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Sulla questione Transgender manca una formazione ad hoc

di Francesca Caterino

22 LUG - Gentile Direttore,
abbiamo letto con piacere del progetto di ricerca dell'ISS sulla Salute delle persone Transgender,  tuttavia continuiamo a rilevare la totale assenza di progettualità rispetto alla Formazione su questo tema nelle Facoltà Sanitarie e per professionisti della Salute, di cui da anni, invece, ci occupiamo noi attraverso progetti europei.
 
In riferimento a tale aspetto, vorremmo comunicarle che il 1 Aprile del 2019 è partito il progetto europeo SWITCH (Supporting Wellbeing and Integration of Transgender Victims in Care Environments with Holistic Approach) che ha la finalità di promuovere servizi in grado di assistere adeguatamente le persone Transgender attraverso l’accrescimento delle competenze dei professionisti sanitari e di altri operatori sociali.
 
Il progetto nasce dall’analisi dei bisogni di un campione di professionisti sanitari dei Paesi europei partner in cui abbiamo rilevato una forte mancanza di servizi in grado di offrire un'assistenza adeguata alle persone Transgender. Il rapporto con i servizi pubblici rimane problematico per le persone Transgender a causa di pregiudizi impliciti e la mancanza di conoscenza del personale amche solo sulle specifiche di accoglienza. La APA nel 2015 ha rilevato tra l’altro che psicologi e psichiatri che avessero esperienza con persone omosessuali, lesbiche o bisessuali, non avevano comunque familiarità con i bisogni delle persone Transgender.

 
Le continue violazioni dei diritti a cui sono soggette le persone Transgende, in famiglia ma anche in Sanità, comportano gravi conseguenze sulla loro Salute Mentale con aumento del tasso di suicidi, prostituzione e tossicodipendenza (Bockting et al. 2013; Seelman, 2014; Tebbe & Morandi, 2016). I professionisti sanitari svolgono un ruolo cruciale nello sviluppo e benessere dell'utenza Transgender e uno degli aspetti più allarmanti è vedere quanto spesso al contrario agiscano in modi che non solo non sono di supporto ma che risultano dannosi per le persone Transgender.
 
Secondo i risultati di un'indagine di ricerca sulle speranze e le paure delle persone Transgender in Repubblica Ceca condotto da Transparent z.s., partner del progetto SWITCH, il trattamento più discriminante e degradante contro i clienti transgender viene perpetrato proprio dagli operatori sanitari. Non abbiamo ancora dati chiari in Italia.
 
Pertanto, la mancanza di una formazione specifica dei professionisti, è una delle principali cause degli ostacoli nell'assistenza sanitaria.
 
Negli USA già da anni si pongono il problema della formazione sistematizzata nei curriculum sul tema dell’equità in Salute e Accoglienza Sanitaria delle persone Transgender, tanto da diventare un progetto stabile nei curriculum universitari.
 
In linea con la letteratura citata, il progetto SWITCH, con l’obiettivo di promuovere l’equità e misure di integrazione sociale e sanitaria per le persone Transgender, organizza corsi di formazione per i professionisti sanitari e ha prodotto Raccomandazioni per le Autorità Regionali dei sistemi sanitari pubblici. Tutti i materiali prodotti sono scaricabili sul sito www.projectswitch.eu.
 
Siamo d'accordo col Presidente AMIGAY aps, con cui spesso collaboriamo, sul fatto che tutte le articolazioni sanitarie debbano essere formate ed avere protocolli e progetti sulle persone Transgender, per evitare appunto il "ghetto sanitario" per le persone LGBTI solo sul tema HIV e Transizione. È evidente che le persone Transgender abbiano bisogni sanitari come le altre persone, dal Pronto Soccorso al Covid, dall'Oncologia alla Cardiologia, dalla Salute Mentale alla Geriatria, ma hanno anche delle specifiche sanitarie, che affrontiamo nei nostri corsi di formazione.
 
Francesca Caterino
Psicologa
 
Associazione Paradigma aps

22 luglio 2021
© Riproduzione riservata


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