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I Pronto Soccorso non ce la fanno più

di Adolfo Pagnanelli

17 FEB - Gentile Direttore,
le strutture, le donne e gli uomini del Pronto Soccorso sono quelli che più di ogni altro hanno sopportato il carico di lavoro e lo stress legato alla pandemia da SARS Cov2. Questo sia perché questi servizi sono il primo accesso per chi ritiene di aver bisogno di cure ospedaliere, sia perché, in modo non del tutto comprensibile, gran parte delle Medicine d’Urgenza sono state trasformate in Reparti COVID. Indubbiamente quella disponibilità e curiosità per il nuovo che caratterizza e rappresenta una ricchezza di chi lavora in emergenza, ha finito per coinvolgerci, ed oggi rischia anzi di travolgerci.

La realtà è quella di una grande stanchezza dei colleghi, molti dei quali reduci dalla malattia, l’abbandono di quanti hanno trovato collocazioni lavorative migliori in questo periodo in cui c’è stata una notevole offerta di posti, la percezione che questa situazione non possa essere sopporta a lungo.

La speranza era che con l’aumentare del numero di vaccinati e guariti, la situazione divenisse meno complessa, che fosse più semplice distinguere in Pronto Soccorso il flusso dei sospetti, da trattare sempre col massimo livello di precauzioni, da quanti invece non ci avrebbero dato troppi problemi. Questa speranza, che ci consentiva di andare avanti nella convinzione di un cambiamento sostanziale a breve, è bruscamente venuta meno: prima il dilagare delle varianti e l’incertezza sulla possibilità di riammalarsi per quanti hanno superato il COVID, poi la necessità di mantenere molte cautele anche per i vaccinati, ci fanno capire che dovremo gestire queste complicate situazioni per parecchio tempo……..ma in molti Ospedali non ci sono proprio le condizioni per andare avanti così!


E c’è una terza criticità non tollerabile più a lungo: nelle strutture in cui si sono aperti Reparti COVID, seppure per un numero limitato di posti letto, spesso si è avuta una forte riduzione delle attività specialistiche, in particolare chirurgiche, sia ambulatoriali che di degenza. Poiché in altri Ospedali si è continuato a lavorare su tutte le linee di attività, dimostrando che era possibile evitare questo blocco, forse sono mancati troppo spesso ingegno ed impegno, e i danni prodotti alla salute dei cittadini obbligano a trovare soluzioni funzionali e strutturali affinché grandissima parte delle specialità e dei reparti rimangano attivi almeno per prestazioni che non è accettabile ritardare troppo a lungo. C’è da chiedersi perché non si riesca a fare all’interno delle strutture Ospedaliere, spesso con tanti letti o addirittura strutturate in padiglioni distinti, ciò che ai Pronto Soccorso viene chiesto quotidianamente: gestire in sicurezza, in molti casi in spazi ridotti, pazienti che non sembrano poter essere COVID positivi, senza poterlo escludere, insieme a quelli fortemente sospetti, da tenere però lontani dai casi confermati, ed a pazienti che si sa o si scopre essere affetti da questa malattia.

Se le premesse sono queste, perdurare dell’attuale realtà della pandemia,  insostenibilità della situazione per chi lavora nei servizi di Pronto Soccorso e gravi ritardi in molti settori specialistici, a cambiare dovranno essere le modalità organizzative nella gestione della risposta Ospedaliera!

L’attività di chi lavora in Pronto Soccorso è oggi resa ancor più complessa dall’esistenza di diversi percorsi paralleli distinti sulla base della probabilità di positività al SARS Cov 2 e con questa difficoltà sappiamo di dover essere necessariamente noi che ci lavoriamo  a continuare a farci i conti, ma liberateci dall’onere della gestione di Reparti COVID o almeno di quanti, anche no COVID, rimangono giorni in attesa di ricovero, ridistribuendo compiti tra settori diversi e organizzando meglio il funzionamento degli Ospedali.

L’obiettivo è liberare spazi e operatori di Pronto Soccorso da tutte le attività che non rappresentino il core della loro attività: quando viene deciso che un paziente va ricoverato, la gestione di quel paziente deve essere immediatamente in capo allo specialista competente ed in spazi esterni al Pronto Soccorso, anche se il paziente è destinato al trasferimento in altre strutture. Questo comporta che sia l’insieme dell’Ospedale a supportare l’attività del Pronto Soccorso, come dei Reparti COVID.

Per Ospedali che possano mantenere in funzione le diverse linee di attività, si deve partire da un foglio bianco: per il momento non possono esistere più certezze, i vecchi reparti, le appartenenze, gli studi e gli ambulatori assegnati. L’obiettivo è distinguere aree COVID e no-COVID, i criteri da rispettare sono quelli della sicurezza dei percorsi, delle aree di attesa e di stazionamento.

Appare evidente come sull’insieme di questi interventi le Regioni debbano dare indicazioni chiare da far rispettare e le Direzioni Aziendali assumere le decisioni conseguenti,  ma se tutto questo appare complesso e difficile da realizzare, fatevi un giro nei Pronto Soccorso, vedrete cosa è realmente complesso da gestire e difficile da vivere.

Adolfo Pagnanelli
Medico di Pronto Soccorso


17 febbraio 2021
© Riproduzione riservata


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