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Antidepressivi in gravidanza. Studio USA: "Non c'è un sostanziale aumento del rischio di anomalie cardiache per il neonato" 

L'incidenza di nascite con difetto cardiaco varia da 72,3 su 10 mila per le madri senza antidepressivi a 90,1 su 10 mila per quelle che ne fanno uso. Pubblicato sul NEJM  e finanziato dall'Agency for Healthcare Research and Quality e dai National Institutes of Health, lo studio ha coivolto quasi 950mila donne di cui 64 mila usavano antidepressivi

27 GIU - Durante la gravidanza, l’utilizzo di farmaci antidepressivi, tra cui inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), non comporta un aumento considerevole del rischio di anomalie cardiache congenite nel bambino. Ad affermarlo, oggi, è un gruppo di ricercatori statunitensi (dell’Harvard Medical School, del Brigham and Whomens Hospital insieme ad altri Istituti), che ha pubblicato un ampio studio di coorte su the New England Journal of Medicine (Krista F. Huybrechts et al., Antidepressant Use in Pregnancy and the Risk of Cardiac Defects, N Engl J Med 2014; 370:2397-2407June 19, 2014DOI: 10.1056/NEJMoa1312828). Lo studio è stato finanziato dall’Agency for Healthcare Research and Quality e dai National Institutes of Health, NIH.
 
I ricercatori hanno eseguito uno studio di coorte all’interno di Medicaid Analytic eXtract (MAX), durante il periodo 2000-2007. Lo studio ha coinvolto quasi 950 mila donne incinte, arruolate in Medicaid nel periodo compreso fra i 3 mesi prima dell'ultimo ciclo mestruale e un mese dopo il parto dei bambini.
Gli scienziati sono partiti, nel loro lavoro, da un’indagine per capire se gli SSRI in gravidanza fossero legati ad un aumento del rischio di anomalie cardiache, in particolare se vi fosse una correlazione tra l’uso della paroxetina e l’ostruzione del tratto di efflusso del ventricolo destro e tra l’uso della sertralina e difetti del setto ventricolare. 

 
Un risultato emergente è che non c’è un’associazione significativa tra l’uso di paroxetina e sertralina e i due problemi sopra citati.
In particolare, nello svolgimento dello studio, “abbiamo confrontato il rischio di gravi difetti cardiaci tra i bambini nati da donne che hanno assunto antidepressivi durante il primo trimestre di gravidanza con il rischio tra i bambini nati da donne che non hanno utilizzato tali farmaci, poi con un'analisi non ‘tarata’ e con un’analisi che restringeva la coorte ad un campione di donne con depressione e che regolano il punteggio  per il controllo del livello e della severità della depressione e di altri potenziali fattori confondenti”, spiegano i ricercatori.
 
Per fare un esempio, complessivamente nello studio su quasi 950 mila donne, oltre 64 mila usavano antidepressivi; 6403 neonati non esposti prima della nascita all’antidepressivo assunto dalla madre erano nati con un difetto cardiaco (per una media di 72,3 su 10mila bambini); mentre 508 bambini esposti prima della nascita all’antidepressivo assunto dalla madre erano nati con un’anomalia cardiaca (in una media di 90,1 su 10 mila bambini). Da notare che "l’associazione tra l’impiego di antidepressivo e il difetto cardiaco è stata attenuata con l’aumento della regolazione dei parametri legata alla presenza di fattori 'confondenti'", si legge nello studio.
Il rischio relativo di anomalie cardiache tra i primi due casi (assunzione di SSRI e non assunzione) nell’analisi non tarata era dell'1,25, che scende a 1,12 nell’analisi ristretta a persone con depressione e ad 1,06 nell’analisi ‘tarata’ che tiene conto della regolazione dei parametri della depressione e limitata a donne con depressione, riferiscono i ricercatori.   

Nelle conclusioni dello studio si legge che, a partire dalla vasta quantità di dati forniti, lo studio di coorte basato sulla popolazione “suggerisce che non c'è un sostanziale aumento del rischio di malformazioni cardiache congenite nel bambino attribuibile all’utilizzo di farmaci antidepressivi durante i primi tre mesi della gravidanza”.
 
Viola Rita

27 giugno 2014
© Riproduzione riservata


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