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Carenza medici. Omceo Palermo: “Si parla di reclutamenti dall’Argentina, chiediamo un confronto”


I medici contestano come sia “noto da vent’anni che il fabbisogno di medici e sanitari sia inadeguato” e "non è accettabile” che ora si prendano misure di emergenza “senza nessuna interlocuzione e un piano straordinario concordato tra Regione e istituzioni ordinistiche”. Per gli Omceo siciliani “chiamare in soccorso personale medico estero significa derogare dalle garanzie di quella qualità assistenziale richiesta in Italia ai nostri professionisti” e “mortificarli”.

01 SET - “Dopo i 500 operatori sanitari assunti dalla Calabria per fronteggiare la carenza di personale e le interlocuzioni avviate in Puglia per reclutare medici dall’Albania, la Sicilia guarda all’Argentina. E’ il caso dell’Asp nissena, dove il presidio ospedaliero Longo di Mussomeli è in grave affanno per la scarsità di medici e personale sanitario”. A riferirlo, in una nota, è l'Ordine dei medici di Palermo, che contesta il mancato confronto su tale ipotesi.

“E’ noto da vent’anni che il fabbisogno di medici e sanitari sia inadeguato – dichiara in una nota il presidente dell’Ordine Toti Amato – e siamo consapevoli che in uno stato d’emergenza servono misure urgenti per garantire salute ai cittadini. Ma non è accettabile che questo possa avvenire senza nessuna interlocuzione e un piano straordinario concordato tra Regione e istituzioni ordinistiche, pienamente coinvolte nel processo di certificazione necessaria ai colleghi esteri per esercitare la professione in Italia”.

Per contro dei nove presidenti degli ordini provinciali, la nota dell’Omceo Palermo prosegue definendo “la chiamata alle armi di medici stranieri che diverse istituzioni pubbliche e private sembra stiano esaminando” una soluzione “a tempo, la durata di un contratto che rinvia un problema grave senza guardare in casa nostra e scavalcando ogni regola ordinaria e straordinaria in tema di assunzioni in sanità”.

Le stesse misure amministrative con cui la Calabria ha assunto medici cubani per sostenere i suoi ospedali, secondo Amato  “possono essere applicate ai nostri specializzandi, pensionati o medici in formazione per la medicina generale, oltre che ai colleghi migrati all’estero per mancanza di lavoro o di un contratto dignitoso”. 

Grazie a una deroga temporanea sul riconoscimento dei titoli conseguiti in Paesi stranieri dal Ministero alle Regioni, conclude il presidente dei medici “chiamare in soccorso personale medico estero significa derogare dalle garanzie di quella qualità assistenziale richiesta in Italia ai nostri professionisti dopo un lungo percorso formativo certificato, mortificandoli con contratti di tre mesi, spesso anche in libera professione, a differenza dei tre anni dei loro colleghi cubani ridotti in schiavitù dal regime. Senza parlare poi dei problemi di lingua dei colleghi esteri e della buona relazione medico-paziente, che è al centro del buon esito di tutti i percorsi di cura. A quel punto diventerebbe inesistente”.

01 settembre 2022
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