medici

20 DIC - Gentile Direttore,
in Lombardia è in atto da qualche anno una profonda riforma del Modello Organizzativo della Sanità Regionale (pubblica e privata) che con continui aggiustamenti in corso di opera sta orientando le cure sanitarie verso un contiuum assistenziale tra Ospedale e Territorio. Da un punto di vista ideale non vi è nulla di nuovo, visto che dalla nascita del Ssn l’organizzazione distrettuale aveva questa ben precisa finalità.

La novità, in Lombardia, è che questo modello viene ripreso, in chiave Aziendalistica, dopo un ventennio di parificazione operativa tra Aziende  pubbliche e private, il cui fine principale è stata la massimizzazione di resa professionale in termini prestazioni e non in una ottica integrata per pacchetti assistenziali.

Infatti la maggior parte della riforma lombarda del suo Sistema Sanitario, interessa la presa in carico dei pazienti con patologie croniche, ipotizzando percorsi assistenziali senza interruzione tra Ospedale e Territorio, nello spirito di una medicina di iniziativa.

Dal punto di vista medico, la letteratura scientifica ci conferma che questo approccio, ponendo maggiore attenzione al malato e non alle distinte patologie di cui è portare, può migliorare l’efficienza assistenziale, riducendone le inopportune occasioni di riacutizzazione ed intervenendo sulla prognosi tempestivamente.


La realizzazione di spazi e percorsi di cura dedicati a questi pazienti, unitamente a percorsi pre e post dimissione sul territorio (Medici Curanti, Assistenza Domiciliare, etc...) gestita in una ottica manageriale di rete è un esempio di quanto si potrebbe efficacemente realizzare.

Per felice coincidenza (nella cultura economica e medica) legata alla necessità di ripensare l’economicità dei modelli sanitari, per motivi sia strutturali sia contingenti legate alle crisi mondiali e locale delle economie delle Nazioni, questo tema ha da molto tempo interessato le Agenzie di Formazione dei Manager pubblici e privati in ambito Sanitario. In questo ambito, al modello lombardo, pur nella sua specificità viene riconosciuta l’effettiva possibilità di intervenire in modo efficiente ed efficace (sicuramente in teoria...in pratica dipende d alla bravura e dalla capacità dei singoli) sulla spesa sanitaria aumentando la capacità di governarla.

Tutto bene, quindi e nessun problema?

Qui si aprono gli scenari reali e la concretizzazione di ostacoli e problemi.

Di volta in volta questi problemi hanno coinvolto la deontologia medica, il ruolo dei Medici Generali e degli Specialisti, sia del Territorio sia Ospedalieri, le Agenzie Private della Sanità, etc.

A noi preme con questo intervento sottolineare che questa riforma non può prescindere da un cambio di paradigma nellla valorizzazione del lavoro dei Medici.

E’ indubbio infatti che con questo Sistema (per limitarci solo alla categoria della Dirigenza Medica del SSN) si richiede un impegno notevolmente aggiuntivo ai medici degli Ospedali ed a quelli del Territorio.

Seguire un malato in continuità tra Ospedale e Territorio comporta un aggravio lavorativo, prevedendo agende di appuntamenti dedicate, disponibilità temporale h 24, flessibilità nell’organizzazione del lavoro.

In pratica si tratta di riordinare il lavoro del cd “middle management” costituito dai Medici con Incarichi Professionali e da quelli previsti per il raccordo delle cure sul Territorio.

Se questo è un postulato imprescindibile ed oggettivo, allora è necessario investire e valorizzare( oltre che incentivare) questi operatori. Già ora il CCNL rende possibile ( volendolo...) spostare la massa finanziaria incentivante e valorizzante le posizioni in modo lineare, ma purtroppo i limiti su cui far conto necessariamente sono le effettive disponibilità economiche delle Aziende, legate sia alla struttura gerarchica verticale sia all’indubbio sottofinanziamento del CCNL dei Dirigenti Medici del Sistema Sanitario.

Non esistono riforme a costo zero e non esiste un saldo di spesa sanitaria bilancio senza coperture adeguate.
Cosa concludiamo con questo intervento?

1) Siamo di fronte, con l’esperienza lombarda, ad un cambio di paradigma nel modello dell’assistenza sanitaria e tale modello ha radici culturali solide intellettualmente. Altre Regioni, a quanto pare ne stanno prendendo in esame l’utilizzo.

2) Il denominatore comune ideale più ipotizzabile è quello che mira al mantenimento del sistema universale costituzionalmente garantito della Sanità, ma vincolandola ad un utilizzo virtuoso delle risorse economico finanziarie (personale, strutture farmaci etc...): il nostro sistema si basa sulla fiscalità impositiva e quindi se non migliora l’efficienza del gettito fiscale in entrata (lotta all’evasione) non migliora l’adeguatezza delle risorse di cui si prospetta il bisogno.

3) Le scelte politiche nazionali e regionali necessitano di una migliore visione comune, altrimenti si assiste ad un’estenuante rimbalzo e rinvio di decisioni sui migliori bilanci economici impostabili.

4) La soddisfazione del cittadino è importante quanto la l’effettiva esigibilità delle cure di cui necessita: l’aumento della cosiddetta spesa “out of pocket” e i dati sul minor ricorso alle cure quando necessario, dovrebbero far riflettere meglio chi ci governa.

E quindi, per i Dirigenti Medici del Sistema Sanitario, su cosa agire e subito in pratica sia Lombardia sia in prospettiva sul rinnovo del CCNL?

E’ indispensabile e necessario fin d’ora riorganizzare la valorizzazione delle posizioni economiche degli incarichi dirigenziali professionali, andando così a fornire sia una leva incentivante diretta, sia quel che deriverebbe dalla diminuzione degli spazi legati alla libera professione oltre che al carico lavorativo (anche burocratico) che si sta prospettando.

Ovviamente tutto questo senza prescindere dall’adeguamento degli organici e dei percorsi di stabilizzazione dei “precari” (ormai da molto tempo più che “atipici”)...

Scenari alternativi non esistono, a meno di rendere residuale il nostro Sistema Sanitario, per il quale il 40 compleanno recentemente festeggiato può dirsi il reale inizio della sua agonia...
 
Manlio Protano
Vice Presidente Federazione Veterinari e Medici (Smi) Lombardia


20 dicembre 2018
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