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Verità e falsità sul disturbo bipolare


24 MAG - Realizzato con la consulenza del professor Carlo Altamura, direttore della Clinica Psichiatrica dell’Università degli Studi di Milano

Il disturbo bipolare è una malattia psichiatrica rara e poco diffusa.
FALSO. Il disturbo bipolare colpisce l’1-2% della popolazione generale. Stando a queste cifre in Italia vivrebbe oltre 1 milione di persone affette da disturbi dello spettro bipolare.

Esiste una predisposizione o una vulnerabilità genetica ad ammalare.
VERO. Nel disturbo bipolare c’è una certa “vulnerabilità genetica”, una predisposizione che deve però essere attivata da diversi tipi di “stressor” ambientali (ad esempio: conflitti relazionali e psichici, altri problemi di natura medica, cambiamenti di vita etc.). È quindi lecito parlare di una predisposizione genetica che, in presenza di condizioni particolari, può rendere evidente, “slatentizzare” la malattia.

Nel disturbo bipolare le donne sono più colpite degli uomini.
FALSO. Il disturbo bipolare colpisce in ugual misura uomini e donne. Tuttavia ci sono alcuni fattori ormonali che possono spiegare differenze tra i sessi nel decorso clinico della malattia. Le donne ad esempio presentano più episodi depressivi, mentre gli uomini presentano più episodi maniacali.

I sintomi del disturbo bipolare possono essere causati da squilibri biochimici cerebrali.
VERO. Si ritiene che il disturbo bipolare possa essere causato da uno squilibrio cerebrale di alcune sostanze chimiche quali la dopamina e la serotonina. La dopamina può essere responsabile dei sintomi di illusione e di grandiosità, mentre la serotonina dei sintomi di ansia e di depressione.

Gran parte dei malati di disturbo bipolare è all’oscuro della propria condizione patologica.
VERO. Il disturbo bipolare è sotto-diagnosticato o mis-diagnosticato nel 69% dei casi. Inoltre il periodo che intercorre tra insorgenza dei sintomi e diagnosi clinica è spesso lungo, possono trascorrere fino a 10 anni.

Il disturbo bipolare  non è una patologia grave.
FALSO. Il disturbo bipolare può presentarsi con una grande varietà di manifestazioni, ma è sicuramente una patologia importante, da non sottovalutare e da non trascurare. Il tasso di mortalità del disturbo bipolare non trattato è superiore a quello registrato per la maggior parte delle malattie cardiache e di alcuni tipi di tumore.
Il rischio di suicidio è infatti elevato, ben 20 volte superiore a quello della popolazione generale. Inoltre la precoce manifestazione del disturbo e la sua natura recidivante comporta un elevato costo in termini di qualità della vita (il disturbo bipolare è infatti spesso associato a incidenti, digiuno e disidratazione, tendenza a sottovalutare i pericoli, malattie cardiovascolari etc.).

 Vincent Van Gogh, Virginia Wolf, Ernest Hemingway… oggi Mel Gibson e Robbie Williams. Le persone che soffrono di disturbo bipolare hanno più probabilità di diventare “artisti”.
FALSO. La storia racconta che molti personaggi di spicco hanno sofferto di disturbo bipolare. Molti artisti hanno agito probabilmente durante la fase maniacale, arrivando a produrre in modo straordinario per mezzo dell'euforia, della grande quantità di energia e del succedersi rapido dei pensieri, che permette di cogliere connessioni tra idee che normalmente appaiono slegate. In alcuni casi il disturbo è rimasto nella sua forma lieve, in altri invece – come per Virginia Woolf, Vincent Van Gogh, Kurt Cobain – l’esito è stato il suicidio. Sono stati tuttavia fatti molti studi sull’argomento e apparentemente la creatività non è più frequente in chi soffre di disturbo bipolare: se consideriamo in generale la popolazione di artisti, non possiamo dire che ci sia una maggiore incidenza di bipolari tra di essi rispetto alla popolazione generale.

Di solito il disturbo bipolare si manifesta dopo i 50 anni.
FALSO. Il picco di età in cui si registra l'instaurarsi del disturbo bipolare è l'adolescenza fino alla prima giovinezza, con un’età media di insorgenza intorno ai 21 anni.

Il disturbo bipolare è spesso associato all’abuso di droghe e alcol.
VERO. Si stima che oltre la metà di chi soffre di disturbo bipolare abusi di sostanze. Il fenomeno della cosiddetta “doppia diagnosi” (la concomitanza, cioè, tra un disturbo psichiatrico e l’abuso di sostanze) è inoltre in aumento a causa della diffusione di nuove droghe chimiche, della facilità di reperimento su internet e del diffondersi del consumo tra i giovanissimi. L’abuso di droga e alcol in presenza di disturbo bipolare ha effetti potenzialmente catastrofici sulla malattia: spesso la maschera, ne aggrava le conseguenze, crea difficoltà nella gestione e nell’aderenza alla terapia.

Nel disturbo bipolare grave prevale la fase maniacale.
FALSO. La più comune espressione del disturbo bipolare è la depressione. Anche nel disturbo bipolare di tipo I, la forma più grave, la fase depressiva è circa tre volte più frequente di quella maniacale. Inoltre i sintomi depressivi impattano maggiormente.

I primi trattamenti del disturbo bipolare risalgono ai tempi dell’antica Roma.
VERO. Nell’antica Roma le acque di località termali del nord Italia venivano usate per trattare pazienti agitati, euforici o pazienti maniacali. Si è scoperto più tardi che queste acque contengono sali di litio. Il litio è uno stabilizzatore dell’umore usato ancora oggi per trattare i disturbi bipolari.

Il disturbo bipolare non si può gestire e curare.
FALSO. La diagnosi precoce e un intervento terapeutico appropriato, che consideri la storia personale del singolo paziente, sono decisivi per un'efficace gestione del disturbo bipolare. Infatti una corretta terapia farmacologica, associata a interventi psicoeducativi, è quasi sempre efficace nell’ottenere la remissione sintomatologica degli episodi maniacali e depressivi. Oggi il trattamento più avanzato è l’antipsicotico atipico. In particolare la quetiapina – disponibile anche in una formulazione a rilascio prolungato – ha dimostrato di essere efficace non solo nel trattamento dei sintomi psicotici e di quelli maniacali, ma anche nella depressione bipolare.
 

24 maggio 2010
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